Prato – Presentato a Prato al cinema Terminale su iniziativa di Aima(associazione italiana malattia di Alzheimer),sezione provinciale di Prato , “La Leggerezza” del regista toscano Andrea Caciagli, uno tra i più bei docufilm sulla malattia senile realizzato negli ultimi anni. Tutto quello che racconta il regista è vero. A cominciare da lui stesso che in prima persona con la sua macchina da presa e la sua presenza narrata e scritta coinvolge tutta la famiglia. Una famiglia italiana improvvisamente catapultata in una drammatica realtà, colpita negli affetti più cari, e che deve fare i conti con la demenza senile la malattia che spegne l’anima.
La protagonista è Anna, la nonna che ormai anziana vede la memoria svanire insieme ai ricordi. Non rammenta se non a malapena luoghi, persone e soltanto dopo innumerevoli tentativi riuscirà a scrivere il suo nome. Una narrazione di gesti quotidiani nei quali, piombata imprevista la malattia di Alzheimer, pur nella sua drammaticità, è nonostante tutto vissuta da lei e da tutti i componenti della famiglia con una leggerezza intrisa di sorriso ed ironia. Nelle scene traspare con forza l’intera gamma dei sentimenti: gioia, dolore, impotenza, rabbia, sconforto, ma soprattutto emerge l’amore. Quel sentimento dolce e affettuoso del nipote verso la nonna, dei figli verso la madre, della famiglia e dei conoscenti commossi e impietriti dalla fragilità di Anna. Molte riprese sono state fatte da Caciagli nella casa della nonna, dove il giovane regista si era trasferito per poterla aiutare e dove viveva anche il nonno Rino, gelosissimo collezionista di francobolli, molto più grande di Anna, e che sembra non comprendere appieno la gravità della malattia di sua moglie.
Ma saranno proprio i due anziani coniugi seduti sulle sedie di plastica nel loro giardino di casa, non più curato come una volta, i protagonisti del finale. Dopo sessant’anni di matrimonio si stringono e si abbracciano come due giovani ragazzi innamorati.
Quasi a voler sfidar il tempo che passa, la malattia, la vecchiaia, in nome di quell’amore unico e vero.
“Ho scelto di raccontare questa storia perché ha certi nodi – così Andrea Caciagli, il regista – che sono per me universali, e ho voluto farli emergere attraverso la nostra storia personale. Ho iniziato a filmare senza uno scopo ben preciso, ma poi mi sono reso conto che avevo in mano delle testimonianze importanti. Avevo la possibilità di far conoscere l’esperienza della malattia di Alzheimer non solo per chi viene colpito ma anche per chi è vicino alla persona colpita e la vive come familiare. E avevo la possibilità di condividere l’esperienza della mia famiglia che l’ha vissuta attraverso mia nonna Anna, sperimentando per la prima volta la leggerezza di un approccio che poteva e può rappresentare uno strumento per tutti coloro che si trovano nella stessa situazione. Perché se è vero che questa malattia è un dramma per le famiglie perché totalmente impreparate ad affrontarla, è fondamentale attrezzarsi di ironia e leggerezza per sollevare il peso di questa situazione da chi la vive in prima persona. Credo sia il momento giusto per abbattere il muro della sofferenza che la malattia sembra imporci: dobbiamo imparare ad usare l’ironia per scardinare questo preconcetto, dobbiamo imparare a sostituire la parola e la risata al silenzio e al dolore per far sì che noi familiari e le persone che accudiamo possano ritrovare identità e dignità, perché il malato non sia malato due volte”.
Nel settembre scorso al Campidoglio, nell’ambito del convegno “Alzheimer: tra scienza e comunità – Il futuro delle cure”, al padre del regista Marco Caciagli è stato conferito il Premio “Saggio Caregiver” dalla professoressa Luisa Bartorelli: un riconoscimento che ha reso omaggio al valore della cura e alla forza delle relazioni familiari, cuore pulsante del docufilm. Una produzione 8 Production
L’Alzhemeir è una malattia che colpisce circa 40 milioni di persone nel mondo. In Italia riguarda 6 milioni di persone (2 milioni con demenza o mild cognitive impairment – disturbi cognitivi lievi) e 4 milioni di familiari (considerati anche come ‘secondi pazienti’). Nella sola regione Toscana oltre 80mila persone sono affette da demenza tra cui circa 1.500 ad esordio precoce. La Toscana è tra le regioni più anziane d’Italia, con il 26% (dati Istat) dei suoi 3,7 milioni di abitanti di età over 65.
Tra tutte le forme di Demenza, la malattia di Alzheimer è quella che si presenta con maggiore frequenza, raggiungendo il 60% dei casi. Tale realtà fa emergere la complessità e difficoltà nella diagnostica, nei trattamenti ambulatoriali e nell’assistenza.
In foto Anna e Rino in una scena del film