Delenda Gaza City: l’IDF attacca, decine di morti, città a ferro e fuoco

Israele sta completando l’occupazione di tutta la striscia

In queste ore Israele ha avviato un’intensa operazione di terra a Gaza City. Dopo il via libera da parte degli Stati Uniti, è in corso un massiccio attacco che ha come conseguenza ancora morti e che sta spingendo verso il sud della Striscia, tra la disperazione e il terrore, migliaia di palestinesi. In pericolo gli ultimi ostaggi vivi nelle mani di Hamas ed i corpi di chi vorrebbe essere solo sepolto con dignità. In un momento così difficile abbiamopensato di proporvi la voce di alcuni protagonisti.

Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito, e già parlamentare del partito Blu e Bianco, ha accusato Netanyahu di “contravvenire alle raccomandazioni dei vertici della difesa”. Eisenkot che in questo conflitto ha perso sia il figlio che il nipote ha criticato l’invasione di Gaza City: un piano inutile che sacrifica la vita dei soldati e “abbandona gli ostaggi, questa volta per sempre, a morte certa”.

Alla notizia che le forze l’IDF erano entrate nel centro di Gaza il Forum delle Famiglie degli Ostaggi ha lanciato un appello disperato: “710 notti a Gaza e questa potrebbe essere la loro ultima notte e l’ultima volta in cui è possibile localizzare e riportare indietro i loro corpi per una degna sepoltura”. Tutto lascia pensare, e sperare, che almeno 20 siano ancora in vita. Il Forum punta il dito contro Netanyahu: “Il primo ministro sta consapevolmente scegliendo di sacrificarli sull’altare delle considerazioni politiche”. La madre di uno degli ostaggi: “Non lascerò che questa sia la sua ultima notte (da vivo). Sto andando alla residenza del Primo Ministro a Gerusalemme”. Vicky Cohen madre di Nimrod ha scritto sui social: “Figlio mio, so che i bombardamenti intorno a te stanno scuotendo il tunnel in cui ti trovi. Vorrei poterti dire di prenderti cura di te stesso, ma sappiamo entrambi benissimo che questo non dipende da te. Ti chiedo di essere forte e non spezzarti”.

A Gerusalemme in Aza street i genitori degli ostaggi Matan Zangauker, Matan Angrest e Rom Braslavskisi sono accampati con i sacchi a pelo nella strada della residenza del premier. La polizia ha impedito che mettessero le tende, come avviene tipicamente per le proteste. In questa contestazione spontanea si sono aggiunti il padre dell’ostaggio ucciso Guy Iluze altri parenti dei 48 prigionieri ancora detenuti a Gaza. La madre di  Zangauker,  Einav, ha detto ai giornalisti che le famiglie non intendono andarsene, poiché temono che le operazioni militari ordinate dal governo stiano mettendo in pericolo i loro cari. E poi ha iniziato un lungo lamento, che è diventato una invettiva alla moglie di Netanyahu, Sara: “Vieni fuori e dimmi come mi hai mentito, dimmelo in faccia. Dimmi che mi hai promesso un accordo che avrebbe riportato tutti a casa. Vieni fuori e dimmi come mi hai mentito”. Le urla di dolore e rabbia di Einav: “Ho un solo obiettivo: che questo paese si svegli e riporti a casa i vivi e i morti, e anche i nostri soldati”. Il tono accusatorio rivolto a Netanyahu: “non gli piace sentirci qui, è scappato via come un codardo. Lo seguiremo ovunque, giorno e notte. È finita. I guanti sono tolti. Se non si ferma davanti a nulla e manda i nostri preziosi, coraggiosi, eroici soldati a combattere mentre i nostri ostaggi vengono usati come scudi umani, non è degno di essere primo ministro!”.

Alle 6:29 del mattino di martedì 17 settembre, l’ora simbolica che rappresenta il momento in cui i terroristi di Hamas il 7 ottobre hanno iniziato l’orribile massacro lungo il confine della Striscia di Gaza, e rapito centinaia di persone, israeliane e non, Angrest ha rilasciato una dichiarazione poi condivisa sui social: “I nostri figli sono lì, usati come scudi umani. I nostri cari a Gaza sono bombardati dall’IDF sotto gli ordini del primo ministro. Potrebbero essere feriti e non tornare vivi. Fino a quando il governo israeliano non stabilirà un accordo globale che dichiari la fine della guerra – nessuna aggiunta, nessuno slogan, nessun sabotaggio – la fine della guerra in cambio del rilascio dell’ultimo ostaggio, non ci muoveremo da qui”.

Nimrod Novik su Haaretz: “Quando si tratta di Hamas e Gaza, Egitto e Qatar differiscono per diversi aspetti. Doha sostiene le organizzazioni terroristiche affiliate ai Fratelli Musulmani, Hamas inclusa, mentre l’Egitto le combatte. Il Cairo è impegnato nella stabilità regionale, mentre il Qatar sfrutta il suo potente portavoce, Al Jazeera, per indebolirla. Anche il record di successi dell’Egitto nella mediazione tra Israele e Hamas supera quello del Qatar. E quando si tratta di motivazioni, a differenza del lontano emirato del Golfo, ciò che accade a Gaza influisce direttamente sulla sicurezza nazionale dell’Egitto. Di conseguenza, se l’Egitto tornasse a essere al centro dell’attenzione, tutti coloro che pregano e anelano al successo dei negoziati potrebbero avere una nuova occasione di speranza”.

Alfredo De Girolamo Enrico Catassi

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