Cacciari: perché l’intelligenza umana non può essere come quella artificiale

Natura e spirito, la lectio magistralis del filosofo veneziano

Massimo Cacciari alla Sala Capitolare della Basilica di Santo Spirito, con una riflessione fra le più inquietanti per l’essere umano, che riguarda direttamente l’essenza di ciò che siamo e fatalmente, come ci rappresentiamo: Intelligenza e Spirito, il titolo. Una riflessione, meglio, una vera e propria lectio magistralis che riesce a catapultarci direttamente in uno degli interrogativi più pesanti della contemporaneità, ovvero, quanto sia possibile avvicinare l’IA agli esseri umani. O meglio, gli esseri umani all’IA. O meglio ancora, cosa distingue davvero gli esseri umani dall’IA. E se quel salto fra umanità e disumanità possa, eventualmente, essere colmato.

Tutto parte da un ricordo o commemorazione o meglio, dalla volontà del priore degli Agostiniani, Padre Pagano, di dare continuità all’esperienza di Padre Gino Ciolini, “padre” di una delle più feconde e interessanti fra le esperienze che a Firenze sono nate sulla grande tradizione di accoglimento e accudimento di pensiero e riflessione della città. Massimo Cacciari, uno dei partecipanti negli anni agli appuntamenti filosofici di Padre Gino Ciolini, ha aperto, con la conferenza dal titolo “Intelligenza e Spirito”, i Convegni di Santo Spirito – sessione primaverile 2025, che avranno come filo conduttore il tema “Il Libro – Memoria dell’Anima” e accompagneranno un evento di grande rilievo per la comunità agostiniana fiorentina, l’inaugurazione della nuova Biblioteca di Santo Spirito (6 maggio 2025), custode del fondo antico del convento, che sarà dedicata a Padre Stanislao Bellandi. Tutto ciò, mentre sullo sfondo della giornata continuano ad agitarsi i temi per cui la comunità agostiniana di Santo Spirito ha avuto rilievo non solo a Firenze, ma anche nella stampa internazionale, ovvero l’apertura di una Rsa di lusso nella parte della struttura in cui fino a poco tempo fa si è svolto il servizio del Distretto militare. Una parte che per sua natura, una volta dismesse le attività militari, dovrebbe tornare agli Agostiniani e quindi alla città; una storia complicata, in cui esiste già una società vincitrice di un bando e la cui sorte dovrebbe giacere nelle mani del ministro Crosetto. Che, ad ora, non sembra aver preso contatti con i Padri, nonostante le sollecitazioni. Ma il Priore non dispera, attendendo risposta.

Ed ecco Cacciari. “Padre Ciolini aveva intenzione di fare di Santo Spirito un centro di spiritualità – inizia – aperto al confronto con la città. Mi auguro che tutto ciò continui”.

Il tema della conferenza, Intelligenza e Spirito. C’è differenza? Cos’è lo Spirito se non Intelligenza? Le domande tagliano e cadono sul pubblico (numerosissimo) che resta in silenzio. Domande che non siamo più abituati, forse, a porci e a porre. “Quintessenza del nostro essere, essere nascosto nel nostro corpo, qualcosa separabile dalla nostra corporeità, essere disincarnato?”. Di sicuro, dice Cacciari, c’è un dato: se intendessimo questo, sarebbe cattivo spiritualismo molto lontano dallo spirito cristiano. Ma la filosofia, d’altro canto, risolve con facilità la questione: la sostanza, Dio se vogliamo, è insieme corpo e spirito, res extensa e res cogita, è inscindibile unità.

Perché è importante capire il punto, per la nostra civiltà? Ci sono molte ragioni, ma, fra le tante, una è estremamente concreta: comprendere la propria natura, per l’umanità, è essenziale per comprendere quella delle macchine. E non delle macchine qualsiasi, ma di quelle che stanno prendendo le redini di alcune decisioni, anche questioni di vita o di morte per l’essere umano: da Lavender, uno dei sistemi IA utilizzato per i bombardamenti dall’Idf, con cui si decide quanto sia la perdita accettabile in vite umane per il raggiungimento di un obiettivo, agli algoritmi per le risposte medico-sanitarie, per citare due esempi piuttosto interessanti. Ma come c’entra l’elaborazione filosofica dell’irriducibilità dell’essere umano che parte dalla distinzione (se c’è) fra intelligenza e spirito?

La lezione di Cacciari è capace di illuminare il problema. Intanto, se la sostanza è unitaria, allora è corretto dire che lo Spirito è in Natura, il Deus sive Natura spinoziano. Ma senza ricorrere a ciò, la domanda è: perché porre una distinzione, qual è il senso? Forse perché pensiamo che l’Intelligenza sia propria solo del nostro essere umani, dice Cacciari. Ma come si misura l’intelligenza? E’ la capacità di organizzare, di costruire, di usare utensili? Numerose prove, ad esempio, delle capacità organizzative e tecniche di cui sono dotate tantissime specie diverse da quella umana, come, una fra tutte, le formiche, dimostrano la contraddittorietà dell’assunto . La moderna scienza biologica, poi, dà innumerevoli contributi circa l’intelligenza delle altre specie animali e anche delle piante. Affermare che l’intelligenza umana sia la sola esistente, e sia la caratteristica che distingue gli umani dalle altre specie, denota senz’altro una visione antropocentrica peraltro smentita dalle ricerche scientifiche. Ma c’è di più, perché credere che nel mondo ci sia solo la mente umana, è visione antropocentrica. Leibniz, che è alla base della filosofia moderna, direbbe che ogni ente è corpo e mente , ovvero non vi è nessun granello di polvere che sia inanimato. Non vi è nessun granello di polvere che non abbia intelligenza. Ma questo è Plotino, è neoplatonismo.

Perciò, possiamo dire che la filosofia ha sostanzialmente superato di slancio il problema della distinzione, approdando a una concezione unitaria, che rifiuta il dualismo spirito-corpo. Siamo alla “materia pensante” di Leopardi. Ma posto questo, è possibile scindere il pensiero dalla materia? In altre parole: tutte le espressioni della mente sono riconducibili a un dato biologico?

Da questo punto di vista, dice Cacciari, emerge intanto una evidenza: esiste un rapporto causa-effetto che non è meccanico, il che significa che non si può postulare la riducibilità di qualsiasi pensiero a un dato biologico, o al puro pensiero. E allora la prossima domanda è: ma dove si trova la differenza specifica fra intelligenza e fondamento biologico? Cosa rende specifica la nostra intelligenza rispetto ai fondamenti biologici? E qui, ecco il punto che ci tocca più a fondo, in quanto è in questa risposta che si cela, secondo Cacciari, la differenza fra intelligenza umana e intelligenza artificiale.

Tornando sui nostri passi, è necessario ripartire da due punti: inseparabilità ma distinzione, distinzione fra cervello come corpo e ciò che esprime. Una questione che, ricorda Cacciari, già si poneva Kant. Kant, che sta alla base della scienza moderna. Intanto, Kant spiega che la nostra anima si compone di 3 dimensioni: in primo luogo, l’intelletto, ovvero siamo in grado come esseri umani di comportarci in modo organizzato, ma deteniamo nello stesso tempo la capacità di cogliere le connessioni fra i fenomeni attraverso le misurazioni, ovvero la matematica, la geometria, la fisica, la fisica quantistica; l’imperativo categorico, ovvero la capacità del dover essere, un ente che non solo è e modifica l’ambiente, ma orienta la propria attività sulla base di un’idea. Possiede idee che trascendono il dover essere, in quanto hanno la propria ragione in sé. E tuttavia, ancora non si chiude il cerchio, perché l’essere umano esprime anche altro, giudizi ad esempio, sul bello, sul brutto, esprime la speranza. Tutto ciò non è collegato né all’intelletto, né all’imperativo categorico.

Tornando ancora indietro, alla domanda principale, cosa c’entra lo spirito con questo? Come possiamo “sistemarlo”, nelle tre facoltà che costituiscono l’anima? E’ intelletto, è dover essere, è speranza? E se non è nulla di definibile in una di queste categorie, cosa ne costituisce la differenza? Ecco, la svolta è questa: lo spirito non è riducibile a nessuna espressione particolare della nostra anima, è ciò che connette le tre dimensioni. Ed è questo il veramente irriducibile: la connessione di queste dimensioni. La nostra anima è ternaria, cos’è che non consente che si spezzi fra l’una o l’altra di queste dimensioni? E’ il CUM, ovvero lo spirito, la coinomia, la capacità di stare insieme, di aprire una dimensione all’altra.

Allora, lo spirito non è “qualcosa”. Non è un’altra dimensione, è l’energia interna ad ogni dimensione, che fa sì che questa dimensione si apra. All’interno di ogni dimensione è ciò che apre, che fa trascendere, che spezza ogni filopsichia, senza pensare ad astratti al di là: è il nome dell’energia che rompe l’astratta autonomia del “qualcosa”.

E allora, è coscienza? Coscienza nel senso, analogo, di ciò che mette insieme, collega, le diverse forme del sapere. Mentre presumo, dice Cacciari, posso determinare il mio sapere, ma dove sta la coscienza? E’ l’inizio, dove non c’è atomo fondamentale, ma solo energia incatturabile? L’energia incatturabile che irradia ogni sapere? Perciò, se spirito è CUM , coscienza, che cosa è assolutamente essenziale nel mio essere cosciente?

E’ la coscienza della mia singolarità. Una singolarità che non esclude l’apertura all’altro. Sono cosciente di essere qualcosa di singolo, mi collego all’altro sulla base delle sostanzialità del mio singolo. Ma coscienza della propria singolarità significa libertà. Ontologicamente, Libertà (eleutheria) significa essere sciolto da, ma lo posso essere solo se cosciente della mia singolarità. Coscienza è sinonimo di essere libero. Ma se è la coscienza della propria singolarità a coincidere con la libertà, è questa la differenza insuperabile con l’IA: l’IA potrà essere consapevole, dice Cacciari, della propria capacità di calcolo, di concentrazione, ma come fa ad essere cosciente della propria singolarità?

Perché la questione è che la singolarità che la coscienza comprende poggia su un labirinto incommensurabile, quello della nostra genesi, che non ha fondo. Come fa la macchina a possedere questa memoria che produce la coscienza della nostra singolarità?

La potenza dell’IA è tale che può essere eticamente proposta come modello di intelligenza, con un vantaggio molto evidente rispetto all’intelligenza umana, che affonda nell’incommensurabile della genesi e davanti a sé ha un’infinito indefinito. L’intelligenza umana non può essere che un’intelligenza inquieta, mentre l’intelligenza artificiale non conosce questi problemi, che rendono l’umano non solo inquieto, ma perciò, non obbediente. Per questo, dice Cacciari, il problema che ci si pone davanti non è quello, sospettato da molti, che la ricerca abbia l’obiettivo di rendere l’IA come l’essere umano, ma l’essere umano come l’IA. Il problema non è il disegno faustiano di produrre l’homunculus, o un novello Frankestein, per il semplice motivo che la coscienza della propria singolarità, conduce alla ribellione, l’uomo contiene nel suo spirito, nel cum coscienza, la ribellione. E non è certo questo lo scopo di chi costruisce le macchine che potrebbero sostituire l’essere umano. E’ semmai creare qualcosa che lavori senza ribellarsi, obbedendo.

Ma c’è di più. Il nostro cervello è materia plasmabile, “facilmente” conformabile, come è ormai stato dimostrato in particolare rispetto a tecniche di comunicazione come social, campagne di fake news, ecc, senza citare le conoscenze allargate della ricerca che sembrano davvero ormai coprire ogni segmento riguardante il funzionamento del cervello. Sì, ma dello spirito, aggiungiamo provocatoriamente noi, di quell’energia che è dentro le dimensioni dell’anima e apre, curiosa, l’una all’altra, quella, non è riducibile. E finché gli umani saranno consci della singolarità e di quella differenza, conclude Cacciari, “potremo resistere a questa distopia che si sta preparando in maniera evidente”.

In foto Massimo Cacciari

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