Quasi un’ecatombe: 253.000 morti nel 2021 nell’Unione europea (UE) per essere stati esposti a una quantità di concentrazioni di polveri ancora più fini del Pm10 e dunque ancora più dannose perché più facilmente inalabili. Ovvero, il cosiddetto PM2,5, restato al di sopra del livello suggerito dall’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità i cui limiti vengono ignorati nei singoli paesi in nome del compromesso con motori e altri agenti agenti inquinati dannosi ) di 5 microgrammi per metro cubo d’aria. Di questi, 47 mila sono in Italia. Altri 52.000 morti , di cui 11 mila in Italia, sono attribuibili a concentrazioni di biossido di azoto (NO2) , anche queste al di sopra dei limiti stabiliti dalle linee guida dell’Oms di 10 microgrammi a metro cubo. Dopodiché, 22.000 persone, di cui 5 mila in Italia, sono morte prematuramente per avere respirato ozono (O3) a livelli superiori ai 70 microgrammi per metro cubo raccomandati dall’ OMS come limite invalicabile. Tre feroci sicari, polveri, biossido e ozono, di cui il più pericoloso sono le polveri, ma anche gli altri due non scherzano.
Le informazioni provengono sia dal rapporto annuale 2023 di giugno che dal recentissimo aggiornamento dati presentato dall’EEA (Enviromental European Agency, l’Agenzia europea per l’ambiente) il 5 dicembre di quest’anno e ripresi adesso, ambedue, dal blog www.ambientenonsolo.com . Trattandosi di ponderose e ponderate valutazioni, i rapporti annui dell’Agenzia si riferiscono sempre ai dati di due anni indietro ma già quest’ultima nota anticipa che l’inquinamento atmosferico in Europa rimane ancora ben al di sopra dei livelli Oms e rappresenta una bella minaccia per la nostra salute.
La nota informativa dell’EEA di dicembre si chiama «Harm to human health from air pollution in Europe: burden of disease 2023» (Danni alla salute umana causati dall’inquinamento atmosferico in Europa: carico di malattia 2023). In questa comunicazione l’Agenzia europea trasmette non più solo genericamente il numero delle morti premature, ossia prima del termine di vita previsto , ma anche i singoli effetti, inquinante per inquinante, avvertendo che lo smog causa o aggrava una serie di malattie come il cancro al polmone, le cardiopatie, l’asma o il diabete. Alcune portano alla morte, altre si cronicizzano. Si eviterebbero se si tenesse conto delle linee guida Oms e le si rispettassero adottando ulteriori misure anti smog, come suggerisce l’agenzia. Riducendo così il numero dei morti per inquinamento ma anche quello di chi comunque sopravvive non bene, tutte quelle tante persone che convivono con gli effetti debilitanti di malattie dovute all’inquinamento atmosferico, per esempio il diabete o l’asma.
E’ vero che tra il 2005 e il 2021 il numero di decessi nell’UE dovuti al particolato fine (PM2,5), uno degli inquinanti atmosferici più dannosi, è diminuito del 41%. Tuttavia anche l’ultimo aggiornamento dell’EEA rivela che in Europa l’inquinamento atmosferico continua a rappresentare il principale rischio ambientale per la salute (seguito dall’esposizione al rumore, alle sostanze chimiche e al climate change che provoca il continuo crescere delle ondate di calore) ed è responsabile di malattie croniche e decessi, in particolare nelle città e nelle aree urbane. Per di più, avvisa l’Agenzia, lo smog non solo uccide o invalida ma costa anche molto ai sistemi sanitari dei singoli paesi che, vedi per esempio l’Italia, non necessiterebbero certo di costi aggiuntivi. Tanto più che sarebbero evitabili tramite misure adeguate adottabili anche con l’aiuto della banca dati che l’Agenzia europea per l’ambiente raccoglie e rende pubblici, aperti e riutilizzabili dal 2005 in poi, esaminati per scenari nazionali, provinciali, metropolitani e urbani, per i vari inquinanti atmosferici (PM10,PM2,5, NO2, ozono) e per diversi scenari di rischi. Basterebbe, come fa il blog ambientenonsolo.it ragionare anche solo sui due inquinanti principali: il biossido di azoto (NO2) che proviene in pratica esclusivamente dal trasporto su strada e il particolato fine (PM2,5) che, oltre ai motori, viene emesso anche dal riscaldamento domestico o alcune attività agricole e industriali.
Purtroppo, scorrendo le mappe e i grafici EEA , si scopre che l’Italia è il paese UE più malato di smog e paga il maggior prezzo in termine di vite spezzate anzitempo, sia quanto a biossido di azoto che per le polveri sottili: tra ambedue gli inquinanti, sono sparite nel 2021 circa 60 mila persone, la cui morte poteva essere evitata. E non vale che i revisionisti dello smog possano dimostrare che nel 2005 i morti erano più di 94 mila, il prezzo attuale è comunque inaccettabile. A livello di tutte le 234 regioni Ue si distingue in negativo la Lombardia sopratutto per l’NO2, con 3.451 morti premature nel 2020, più che in tutta la Polonia. Le polveri imperversano in particolare nelle regioni padane, ma non stanno bene neanche Lazio e Campania. Comunque, quanto al danno mortale associato al PM2,5, tra le sette regioni indicate da EEA come le più colpite nella Ue, sei sono italiane e una polacca. Nella lista delle province, per le morti premature da biossido di azoto hanno la palma le province di Milano (1.600 morti), Roma (1.236), Napoli (901) e Torino (767). Più o meno simile la situazione per il Pm2,5. Quanto alle città, Milano si distingue su tutte con 5.211 morti premature (14,2 per 10.000 abitanti) contro le 3.649 di Parigi (3,6 per 10.000 abitanti) che pure non scherza .
La novità della valutazione EEA di quest’anno è la specificazione del carico di malattia associato a specifiche patologie derivate da questo o quell’inquinante e che non si riferisce solo alle morti attribuibili a detta malattia, ma anche alla convivenza quotidiana con questa. Infatti se per alcune patologie, come la cardiopatia ischemica e il cancro, il carico di malattia è legato in maggioranza alle morti, per altre, come il diabete e l’asma, il carico è principalmente associato alla convivenza per anni o decenni con gli effetti debilitanti del male. E dunque, quando consideriamo gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute, è importante non solo concentrarsi sulla mortalità, ma anche sulle possibili conseguenze di lungo periodo che queste patologie hanno sulla qualità della vita quotidiana di cittadini che, per esempio, combattono con l’asma.
In questo quadro, l’Agenzia sottolinea la responsabilità del PM2,5 quanto a cardiopatia ischemica, seguita da ictus, diabete mellito, broncopneumopatia cronica ostruttiva, cancro al polmone e asma. Nel caso del biossido di azoto, il carico più elevato è dovuto a diabete mellito, seguito da ictus e asma.
Foto Regione Lombardia