Il cinema francese a Firenze con Hazanavicius, Carrère e tanti altri

L’edizione 2025 scatta mercoledì 29 ottobre per chiudersi il 2 novembre

Toccano quota 40 le puntate del cinema francese a Firenze. Tredici targate France Cinéma ideate da Aldo Tassone, 17 siglate France Odeon istruite da Francesco Ranieri Martinotti. La storia continua. Con coerente determinazione. L’edizione 2025, altro tassello del poliedrico mosaico che è la 50 Giorni di Cinema a Firenze, scatta mercoledì 29 ottobre per chiudersi il 2 novembre. A fare da epicentro e cuore pulsante della rassegna sarà ancora una volta la sala della Compagnia di via Cavour più un paio di appuntamenti speciali lì di fronte, a Palazzo Medici Riccardi.

“Questa edizione assume un significato particolare – sottolinea Martinotti –perché segna i quarant’anni della presenza ufficiale del cinema francese a Firenze, dalle origini di France Cinéma nel 1986 fino all’attuale France Odeon. Un cammino che ha contribuito a rinsaldare un legame storico e culturale profondo tra Italia e Francia. Sarà una scadenza importante che vuole rendere omaggio a tutti coloro che, nel corso del tempo, hanno dedicato la propria passione e le proprie energie a rinsaldare un legame antico tra i nostri due Paesi. È grazie a loro se oggi siamo apprezzati non solo dal nostro pubblico, ma anche dai registi, dalle attrici, dagli attori, dai produttori e distributori che scelgono proprio l’occasione fiorentina come luogo privilegiato per presentare le proprie opere”.

Opere che colgono nel segno di una cinematografia sempre sulla cresta dell’onda, di certo più florida e meno destrutturata della nostra (pur nella crisi globale che l’oggetto filmico, come prodotto di felice combinazione fra arte e industria, sta ovunque attraversando) variamente orientata su generi e panoramiche, fra autori consolidati e nomi emergenti, un quadro visivo di vivace rappresentanza e autorevole rappresentatività che flirta in molti casi con le pagine letterarie. France Odeon se ne fa interprete.

In due passaggi. La prima con la presentazione del libro “Carnets d’Ukraine” di Michel Hazanavicius, una serie di testimonianze e disegni raccolti dal regista sul fronte ucraino nel 2023 (Palazzo Medici Riccardi, giovedì 30), la seconda coordinata da Steve Dalla Casa, con Emmanuel Carrère e Olivier Assayas, che dialogano su “Le Mage du Kremlin” , il romanzo di Giuliano da Empoli adattato per lo schermo dallo stesso Assayas (in calendario il 2 alla Compagnia), uno sguardo affilato e spietato sul potere nella Russia contemporanea, protagonisti Jude Law e Paul Dano.Più, fuori programma al Teatro del Sale (sabato 8 novembre), con la presentazione del libro “Valentina Cortese, un breve secolo (1923–2023)” di Alfredo Baldi (Edizioni Ets), tributo a una delle più affascinanti figure del nostro cinema (e non solo).

Il festival si apre nel segno del Mito. Nomi cult come Louis Malle, visto da Claire Duguet nel doc “Le révolté” (presentato alla Mostra di Venezia), un ritratto inedito e intimo di un cineasta fuori dagli schemi, raccontato attraverso la sua stessa voce e la memoria viva dei suoi film più iconici, e come Claudia Cardinale che al fianco di Brigitte Bardot veste i panni della pistolera nell’eccentrico western “Les pétroleuses” di Christian-Jaque, opera bizzarra che ribalta i codici del genere con ironia e libertà. Scorrono in concorso un dozzina di titoli, in anteprima italiana.

“La venue de l’avenir” di Cédric Klapisch (uscito a Cannes), una commedia dal sapore corale, malinconica e brillante, che riflette sulla trasformazione dei linguaggi dell’arte, dall’impressionismo all’immagine digitale, intrecciando legami familiari generazionali e la memoria collettiva, atteso nelle nostre sale il 13 novembre con il titolo “I colori del tempo. “Vie privée” di Rebecca Zlotowski, un sofisticato thriller psicologico con Jodie Foster, che scava nella relazione tra una psichiatra e la sua paziente scomparsa, attraversando i confini sottili tra empatia, colpa e responsabilità.

“Dans la cuisine des Nguyen” di Stéphane Ly-Cuong (ospite in sala), una commedia musicale dolceamara che racconta il conflitto tra sogni personali e aspettative familiari all’interno della comunità vietnamita in Francia. Accompagnato dalla regista Prïncia Car arriva “Les filles désir”, storia di impegno civile, frutto di un laboratorio teatrale girato fra i ragazzi delle periferie di Marsiglia. “Dalloway” di Yann Gozlan, opera ambientata in un futuro distopico che riflette sui limiti dell’intelligenza artificiale nel processo creativo.

Intelligenza artificiale che sarà al centro del convegno che ne intercetta l’impatto sul diritto d’autore e sulla sostenibilità della produzione artistica che vedrà la partecipazione di esperti del settore, tra cui Matteo Fedeli (direttore generale della Siae) e Pascal Rogard (direttore generale della Sacd), Juana Torres (ricercatrice al LaborIA dell’Inria), Erik Longo (professore di diritto costituzionale e pubblico all’università di Firenze), il regista Michel Hazanavicius.

E ancora un omaggio animato a Marcel Pagnol, firmato con delicatezza e passione da Sylvain Chomet sostenuto dalla colonna sonora di Stefano Bollani, presente in sala insieme a Marco Luceri (la proiezione è realizzata in collaborazione con Lucca Comics and Games 2025); “L’inconnu de la Grande Arche” di Stéphane Demoustier che ci farà scoprire l’incredibile storia dell’architetto danese Otto Von Spreckelsen e della costruzione del monumento simbolo della Défense a Parigi, intervengono Massimiliano Fuksas e Valerio Barberis; “Grand Ciel” di Akihiro Hata, che affronta con realismo il tema delle morti bianche nei cantieri; “On ira” di Enya Baroux, una commedia drammatica dai toni sfumati, sulle scelte esistenziali definitive e i legami familiari, interpretata da una magnifica Hélène Vincent; “Nouvelle Vague” di Richard Linklater, vera dichiarazione d’amore al cinema francese degli anni Sessanta e ai suoi protagonisti, con una cura certosina nella ricostruzione storica e stilistica di quel periodo e di quel clima che ha ridefinito le regola del linguaggio e della sintassi cinematografica (ma anche dell’impalcatura produttiva) in termini di assoluta modernità.

Infine France Odeon 2025 si concede persino una anteprima mondiale: “C’est quoi l’amour?”, commedia raffinata sulle seconde possibilità, i sentimenti che ritornano e la complessità e rigidità del matrimonio religioso, diretto da Fabien Gorgeart che lo presenta in sala insieme alla protagonista Laure Calamy. A designare il vincitore di France Odeon n.40 sarà la giuria composta dal regista Antonio Piazza, dall’attrice Celeste Dalla Porta e dal musicista Colapesce. Info e programma completo su www.franceodeon.com

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