La Regione Campania, con tutte le sue contraddizioni, è una perla della nostra Penisola. Divisa tra mare e monti, essa rappresenta una solida conservatrice di cultura e tradizioni. Le aree interne, più di tutte, negli anni hanno trattenuto questo aspetto. Un senso protettivo dei territori e delle loro culture tale da trascurare, forse, le dinamiche socio-economiche che hanno spinto migliaia di persone a emigrare, con uno spopolamento oggettivo. Diversi sono stati i tentativi per ricucire questo aspetto.
Nel 2013, l’Agenzia per la coesione territoriale promuove “La strategia nazionale per le aree interne” (SNAI), una manovra che mira alla riattivazione delle aree e delle municipalità remote del Paese. La Giunta Regionale Campana, allora guidata da Stefano Caldoro, con la Delibera Regionale 600/2014, assume le prime determinazioni per dare una declinazione regionale, approvando diversi punti, tra cui la perimetrazione delle sette aree interne: Alta Irpinia, Cilento Interno, Tammaro-Titerno, Vallo di Diano, Alto Matese, Fortore Beneventano e Sele-Tanagro-Alburni. Luoghi esplorati in questi anni dal Presidente delegato della III Commissione Speciale Aree Interne, il Consigliere dottor Michele Cammarano. Un esponente del Movimento 5 Stelle Campania, originario di Roccadaspide, sito nel Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.
Cammarano, con il suo impegno attivo e il suo Tour Aree Interne, ha tracciato, descritto ed evidenziato le realtà locali d’eccellenza. Attività che trattengono il senso di identità, ma che vivono anche il disagio di un territorio limitativo.
Consigliere Cammarano, vorrei chiederLe cosa è emerso dal suo Tour Aree Interne che l’ha vista alla scoperta di territori singolari della Regione Campania.
È stata un’esperienza straordinaria. Abbiamo avuto modo di scoprire eccellenze locali, borghi caratteristici e un capitale umano esaltante. Durante tutto il periodo di riprese, abbiamo avuto modo di vivere realtà caratteristiche, con persone che, con le loro identità, rappresentano un motore vincente capace di ispirare i tanti che scelgono di andare. Inoltre, l’obiettivo è stato anche quello di motivare e comunicare l’importanza di un universo sconosciuto a molti, soprattutto a chi ha remore verso un territorio lontano dalle metropoli.
Quali sono, secondo la sua esperienza, le principali sfide per quei territori?
Le aree interne della Campania si trovano a fronteggiare sfide significative, tra cui lo spopolamento, la carenza di servizi essenziali come sanità e trasporti, la difficoltà di accesso a infrastrutture moderne con la marginalizzazione economica. Questi problemi comportano azioni concrete. Infatti, abbiamo promosso audizioni esterne in vari comuni delle aree interne per raccogliere le istanze dei territori e sviluppare politiche mirate. Inoltre, abbiamo lavorato alla stesura di una proposta legislativa che include misure come la fiscalità di vantaggio per le imprese, il potenziamento delle infrastrutture e la semplificazione burocratica, al fine di rendere le aree interne più attrattive per i residenti e gli investitori.
Presidente, la III Commissione che Lei rappresenta, in che modo ha contribuito al rilancio delle aree interne?
Abbiamo collaborato con enti locali, università e associazioni di categoria per sviluppare il “Rapporto Aree Interne Campania”, presentato alla Camera dei Deputati. Questo documento evidenzia dieci punti strategici per lo sviluppo delle aree interne, tra cui l’attrazione degli investimenti, la creazione di posti di lavoro, il miglioramento delle infrastrutture e la sburocratizzazione dei processi amministrativi. Abbiamo rafforzato la mobilità che è una delle principali criticità. Abbiamo promosso investimenti in infrastrutture viarie e ferroviarie per migliorare la connessione tra le aree interne e i principali centri urbani. Inoltre, stiamo lavorando per integrare le reti di trasporto pubblico e privato, al fine di facilitare gli spostamenti dei residenti e dei visitatori.

I contributi della ZES (Zone Economiche Speciali) hanno come obiettivo di concedere agevolazioni fiscali e amministrative per incentivare gli investimenti e la creazione di imprese. Secondo Lei, sono applicabili in quei territori?
Le ZES rappresentano uno strumento fondamentale per incentivare lo sviluppo economico nelle aree interne. Tuttavia, è necessario adottare una fiscalità di vantaggio mirata, che premi le imprese che operano in queste zone, soprattutto quelle che assumono personale locale, per stimolare l’occupazione e contrastare l’emigrazione giovanile.
Un esempio?
Penso alle aziende agricole che puntano alla qualità e a un lavoro artigianale che necessitano di personale appassionato, ma soprattutto desideroso di restare sul territorio. Oppure, a chi ha deciso, dopo la laurea, di tornare a investire nei luoghi d’origine per creare prodotti singolari, ovvero a aziende vinicole con l’adattamento di nuove macchine tecnologiche, ma restando fedele alla tradizione.
La Campania, come sappiamo, è una regione di grande spessore culturale e turistico. Cosa occorre fare, in modo particolare, per la valorizzazione del patrimonio anche naturalistico delle aree interne?
Il patrimonio culturale e naturale è essenziale per attrarre turismo e stimolare l’economia locale. Saperlo esaltare è importante. Noi, con iniziative come il progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico del Cilento, supportato dalla Commissione, miriamo a promuovere il turismo culturale e a creare opportunità di sviluppo sostenibile per le comunità locali.
Presidente, quali sono le prospettive future per le aree interne della Campania, ma soprattutto in che modo i cittadini possono contribuire al rilancio delle aree interne?
Le prospettive sono positive se continueremo a lavorare in sinergia con tutte le istituzioni e le comunità locali. È fondamentale proseguire con l’attuazione delle politiche già avviate, monitorare i risultati e adattare le strategie alle esigenze emergenti, per garantire un futuro prospero e sostenibile per le aree interne. Soprattutto, è necessario attivare più azioni per promuovere i territori e stimolare le nuove generazioni a voler investire nel proprio Paese. Tuttavia, gli stessi cittadini possono svolgere un ruolo attivo, partecipando alle iniziative locali, proponendo idee e collaborando con le istituzioni. La partecipazione civica è cruciale per costruire “comunità resilienti” e per sviluppare soluzioni condivise che rispondano alle reali esigenze dei territori. Del resto in questi anni, con la Regione, abbiamo perseguito questo obiettivo di crescita e valorizzazione della nostra straordinaria terra.
(Anna Ferry Ferrentino)
In foto Montefalcone in Val di Fortore. Sotto: Michele Cammarano