Femminicidi, Viva Vittoria parte dal basso per creare una nuova cultura

Cronaca di un evento organizzato dall’Associazione ideata da Cristina Begni

Lo scorso 7 marzo, il Consiglio dei Ministri ha espresso parere favorevole allo schema di disegno di legge “Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime“. Un segnale da accogliere positivamente, visto che il femminicidio si appresta a diventare reato a sé: ma riguarda il “dopo”, quando la violenza è stata compiuta, mentre sarebbe utile, di pari passo, lavorare alla cultura del rispetto. Qualunque sistema punitivo manca dei criteri educativi adatti a sostenere la crescita consapevole di una coscienza, sia in termini individuali sia collettivi. Ben venga quindi una normativa che stabilisce la violenza contro la donna quale reato, ma non dobbiamo perdere di vista che vada accompagnata da azioni idonee a generare atteggiamenti rispettosi della vita.

Serve un moto virtuoso per smuovere le intenzioni in favore di una collettività responsabile, serve uno spirito indomito di protesta e reazione alla violenza, in pratica un moto d’animo insurrezionale che raccolga, amplificandolo, il dolore cui molte donne – come anche le persone più fragili – sono sottoposte.

In Italia c’è una città alla quale è riconosciuto il titolo di eroina in fierezza, città medaglia d’oro come benemerita del Risorgimento nazionale, celebrata dal poeta Giosuè Carducci nella sua ode “Alla Vittoria”: «Lieta del fato Brescia raccolsemi, Brescia la forte, Brescia la ferrea, Brescia leonessa d’Italia beverata nel sangue nemico» (da “Le odi barbare”).

Questa leonessa ruggisce ancora, a gran voce, ha generato un’eco che rimbalza in molti angoli della Penisola e anche oltralpe, un’eco che si chiama Viva Vittoria e che si pone proprio allo scopo di generare consapevolezza su questo argomento: in pratica, come una nuova insurrezione, promotrice di civismo popolare.

Ne va comprensibilmente fiera Cristina Begni, che nel 2015, in questa chiave di lettura, con alcune organizzò in piazza Vittoria a Brescia un evento, immaginandolo limitato alla propria città. Ma si sbagliava, dal momento che ebbe subito successo, tanto da diventare in breve tempo un fenomeno da replicare ovunque. A oggi sono stati organizzati oltre 40 eventi analoghi, e molti altri sono in programma sfruttando una formula che ha trovato ovunque piena adesione. Oggi è l’associazione Viva Vittoria OdV, “opera relazionale condivisa” di cui Cristina è la Presidente nazionale.

Cosa significhi “opera relazionale condivisa” si è ben capito durante la tappa di Pistoia, dove domenica 16 marzo la locale piazza del duomo ha indossato l’abito per lei confezionato in un anno di lavoro coordinato da due donne con le idee molto chiare sul da farsi – Rossella Biagini della associazione Anteas e Sonia Mariani per C&TLCaript – vale a dire coinvolgere e condividerne la visione con la comunità. Le due donne hanno dato origine a una serie di iniziative diffuse per tutta la provincia, toccando associazioni, scuole, Rsa, enti pubblici… fino a ottenere i 4600mq di “no alla violenza sulle donne” che hanno colorato la piazza principale di Pistoia, un risultato che, in termini numerici, pone la città al terzo posto in Italia, dopo Brescia e Milano.

Per comprendere quanto hanno fatto immaginiamo un arcobaleno, nel senso che hanno aperto un arco di possibilità assai ampio, affinché la positività che il progetto rappresenta arrivasse come messaggio capillare: ne raccontiamo solo due, le più significative. Nelle Rsa, le persone anziane emarginate hanno potuto sentirsi nuovamente utili anche solo preparando i gomitoli di lana, se le mani impedivano loro di usare ferri o uncinetto; nelle scuole si è invece fatto lavorare a maglia bambine e bambini, abbattendo la barricata dello stereotipo “è roba da femmine”. Nel mezzo ci sta tutta una variopinta varietà di iniziative, grazie alle quali le persone si sono ritrovate, hanno lavorato insieme e dato all’opera condivisa un profondo senso di appartenenza comune.

La mattina di domenica 16 è iniziata molto presto, con una catena umana che dallo spazio di Viva Vittoria Pistoia ha portato sino alla piazza del Duomo le copertine da venderle (formate da 4 riquadri legati col filo rosso) per ricoprirla: un tragitto di poche decine di metri, ma sufficiente a scaldare l’atmosfera per rendere il selciato palpitante di emozione, impossibile da non percepire. Il susseguirsi delle ore ha visto la piazza riempirsi di persone, svuotandosi al contempo delle copertine vendute per arrivare all’obiettivo del progetto, ovvero offrire il ricavato al Centro Aiuto Donna di Pistoia, che dopo il periodo trascorso in protezione assiste la donna nel reinserimento, offre loro “La valigia delle opportunità” come è stato definito il progetto di Viva Vittoria, che prevede azioni idonee a supportarle per rimettersi in gioco, con una seconda possibilità di vita.

Lo ha spiegato Anna Maria Celesti – Vice sindaco, Assessore alle politiche sociali e pari opportunità, oltre che Presidente SdS Pistoiese – che ha anche ricordato la prima volta in cui le rappresentanti di Viva Vittoria andarono da lei per esporle il progetto, un anno e mezzo fa: «Erano molto timorose che potessi non condividere il progetto, invece le guardai con ammirazione, già vedendolo in prospettiva. Da lì è partito un percorso che riguardava il ruolo e il supporto del Comune, ma anche della SdS perché il Centro Aiuto Donna al quale andrà il ricavato da questa manifestazione è un centro antiviolenza di 2° livello.»

Consenso unanime è venuto da tutte le altre autorità presenti, a cominciare dal Prefetto Licia Donatella Messina, l’Arciprete della Cattedrale Don Luca Carlesi. Non da meno, la soddisfazione è stata espressa da Adamo Ascari, Amministratore delegato di Conad: «Come azienda del territorio, insieme ai soci e alla Fondazione Conad, siamo orgogliosi di aver preso parte a questa iniziativa perché ha coinvolto tutta la comunità.» Progetto cui si sentono talmente vicini da averlo voluto consegnare alla memoria futura, affidando al fotografo Nicolò Begliomini il compito di ritrarre le donne e gli uomini che hanno partecipato al progetto. Le loro immagini sono diventate soggetto della mostra “Persone, il filo che unisce” – allestita nel cortile del Palazzo Comunale e visitabile fino al 28 marzo – dove l’autore pistoiese ha confermato la sua abilità nel cogliere l’emozione dei soggetti fotografati e, in questo caso, il senso di orgoglio del sentirsi parte di un impegno che «Ha reso possibile mettere al centro la persona e la comunità, facendo comprendere quanto deve essere importante l’impegno di tutti a sostenere e promuovere la dignità, per aiutare le persone più deboli» ha concluso Ascari.

La formula proposta da Viva Vittoria ha dimostrato che le rivoluzioni più genuine partono dal basso, generate da necessità sentite sulla pelle da persone desiderose di fare la propria parte nel mondo.

In questo 2025 il progetto ha già toccato due città – il 9 marzo Kassel, in Germania, il 16 Pistoia – e si appresta il 21 settembre ad aprire un “autunno caldo” con San Benedetto del Tronto, per trasferirsi l’8 e 9 novembre a Como, il 23 novembre a Brindisi, dove volontari e volontarie sono già all’opera per far sì che il successo possa essere replicato.

Un successo legato non solo e non tanto alla realizzazione dei quadrati di maglia, bensì alla forza del sentirsi parte di un’opera vivente, che sia anche relazionale e condivisa.

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  1. Questo articolo esprime chiaramente la forza del volontariato, quello vero, che nasce dal desiderio di un’associazione di volontariato di creare Inclusione e partecipazione all’interno del tessuto urbano, toccando con mano problemi legati alla violenza, ma al tempo stesso trovando un linguaggio comune attraverso lavorare a maglia una copertina.
    Oggi purtroppo il volontariato ha perso la sua forza e non è più una linfa vitale del territorio, in quanto è indirizzato verso forme sempre più imprenditoriali e corporativistiche, assimilato da forze politiche e partitiche che fanno di esso un soggetto debole dal punto di vista umano, incapace di rispondere alle esigenze della persona. In questa lodevole esperienza ritrovo l’essenza del vivere il volontariato come parte di un tutto, dove una semplice copertina tessuta all’uncinetto, diventa lo spazio e il mezzo di ciascun partecipante per affermare la propria presenza volontaria e dignitosa ad un costrutto di città e di comunità locale.
    Straordinario!!! Come riportato alla fine dalla giornalista Alessandra Chirimischi:
    “Un successo legato non solo e non tanto alla realizzazione dei quadrati di maglia, bensì alla forza del sentirsi parte di un’opera vivente, che sia anche relazionale e condivisa.

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