Prato ricorda l’anniversario della morte del giornalista e scrittore pratese Curzio Malaparte, avvenuta a Roma il 19 luglio del 1957, con la presentazione del libro “Malaparte e la Russia” editrice Luni, di Carla Maria Giacobbe segretaria dell’Archivio Malaparte presso la Biblioteca di via Senato a Milano. Un testo nel quale sono stati raccolti gli atti del primo convegno di studi italo-russo su Curzio Malaparte (Milano 2021),per offrire più di una riflessione su temi socio-letterari di quel periodo ancora poco noti.
Un’occasione, dunque, per commemorare a 67 anni dalla scomparsa, il controverso intellettuale pratese e quei suoi scritti sul grande paese sovietico dagli splendidi paesaggi della steppa e dei cieli della Siberia, oggi al centro della politica internazionale perché nel 2022 ha lanciato una vera e propria azione militare con l’obiettivo di eliminare l’indipendenza dell’Ucraina come Stato e società. Malaparte fu incredibilmente attratto dalla Russia che visitò nel 1929, poco dopo avere assunto la direzione della “Stampa” di Torino, e ci rimase qualche settimana. Di quel periodo sono una serie di corrispondenze inviate al proprio giornale che,secondo fonti dell’epoca, fecero infuriare Benito Mussolini che si lasciò sfuggire un’affermazione secondo la quale Malaparte più che direttore della Stampa ambiva a diventare direttore della “Pravda”.
All’epoca il mondo comunista era ancora poco conosciuto in Europa e, in Italia, il regime fascista non sapeva se poteva o meno fidarsi di Mosca. Intanto in Russia, Malaparte, accompagnato dalla giovane Marika che gli farà da interprete e traduttrice nel suo viaggio, visitò Mosca e Leningrado, frequentò quella che lui stesso definì «la nobiltà marxista», partecipò come osservatore alle riunioni del Sindacato degli scrittori e alle sedute del Congresso panrusso dei Soviet. Conobbe alcuni scrittori: Bulgakov, acerrimo nemico della rivoluzione russa ma inspiegabilmente protetto da Stalin; poi Dostojevski, Trockij, Majakovski, Bednij; si introdusse nei circoli operai, e con l’autorizzazione del ministro Lunaciarskij, riuscì anche a passare lunghe ore nella biblioteca dell’Istituto Lenin di Mosca. Visitò il mercato di Smolensky Boulevard e raccontò di Veronika, dama della Croce Rossa che vendeva le sue mutande di pizzo senza perdere la sua onorabilità. Malaparte in Russia si immerse nella potente visione di quella società rivoluzionaria, pur rimanendone osservatore disincantato, e scrisse più che del popolo e degli operai, dei salotti, dei pettegolezzi della nuova classe dirigente salita al potere con la rivoluzione: l’aristocrazia comunista, come lui stesso la definì che aveva preso il posto dell’aristocrazia russa dell’antico regime, perché “nei paesi senza libertà bisogna osservare di più come la gente sorride di non come declami in pubblico”.
Malaparte si recò una seconda e ultima volta in Russia nel 1956, l’anno che si aprì col rapporto di Chrušcëv sugli “errori” di Stalin e finirà con l’ingresso dell’Armata Rossa a Budapest e la brutale repressione della rivolta ungherese.