Nel lontano 1916, Johann Wolfgang von Goethe, dopo un viaggio a Napoli, affermò: “Vedi Napoli e poi muori”. Il cantautore Pino Daniele, in un suo celebre brano, racconta di una città con tutte le sue sfumature: “Napule è ‘na carta sporca, e nisciuno se ne ‘mporta, e ognuno aspetta ‘a ciorta”. La maestosità intellettuale di Eduardo De Filippo, invece, filtra la sua essenza: Napule è ’nu paese curioso è ’nu teatro antico, sempre apierto. Ce nasce gente ca senza cuncierto scenne p’ ’e strate e sape recità”. Un nucleo di soggetti che nel tempo hanno esaltato e raccontato la grandezza di una città unica nel suo genere.
Noi abbiamo voluto raccontarla attraverso le parole di chi oggi l’amministra e ha cambiato o sta cercando di capovolgere la percezione che si ha della città metropolitana. Gaetano Manfredi, nato a Ottaviano, di professione è un ingegnere, amministra Napoli dal 2021; attualmente è presidente dell’ANCI. Dal 2014 al 2020, è stato rettore dell’Università degli studi di Napoli Federico II, dove ha ricoperto anche l’incarico di Presidente della CRUI dal 2015; inoltre, è stato ministro dell’Università e della Ricerca dal 10 gennaio 2020 al 13 febbraio 2021 nel governo Conte II. Una carriera che lo vede sulla scena politica come un rinnovatore e combattente del fare.
Sindaco Manfredi, Lei oggi amministra una delle città più belle al mondo con storia, cultura e tradizioni uniche nel suo genere. Ma nel 2021 ha anche ereditato una realtà con un “volto criminale” che ci ha per anni esclusi dal circuito socio-politico, socio-economico e turistico anche a livello internazionale. Come si gestisce questo cambiamento?
Al principio del mio mandato, avevo piena consapevolezza del mio difficile compito. Amministrare una città come Napoli è una grande sfida perché se da un lato conserva un incredibile patrimonio storico, culturale e artistico, dall’altro vive molte complessità nella vita quotidiana. C’erano tanti pregiudizi sulla città e piano piano li stiamo superando con i fatti. Era necessario trovare un equilibrio e, soprattutto, costruire un altro racconto della città, più vicino alla realtà e meno stereotipato. E credo che i risultati degli ultimi anni siano stati una prova tangibile del lavoro svolto. Napoli è sotto i riflettori, ma questa volta per quanto riesce a offrire. È una città che richiama l’attenzione e la curiosità non soltanto di chi desidera visitarla, ma anche di chi, in questa fase di crescita, sceglie di investire e di fare qualcosa di concreto per il territorio. Da parte nostra c’è la massima collaborazione nell’accogliere nuove idee, nuovi progetti e nell’offrire tutte le competenze necessarie. Per gestire il cambiamento serve principalmente questo: lavoro, collaborazione nell’interesse del benessere della comunità, una visione strategica e la giusta dose di coraggio.
Negli ultimi anni Napoli è cresciuta anche in termini turistici e culturali, affermandosi come capitale culturale del Mediterraneo. Quanto la sua idea di progettazione e riqualificazione urbana dei quartieri Spagnoli, Scampia, delle periferie, del lungomare, la riprogettazione dei trasporti (metro), la gestione dei rifiuti e la trasformazione degli spazi hanno influenzato positivamente il cittadino produttivo?
Le posso dire è che il lavoro amministrativo svolto in ognuno di questi settori ha sicuramente contribuito a modificare il volto della città. In primo luogo per chi la vive tutti i giorni e, di conseguenza, usufruisce dei servizi in maniera stabile. La riqualificazione urbana, per esempio, con i grandi progetti di rigenerazione urbana a Scampia, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli, trova la sua ragion d’essere nei bisogni della comunità e va avanti insieme ad essa. La rimodulazione dei trasporti, l’apertura di nuove fermate della metropolitana, la riduzione dei tempi d’attesa, l’ampliamento orario, ne incentivano l’utilizzo. Con la stessa gestione dei rifiuti, abbiamo provato ad ampliare l’agibilità con nuove assunzioni e, allo stesso tempo, abbiamo previsto un Tavolo dedicato al decoro urbano, per consentire a tutti i soggetti interessati di essere costantemente in comunicazione. Sulla trasformazione degli spazi abbiamo avviato forme di partenariato e coinvolto il mondo delle associazioni. Insomma, è tutto frutto di una strategia integrata. È chiaro, però, che i cambiamenti che s’innescano, in qualche modo, influenzano anche la percezione esterna della città e, di conseguenza, l’interesse turistico e la sua solidità sul piano internazionale.
Abbiamo visto l’impegno attivo dell’amministrazione per riportare al ridimensionamento le criticità del bradisismo ai Campi Flegrei e di Bagnoli, che includono l’eredità tossica industriale (ex acciaierie Ilva/Italsider) con la presenza di metalli pesanti (arsenico, piombo, zinco, mercurio), idrocarburi, amianto e PCB nel suolo e nei fondali. Cosa deve ancora fare la casa comunale per arginare questi problemi?
Stiamo gestendo l’emergenza bradisismo nei Campi Flegrei focalizzandoci sul monitoraggio costante, con verifiche strutturali degli edifici e con predisposizioni di piani di accoglienza. Siamo anche e soprattutto su Bagnoli, simbolo del fallimento politico-amministrativo degli ultimi 30 anni, realizzando passi in avanti concreti. Con la necessaria sinergia istituzionale, abbiamo trovato i fondi per far partire finalmente le bonifiche a terra e a mare, costruendo le condizioni per un mare finalmente accessibile. Intanto, ospiteremo la Coppa America 2027, una grande manifestazione non solo sportiva che porterà un enorme impatto economico a tutto il territorio napoletano e metropolitano, arrivando all’area flegrea e domitia da una parte e vesuviana dall’altra.
Lei è anche Presidente dell’ANCI Nazionale e oggi attraversa tutti i comuni della nostra Penisola. Cosa crede che manchi nell’apparato amministrativo locale per far crescere il nostro Paese in termini economici e sociali?
Gli enti locali svolgono un ruolo fondamentale per la crescita del nostro Paese. Il lavoro quotidiano permette di intercettare i bisogni delle persone e, dunque, di conoscere a fondo le realtà territoriali nelle quali si opera. Allo stato attuale, però, c’è anche una difficoltà, soprattutto sui temi sentiti come urgenti – sicurezza, emergenza abitativa -, per i quali è necessaria un’intermediazione a livello nazionale e regionale. Manca, a mio avviso, una governance più snella, che faciliti il rapporto tra Comuni, Regioni e Governo, e, soprattutto, un’agibilità più ampia a livello locale.
Crede che il Paese abbia bisogno di riforme strutturali?
Certamente. Ci sono una serie di riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno: sullo snellimento della burocrazia, sulle funzioni degli enti locali lasciati troppo spesso da soli, sul potenziamento delle Polizie locali, sul rapporto sano tra pubblico e privato. Molte questioni sono cruciali per la vita delle città, da sindaco e presidente Anci ne ho la piena consapevolezza, ma non sempre abbiamo la possibilità di intervenire come vorremmo. Non si tratta di sostituirsi a qualcun altro, ma di integrare il lavoro per ottenere risultati migliori per il Paese. È necessario definire in maniera chiara le responsabilità, le risorse e le competenze, oltre che eliminare i vincoli burocratici che rallentano le trasformazioni. I Comuni sono il front office dei cittadini, se vengono tutelati e valorizzati, ne ricava beneficio tutta l’Italia.
Cosa ha in agenda per i prossimi mesi e per i prossimi anni? Cosa “non immagineremo più” perché potremmo viverlo nella città Partenopea?
Intendiamo proseguire il percorso virtuoso avviato con la conclusione dei cantieri o il primo completamento di tanti progetti strategici. L’obiettivo è poter dire che Napoli è una capitale moderna, europea, che coniuga inclusione e sviluppo. (Anna Ferry Ferrentino A-F)
In foto: Gaetano Manfredi