Business digitale: “Accetta o paghi”, META si piega alle regole europee

La Commissione UE nell’aprile del 2025 l’aveva sanzionata per 200 milioni

Il conflitto tra l’Unione Europea e Meta approda, da questo gennaio del 2026, ad un momentaneo trattato di pace. Perché la sanzione comminata dall’Ue al colosso di Zuckerberg nell’aprile scorso, si è tradotta nell’accettazione delle regole europee. Quasi incredibile, se solo si pensi che questo accordo arriva nel bel mezzo della guerra fredda intentata da Trump all’Europa proprio sulle normative che riguardano gli ambienti digitali e l’intelligenza artificiale. L’Unione Europea contestava la radicalità del modello “Consent or pay” di Facebook e Instagram. In pratica l’alternativa imposta era: o accetti di essere profilato per inondarti di pubblicità, oppure dovrai pagare un abbonamento per il tuo profilo sui nostri social. Meta ha annunciato una modalità che rappresenta una modalità più soft, pur mantenendo il suo modello di business pubblicitario. In pratica gli utenti potranno governare l’uso dei loro dati: potranno continuare a condividere tutti i propri dati per ricevere annunci altamente personalizzati oppure limitare la quantità di dati condivisi e ricevere pubblicità meno personalizzata, senza dover pagare un abbonamento.

La vicenda è particolarmente interessante, perché riguarda i “patti” di frequentazione dell’ambiente digitale in mano alle piattaforme. Nel novembre 2023 l’azienda di Zuckerberg aveva introdotto un modello pubblicitario binario “Consent or Pay”. La Commissione Europea aveva riscontrato che questo modello non era conforme alla legge sui mercati digitali, in quanto non offriva agli utenti la scelta specifica richiesta di optare per un servizio che utilizzava meno dei loro dati personali: il modello di Meta inoltre non consentiva agli utenti di esercitare il proprio diritto di consenso libero alla combinazione dei propri dati personali.

La Commissione Europea nell’aprile del 2025, proprio in mezzo alla sfida dei dazi all’Europa orchestrata da Trump, aveva sanzionato Meta per 200 milioni, per inosservanza delle norme del Digital Markets Act, precisando che la sanzione riguardava “il periodo di tempo durante il quale agli utenti finali nell’UE è stata offerta solo l’opzione binaria “Consenso o pagamento” tra marzo 2024, quando gli obblighi della legge sui mercati digitali sono diventati giuridicamente vincolanti, e novembre 2024, quando è stato introdotto un nuovo modello di annunci di Meta. L’ammenda inflitta a Meta tiene conto anche della gravità e della durata della non conformità, pur rilevando che le decisioni odierne adottate nei confronti di Meta sono le prime decisioni di non conformità adottate ai sensi della legge sui mercati digitali”. Nello stesso giorno era stata multata anche Apple.

A dicembre, ecco l’accordo, che elimina i rischi di pesanti sanzioni per Meta per non aver rispettato le normative sulla privacy e sulla concorrenza in Europa. La Commissione europea con una nota ufficiale ha riconosciuto “l’impegno di Meta di offrire agli utenti nell’UE una scelta alternativa di servizi Facebook e Instagram che mostrerebbero loro annunci meno personalizzati, al fine di rispettare il Digital Markets Act (DMA). Questa è la prima volta che una tale scelta viene offerta sui social network di Meta – sottolinea la Commissione UE -. Meta offrirà agli utenti la scelta efficace tra: acconsentire a condividere tutti i propri dati e vedere pubblicità completamente personalizzata e scegliere di condividere meno dati personali per un’esperienza con pubblicità personalizzata più limitata. Meta presenterà queste nuove opzioni agli utenti dell’UE nel gennaio 2026. Ciò fa seguito a uno stretto dialogo tra la Commissione e Meta dopo che quest’ultima ha constatato che Meta violava la legge sui mercati digitali e ha emesso una decisione di non conformità relativa alla scelta dell’utente nell’aprile 2025. Una volta attuato il nuovo modello – si legge ancora nella nota – la Commissione cercherà riscontri e prove da parte di Meta e di altri portatori di interessi pertinenti in merito all’impatto e all’adozione di questo nuovo modello pubblicitario”.

E poi la conclusione, che è una riaffermazione del diritto dell’Europa di definire e far rispettare le proprie leggi: “Gli utenti nell’UE devono avere piena ed effettiva scelta, che è il loro diritto ai sensi della legge sui mercati digitali”. Una frase che è un implicito messaggio a Trump, dopo che il braccio di ferro sulle regole europee era giunto all’apice con la multa sanzionata a X di Musk, quasi in contemporanea con l’annuncio della “pace” con Meta.

Proprio nel bel mezzo della battaglia dei dazi, a inasprire ulteriormente il confronto tra Unione europea e Stati Uniti è infatti esploso il caso X, il social ex Twitter di Elon Musk. La Commissione europea decideva di infliggere alla piattaforma una sanzione da 120 milioni di euro, per reiterate violazioni degli obblighi di trasparenza previsti dalla normativa comunitaria. È la multa più rilevante mai comminata nell’ambito del Digital Services Act. Secondo Bruxelles, X avrebbe adottato pratiche scorrette in più ambiti: “dall’architettura opaca del sistema di verifica degli account – si legge nell’atto del dicembre scorso – alla carente tracciabilità dei contenuti pubblicitari, fino al mancato accesso ai dati necessario ai ricercatori indipendenti per valutare l’impatto della piattaforma sul dibattito pubblico”. Per la Commissione non si tratta di aspetti marginali, ma di elementi strutturali che incidono direttamente sulla qualità dell’informazione e sulla tutela dello spazio democratico europeo. La procedura contro il social di Musk era stata avviata il 18 dicembre 2023 con un procedimento formale per valutare se X potesse aver violato la legge sui servizi digitali in settori connessi alla diffusione di contenuti illegali e all’efficacia delle misure adottate per combattere la manipolazione delle informazioni, per i quali l’indagine prosegue. Tali procedimenti hanno riguardato anche l’uso di disegni e modelli ingannevoli, la mancanza di trasparenza pubblicitaria e l’accesso insufficiente ai dati per i ricercatori, per i quali la Commissione ha adottato conclusioni preliminari il 12 luglio 2024 e poi la decisione finale”.

Musk aveva reagito sostenendo la fine dell’Unione Europea. La risposta della Casa Bianca, nei giorni immediatamente prima del Natale, era arrivata fino ad impedire l’ingresso negli Stati Uniti all’ex Commissario UE Thierry Breton, uno dei principali artefici della nuova regolazione digitale dell’Unione. Il visto d’ingresso era stato negato anche ai rappresentanti di alcune organizzazioni non profit come HateAid (Anna-Lena von Hodenberg e Josephine Ballon) e il Center for Countering Digital Hate (Imran Ahmed), attivi nel contrasto ai discorsi d’odio online. Il Segretario di Stato Marco Rubio aveva espresso il pensiero della Casa Bianca: “I cinque a cui non è stato concesso il visto hanno compiuto azioni concertate per costringere le piattaforme americane a sanzionare le opinioni alle quali si oppongono”.  Breton, non più in carica dal 2024, proprio su X aveva commentato: “È tornata la caccia alle streghe di McCarthy?”. L’interrogativo resta valido, rispetto alle mosse future di Trump, non solo sul piano dei blitz armati, ma anche su quello delle regole digitali e dell’intelligenza artificiale, nuove leve per piegare la geopolitica globale agli interessi di questa amministrazione americana.

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