Mura, finestre, palestre e AI:la scuola italiana è tutta da aggiornare

Da spendere i soldi che il Pnrr ha dedicato all’istruzione: quasi 7 miliardi

L’abito fa il monaco. Nelle scuole fatiscenti, inadatte, maltenute, prive di tecnologie in sintonia con i tempi, si studia peggio e si abbandona di più. Sembra ovvio, ma non ci si pensa a sufficienza. Ci ha pensato, invece, Bankitalia che ha appena presentato questo febbraio un’ indagine dirompente  sull’argomento, trattandosi in sostanza della bocciatura, per carenza di infrastrutture, dimensioni adeguate, aule luminose, aria buona, dotazione tecnologica, attrezzature sportive, di numerosissime scuole in Italia, per di più con parecchia differenza tra nord, in meglio, e sud, in peggio.

Quanto a arretratezza tecnologica e digitale, il discorso vale praticamente per tutti gli istituti di ogni grado e sede, mentre  fuori da quei portoni il tema dominante nel mondo e nella vita è ormai l’AI. “Mio figlio ha diciotto anni e a casa non studia mai sui libri, lo vedo solo verificare e approfondire online gli argomenti che la scuola gli propone ”, così constata il gap tra mondo scolastico e mondo giovanile contemporaneo, una signora presente a Fiera Didacta Italia, il più importante appuntamento a livello nazionale sull’innovazione nel mondo dell’educazione che, dal 20 al 22 marzo, ha animato nel capoluogo toscano gli spazi di Firenze Fiera alla Fortezza con ben 430 aziende partecipanti e che il prossimo ottobre, dal 16 al 18, si sposterà in Puglia alla Fiera del Levante di Bari.

Mura, finestre, palestre e AI. Uno strano connubio capace, se lo si mettesse finalmente a punto, di far crescere il mondo della scuola in tutto il paese, renderlo al passo con il comune sentire e la vita degli studenti e migliorare il futuro lavorativo dei giovani, si ragiona a Didacta, nell’Area Smart building.edu,  puntando a una visione d’insieme su ciò che è possibile fare per rendere moderno, efficiente e salubre un edificio scolastico, con una particolare attenzione alle nuove tecnologie che favoriscono l’inclusività didattica. Tanto più che l’occasione in questo momento  per mettere mano a una situazione “fisica” e digitale così precaria è ghiotta: ci sono da spendere, alla svelta ma bene e non a caso, i tanti soldi che il Pnrr  ha dedicato all’istruzione:  1,9 miliardi per costruire 216 nuovi edifici scolastici, prevedendo però anche migliaia interventi di riqualificazione e rifunzionalizzazione degli edifici esistenti, per oltre 4.9 miliardi di euro da spendere entro i primi mesi del 2026, investimenti che riguardano anche la digitalizzazione.

“Sta passando una nave che non passerà mai più, la scuola non ha mai visto ne’ vedrà più tanti miliardi”, avverte  il direttore di Smart Building Italia (la piattaforma di informazione e marketing di Pentastudio), Luca Baldin, che discute, all’interno dell’ Area Smart Building.edu, in seno a  Didacta, di scuola, AI e Pnrr, puntando a un progetto pensato e comune e discutendone insieme al direttore Generale di MOIGE (MOvimento Italiani GEnitori, associazione per la protezione dei minori e la tutela dei genitori)  Antonio Affinita, e il Chief Innovation Officer di Aura Immersive (hardware e software), Denis Tredese.

 “La recentissima indagine di Banca Italia – spiega Baldin – è sconfortante . Per la prima volta ha messo sotto i riflettori il tema strategico dello stato delle infrastrutture scolastiche in Italia. L’originalità dello studio sta nel fatto che si concentra sul cosiddetto capitale fisico, ovvero gli edifici e le loro attrezzature, stabilendo una correlazione diretta (che potrebbe apparire ovvia, ma finora non lo è stato) tra lo stato di obsolescenza delle infrastrutture scolastiche e alcuni fenomeni degenerativi del sistema stesso, quali il livello di apprendimento e gli abbandoni”.

Recita la relazione di Bankitalia: “La dotazione di infrastrutture scolastiche, al pari degli altri input della funzione istruzione, può condizionare gli esiti dei percorsi di apprendimento, in termini sia di rendimento sia di continuità dei percorsi scolastici. Molteplici i canali attraverso i quali questa azione può dispiegarsi: elementi quali la dimensione e la sicurezza delle aule, la salubrità degli ambienti, la presenza di spazi ricreativi e del servizio di refezione, da un lato, influenzano la capacità di concentrazione nonché i tempi di permanenza a scuola degli studenti, dall’altro, incidono sulla continuità didattica, sulla motivazione degli insegnanti e sulla loro mobilità fra strutture. Più in generale, la qualità delle infrastrutture scolastiche alimenta il senso di aggregazione e lo spirito di comunità, contribuendo alla formazione di un patrimonio condiviso di valori (il capitale sociale) del territorio di riferimento”. In soldoni in una scuola ampia, luminosa, con una buona aria, accogliente, dotata di zone ricreative e sportive e di strumenti tecnologici e digitali in linea con i tempi si studia meglio e ci si resta di più . Così invece, spesso, in Italia non è, mentre secondo Bankitalia le infrastrutture sono “un maestro terzo”.

 Ma ecco il Pnrr a rimediare. Almeno parrebbe e  invece le  notizie preoccupano anche da questo favorito punto  di vista perché per ora la tanta grazia di risorse piovute sulla scuola sembra  sia stata collocata in moto disallineato con le necessità . “ Il dato più allarmante dell’indagine di Banca Italia  riguarda l’utilizzo dell’ingente flusso di finanziamenti provenienti proprio dal Pnrr che, allo stato attuale, sembra non rispondere alle reali esigenze del sistema scolastico e ai conseguenti fabbisogni sociali”, dice Baldin, spiegando che “si è  proceduto con bandi generici e ottenuto risposte altrettanto generiche, rifacendo infissi e mettendo cappotti, punto e basta”. Invece non basta, prosegue: “Ecco il perché della nostra  presenza a Didacta:  per reagire a tale tendenza, proponendo ciò che si può e si dovrebbe fare in materia non solo di mediazione didattica, ma anche di qualità dell’aria e della luce, di tecnologie per favorire l’inclusività, con un’attenzione particolare alla cybersecurity, ovvero a uno dei principali rischi a cui sono esposti gli utenti più giovani. Vogliamo far capire le tante opportunità che le tecnologie danno oggi alla scuola. La partita si gioca soprattutto nell’utilizzo del patrimonio esistente per cui le scuole italiane sono spesso in caserme o ex conventi da trasformare in ambienti  moderni, efficienti, salubri e dotati delle tecnologie che servano ai giovani a stare nel mondo”.

 Per ora, dei miliardi del Pnrr per le ristrutturazioni delle scuole, ne sono stati spesi  2,1, spiegano i partecipanti all’incontro di Didacta. “Collocandoli però tramite bandi generici che hanno ovviamente dato risposte altrettanto generiche. Si sono fatti molti interventi di efficientamento energetico, molti rifacimenti di infissi, altrettanti cappotti. Che, beninteso, vanno benissimo ma non bastano”, protesta Baldin. Restano ancora più della metà dei finanziamenti del Pnrr , 2,8 miliardi, vediamo di spenderli meglio, continua: “Noi siamo qui a Didacta per questo, per far capire le opportunità che le tecnologie danno oggi alle  scuole e perché si intervenga all’interno di strutture scolastiche che fisiche oggi inadeguate come sulla loro  dotazione informatica e tecnologica , non solo sulla loro efficienza energetica. Tramite un progetto organico e condiviso tra varie realtà”.

 Ed ecco la collaborazione con MOIGE che sta portando avanti un’importante indagine sulla  cittadinanza digitale degli studenti, l’intelligenza artificiale e il cyber risk in collaborazione con Piepoli e  lancia, per tutti gli studenti italiani, il primo canale tematico gratuito sugli argomenti del sociale, distribuito sulla piattaforma Aura Immersive di Aura Group, realtà nota per accompagnare le medie e grandi aziende italiane ed internazionali nei percorsi di innovazione digitale, presentato durante i giorni di Didacta ai numerosissimi componenti del mondo dell’educazione e agli  esperti impegnati nelle ristrutturazioni scolastiche presenti in fiera.

“La prima piattaforma che mette in campo contenuti sociali”  la definisce Antonio Affinita. L’obiettivo di Moige, che da oltre 25 anni, con un network di oltre 85 mila genitori,  promuove iniziative gratuite per contrastare emergenze sociali come il bullismo, i cyber risk, la droga, il fumo, l’alcol e altre dipendenze e  per educare i ragazzi ad affrontare con sicurezza le sfide di ogni giorno. Su questi temi fino ad oggi Moige ha coinvolto , con un network di oltre 85 mila genitori, oltre un milione e mezzo di ragazzi, due milioni di genitori e oltre due mila istituti scolastici e che adesso mira a trasformare i contenuti multimediali per integrarli  in una realtà immersiva da diffondere  gratuitamente in oltre 8.000 scuole italiane che lo richiedano.

 “Siamo lieti di lanciare, grazie alla tecnologia di Aura,  il primo progetto in Italia che, coinvolgendo tante realtà sociali e istituzionali, offre contenuti in modalità di realtà immersiva  gratuitamente ai nostri figli in tutte le scuole italiane”, dichiara Affinita. “Con Aura Immersive – spiega  Denis Tredese- vogliamo digitalizzare i saperi e renderli fruibili agli studenti in modo accattivante e semplice e offrire alle scuole una visione integrata che ingloba hardware, software e contenuti, essendo per di più di facile gestione e fruibilità. Un canale che offra agli istituti scolastici una nuova modalità di accedere alla realtà immersiva con competenza, coinvolgimento, adeguatezza dei contenuti , sicurezza tecnologica”.

 “La tecnologia è una grande opportunità – secondo  Affinita  – È necessario gestirla bene , per questo ci siamo rivolti ad Aura”. E, comunque il lavoro  della scuola  deve essere , continua, quello  di “familiarizzare i ragazzi con le  tecnologie ma renderli anche capaci di tenere in mano penna e matita. Non bisogna straboccare, è necessaria una formazione in tutte le realtà in campo”.  E qui emerge il tema della formazione alle tecnologie degli  insegnanti, come , d’altra parte, riflette Affinita, “della  formazione continua per tutti perché le tecnologie vanno avanti a grande velocità. È   un problema non solo nostro ma a livello mondiale e la scuola potrebbe essere un  alleato anche per la formazione dei docenti”. Se poi si vuole sapere se le nuove tecnologie cambieranno o meno le capacità di apprendimento,  “le  cambieranno di sicuro – è la risposta – Se le miglioreranno ancora non si sa. Per ora 208 scuole stanno utilizzando la  nostra piattaforma e gli insegnanti dichiarano di riuscire a  trasferire loro meglio i contenuti. L’importante è usare gli strumenti elettronici senza abbandonare i ragazzi, usarli per un tempo limitato e lasciare poi subentrare gli insegnanti per i quali l’esperienza immersiva deve costituire un appoggio”.   

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