“Andiamo, andiamo, andiamo!”: urlava così nei giorni della vigilia, il Capitano del Nicchio, Fabio Giustarini, ai giovani della propria Contrada. Incitandoli alla speranza, all’orgoglio e alla determinazione. E sul Campo questo grido del condottiero si è fuso magicamente con il significato del nome del cavallo, Anda e Bola, che tradotto dalla lingua sarda, significa Vai e Vola. E il volo c’è stato: vittorioso, grazie alla tenacia e al vigore nell’interpretazione della carriera da parte di Giovanni Atzeni detto Tittia, vittorioso anche il 3 luglio per l’Aquila e giunto così alla tredicesima vittoria, ad un passo dal record del mitico Aceto. Sconfiggendo anche la pioggia, che ha obbligato ad un rinvio del Palio, addirittura di due giorni.
Così, mentre Tittia e Anda e Bola concludevano la loro marcia trionfale, Piazza del Campo si è tinta di blu. Il popolo del Nicchio, particolarmente numeroso, si è riversato sul tufo per portare in Duomo il Cencio di Thedora Axente, dove la Vergine aveva un manto azzurro simile ai colori del Nicchio, che adesso può mettere da parte 28 anni di dolore, di speranze disattese, di felicità negate. E riandare con serenità indietro di 23 anni.
Era il 2 luglio 2003 quando Tittia, allora ragazzino timido ed esile, faceva l’esordio nel Palio proprio nel Nicchio. E grazie al Capitano vittorioso oggi, come lo fu nel 1998. Fabio Giustarini vide nel profondo di Giovanni Atzeni e seppe guardare ben oltre lo sguardo timido dell’allora giovanissimo fantino. Oggi, indubbio dominatore della Piazza, proprio grazie al ritorno di Fabio Giustarini nel Nicchio, Tittia è tornato a vestire il giubbetto azzurro ed il cerchio si è chiuso nel segno dell’agognata vittoria.
Non è stato facile, perché nulla è mai facile nel Palio, a cominciare dagli incastri della Mossa.
Una Mossa lunghissima, estenuante, mentre il buio cominciava lentamente ad abbracciare Piazza del Campo. Dopo circa venti minuti arriva una prima partenza invalidata, per una forzatura senza che la rincorsa fosse entrata. Si torna tra i canapi e l’attesa ricomincia. Passano quaranta minuti prima di una seconda Mossa non valida, poi quasi un’ora prima che anche un terzo tentativo venga fermato. La tensione cresce, il tempo scorre e la luce lascia sempre più spazio alle ombre della sera. Poi, dopo oltre un’ora di attesa, finalmente la Mossa è valida. E in quel momento Tittia non sbaglia niente. Lo spunto di Anda e Bola è quello vincente e Giovanni Atzeni prende il comando fin dai primi metri, mettendo subito il Nicchio davanti a tutti. Alle sue spalle Selva e Torre si lanciano all’inseguimento e battagliano tra loro, mentre Tittia detta il ritmo della Carriera con autorità. Passano i giri, ma il copione non cambia: Anda e Bola continua a correre davanti e il Nicchio non concede mai agli inseguitori la possibilità di mettere realmente in discussione la vittoria. Selva e Torre continuano la loro sfida fino all’ultimo Casato, ma ormai davanti Tittia ha costruito il suo trionfo. Tre giri condotti in testa, senza lasciare scampo alle altre Contrade, fino al bandierino e all’esplosione del popolo del Nicchio. Una Carriera che si conclude senza cadute: tutti e dieci i fantini portano a termine i tre giri a cavallo.
Si è compiuto così il capolavoro di Tittia e Anda e Bola. Cavallo dal nome giusto, – vai e vola – per far volare via dalla testa dei Nicchiaioli la cuffia che nella tradizione indossa la Contrada “Nonna”, cioè quella più a lungo senza vittorie. L’Aquila a luglio, che la indossava perché aveva conquistato l’ultimo successo nel 1992, l’aveva consegnata proprio al Nicchio, che non vinceva dal 1998. Dopo 40 giorni, la Contrada di via dei Pispini si è tolta subito l’ingombrante copricapo dalla testa.
Mentre Il Nicchio festeggerà a lungo la sua vittoria, il Palio di agosto lascia strascichi polemici anche a livelli istituzionali. Buona parte della conferenza stampa del sindaco Nicoletta Fabio, a poche ore dalla carriera, è stata infatti dedicata alla difesa del drappellone dipinto da Theodora Axente e messo all’indice dalla Curia e dagli ambienti cattolici più conservatori della città: “Sono mortificata – ha detto Nicoletta Fabio – e profondamente colpita come sindaco e quindi come committenza del drappellone, delle accuse che sono state rivolte all’artista e a me che l’ho incaricata. Conoscevo il profondo sentimento religioso dell’artista e il volto della Madonna che è stato definito androgino, personalmente è stato per me davvero bello. Mi sono quindi stupita della tempesta di accuse gratuite sui social da tutto quello che ne è seguito”.
Il sindaco non ha mai nominato né il Cardinale Augusto Paolo Lojudice, né la Curia. Ma il Cardinale, riferendosi al drappellone, aveva dichiarato: “E’ stata toccata la sensibilità di parecchi senesi, che non hanno ritrovato i canoni stilistici e devozionali della Madonna Assunta in Cielo. Ma a noi preme la benedizione al popolo di Dio e dei bambini che faranno un omaggio”. La Curia aveva poi espresso l’auspicio di un confronto futuro tra l’artista e la diocesi in fase di committenza. Il sindaco ha ribadito con fermezza: “Ho avuto uno scambio di battute piuttosto acceso con il Cardinale e ho ribadito che il Palio ha bisogno di sensibilità da parte di tutti. Il Regolamento del Palio è chiaro: la committenza è del Comune. E non c’è nulla da aggiungere. Voglio sottolineare che anche io sono cattolica e mi chiedo – ha concluso il sindaco – dove fossero i sostenitori dei canoni cattolici della Madonna, quando negli anni passati sono state dipinte sul drappellone immagini della Vergine certamente ben lontane dai suddetti canonici: Madonne con il carrozzino, a capo in giù, dipinte solo con mezza testa”.
Il Palio è un meccanismo complesso che esalta la storia civile di Siena, che si innesta con forti connotati di fede religiosa e venerazione della Vergine a cui il drappellone è sempre dedicato. Stavolta la rappresenta istituzionale religiosa ha travalicato il suo ruolo. E il sindaco ha reagito rifuggendo, stavolta, le diplomazie sotterranee.