Venerdì 25 settembre – come sempre alle ore 16,30 nell’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio, a Pistoia – un nuovo appuntamento per il ciclo Leggere la Bibbia, in calendario a Pistoia Capitale del Libro 2026 a cura di Biblia-Associazione laica di cultura biblica in collaborazione con Fondazione Francis Bacon: questa volta apre le porte al teologo biblista Luca Mazzinghi, professore presso la Pontificia Università Gregoriana (Roma) e Presidente della Società Biblica in Italia, relatore sul tema “La sapienza biblica e il problema del male”.
Per prima cosa le chiedo se è possibile dare una definizione precisa del “male”.
Non sono un filosofo né un teologo; sono solo un lettore della Bibbia e, per quanto possibile, anche uno che da quasi quarant’anni cerca di studiarla e di comprenderla. Questa premessa è necessaria; nella Bibbia, infatti, non troviamo alcuna definizione, né del male né di altro – neppure di Dio, se è per questo. La Bibbia riflette prima di tutto l’esperienza umana; il male non viene perciò definito, ma descritto, in tutte le sue molteplici sfaccettature. C’è un male fisico, evidente a tutti, che passa dalla malattia alla sofferenza interiore, per sfociare nelle tante possibili catastrofi naturali. C’è poi un male morale, che nasce dagli stessi esseri umani e che causa violenza, morte, sofferenze spesso inaudite; un male che nella Bibbia prende il nome di “peccato”. C’è poi un “mistero del male”, come si esprime Paolo, che supera ogni possibilità di definizione e persino di spiegazione.
Sotto quali forme si pone la “sapienza” biblica, e qual è secondo lei la chiave di lettura più corretta per comprenderla?
La sapienza biblica si esprime prima di tutto in una serie di libri che chiamiamo appunto “sapienziali”: Proverbi, Giobbe, Qohelet, Siracide, Sapienza; nel Nuovo Testamento, anche la Lettera di Giacomo. Ciò che unisce questi libri è appunto l’idea di “sapienza”, che non corrisponde a quel “sapere” che noi abbiamo ereditato dal mondo greco, una sapienza che nasce dalla ragione, prima di tutto. La sapienza biblica, pur non disprezzando l’approccio razionale alla realtà, si fonda piuttosto sull’esperienza della vita. Saggia, per la Bibbia, è dunque la persona che sa vivere bene, che non spreca la sua vita, che sa discernere – con sapienza, appunto – quali sono le scelte da fare in un mondo che anche allora era complesso e ambiguo. Saggia è la persona che sperimenta come la realtà ha un senso, anche quando, come accade a Giobbe e a Qohelet, tutto sembra dire il contrario. Questi perché il saggio sa cogliere nella propria esperienza di vita, al di là delle apparenze, la presenza di un Dio creatore.
In un mondo in cui il male sembra ormai prevaricare, è ancora possibile porgere l’altra guancia?
Una domanda così posta, mi perdoni, è banale. Prima di tutto, il male, in ogni momento della storia, sembra sempre più forte del bene. Gli stessi credenti – e mi limito qui a parlare dei cristiani – di male perpetrato in nome di Dio ne hanno poi commesso tanto; non di rado giustificandolo con “guerre giuste” o persino “guerre sante”. Papa Leone ci ha più volte richiamato alla necessità di una pace “disarmata e disarmante”; qui sta la logica del Vangelo, sia del “porgere l’altra guancia” che del “rimettere la spada nel fodero”. Non si tratta di subire passivamente il male, ma di reagire al male con logiche di pace che oggi sono del tutto aliene dalla mente e dal cuore di (quasi) tutti i nostri governanti, in primis quelli italiani. Se in casi estremi reagire con la forza può essere giustificabile, la violenza non diventerà mai “giusta” – ci vuole molto più coraggio a lavorare per la pace che a distruggere un nemico, vero o presunto, con il puro uso della violenza. La Bibbia ci spinge piuttosto nella direzione indicata da Gesù: “beati gli operatori di pace”.
Lei è Presidente della Società Biblica in Italia, che si pone come associazione cristiana indipendente, non legata ad alcuna confessione religiosa: una posizione culturale di laicismo, capace di andare oltre qualunque “credo” per dare centralità alla persona?
Lei parla di “posizione culturale di laicismo”; noi siamo in realtà agli antipodi di questa concezione. La Società biblica in Italia ha un carattere fortemente ecumenico; non si identifica con alcuna chiesa cristiana, ma le unisce tutte in un unico progetto: diffondere la Bibbia e tradurla nelle lingue nazionali, perché ciò che ci unisce è proprio la fede comune che questa Bibbia è parola di Dio. Certo, c’è anche un aspetto culturale; la Bibbia è un libro ricco di umanità. Ma prima di tutto la Bibbia ci unisce e ci porta a Dio – a qualunque chiesa cristiana noi apparteniamo.
In foto il teologo Luca Mazzinghi (foto Diocesi di Grosseto)