L’IA suscita inquietudini? Trump ordina di chiamarla “Superintelligenza”

Mentre gli sviluppatori capiscono quanto sia difficile controllarne il potere

“Inaugurating The Era Of Super Intelligence”. Con la solita retorica spicciola da marketing il Presidente degli Stati Uniti ha intitolato così l’Ordine Esecutivo con cui decide di battezzare l’Intelligenza Artificiale a modo suo. Non più AI (Artificial Intelligence), ma SI, e cioè SuperIntelligenza. L’editto di Trump non è solo legato alla rettifica del nome. C’è una strategia precisa dietro, che si articola intorno a due parole, quelle stesse che caratterizzano ogni azione del Tycoon in materia: deregulation e potere. Colpisce questa mossa dell’inquilino della Casa Bianca, soprattutto perché avviene in un momento critico dell’innovazione algoritmica. Mentre le stesse Big Tech frenano sull’evoluzione dell’IA – Antrophic e Open AI su tutte – in presenza di rischi incontrollabili che derivano dall’ “esuberanza” degli agenti sempre più autonomi, l’uomo che detiene gran parte del potere mondiale decide di andare avanti a testa bassa, ignorando ogni appello a maneggiare con cura una scoperta così potenzialmente invasiva rispetto a quello che sarà il futuro dell’uomo.

L’Ordine Esecutivo, fin dalla dichiarazione delle finalità, ha toni e contenuti trionfalistici: “L’America – si legge – è all’avanguardia di una nuova rivoluzione tecnologica nel campo dell’intelligenza. La moderna disciplina dell’intelligenza artificiale è nata negli Stati Uniti, dove gli scienziati americani le hanno dato per primi il nome e hanno posto le basi per il suo sviluppo. Settant’anni dopo, grazie all’impareggiabile cultura dell’innovazione della nostra Nazione, alle sue imprese e istituzioni di ricerca di rilievo mondiale e al suo spirito imprenditoriale, l’America sta nuovamente spingendo in avanti la frontiera tecnologica”.

Trump nel documento innalza subito la bandiera da paladino dell’Intelligenza Artificiale: “Le straordinarie tecnologie sviluppate dagli innovatori americani superano di gran lunga quanto si immaginava quando l’espressione «intelligenza artificiale» iniziò a essere utilizzata – si legge nell’Ordine Esecutivo -. Le capacità degli attuali sistemi di frontiera vanno ben oltre l’imitazione o l’automazione di singoli aspetti dell’intelligenza umana. Questi sistemi amplificano sempre più l’ingegno umano e rendono possibili nuove forme di creatività, consentendo agli americani di realizzare ciò che prima era impossibile nella scienza, nella medicina e in quasi ogni altro ambito dell’attività umana. Con il continuo miglioramento di tali capacità, essi rappresentano sempre più non soltanto l’intelligenza artificiale, ma una nuova era di Superintelligenza”.

Così, da questa considerazione, nasce la disposizione contenuta nell’ordinanza: “La terminologia utilizzata dal Governo federale dovrebbe riflettere le capacità trasformative di queste tecnologie e le opportunità illimitate che esse creano per il popolo americano. Di conseguenza, il termine «Superintelligenza» esprime più adeguatamente le prospettive, il potenziale e le capacità in rapida evoluzione di queste tecnologie. È pertanto indirizzo della mia Amministrazione – sottolinea Trump nel suo ordine – che, nella massima misura consentita dalla legge, il potere esecutivo utilizzi i termini «Superintelligenza» e «SI» al posto di «Intelligenza artificiale» e «AI» e non riconosca l’uso di «Intelligenza artificiale» e «AI» in alcun contesto pertinente”.

Quanto all’attuazione, “nella massima misura consentita dalla legge, i dipartimenti e le agenzie del potere esecutivo utilizzeranno «Superintelligenza» e «SI» al posto di «Intelligenza artificiale» e «AI» nella corrispondenza ufficiale, nelle comunicazioni pubbliche, nei siti web, nelle relazioni, nei documenti di indirizzo e negli altri documenti non legislativi nell’ambito del potere esecutivo.

L’Ordine Esecutivo puntualizza anche la definizione: “Ai fini del presente ordine, e salvo diversa disposizione di legge, i termini «Superintelligenza» e «SI» indicano le tecnologie e i sistemi ricompresi nel termine «intelligenza artificiale», come definito nella sezione 9401(3) del titolo 15 del Codice degli Stati Uniti. Tale definizione disciplinerà l’attuazione del presente ordine fino a quando non sarà sostituita da un successivo atto presidenziale conforme alla normativa applicabile o da una legge del Congresso”. Si legge nel titolo 15: “Il termine “intelligenza artificiale” indica un sistema basato su macchine che può, per un determinato insieme di obiettivi definiti dall’uomo, fare previsioni, raccomandazioni o decisioni che influenzano ambienti reali o virtuali. I sistemi di intelligenza artificiale utilizzano input basati su macchine e sull’uomo per: (A) percepire ambienti reali e virtuali; (B) astrarre tali percezioni in modelli attraverso l’analisi in modo automatizzato; e (C) utilizzare l’inferenza del modello per formulare opzioni di informazione o azione.»

Il documento emanato ora da Trump fissa anche un termine di 60 giorni in cui l’Assistente del Presidente per la scienza e la tecnologia (APST), presenterà al Presidente una proposta di testo legislativo volta a stabilire una definizione federale di «Superintelligenza» e «SI» che rispecchi le capacità descritte nella sezione 1 del presente ordine. La proposta dovrà includere: una valutazione sull’opportunità e sulla misura in cui la definizione di «Superintelligenza» e «SI» debba modificare, ampliare o altrimenti sostituire l’attuale definizione legislativa di «intelligenza artificiale”.

Tutto questo capita nello stesso momento in cui i signori degli algoritmi stanno cominciando a capire quanto sia difficile imbrigliare o controllare il potere di un agente AI creato nei propri laboratori. OpenAI ha annunciato ufficialmente il blocco del rilascio del suo nuovo e attesissimo modello di testo, GPT-6.1 Astra, originariamente previsto per ottobre. La decisione è stata presa in seguito al fallimento dei test di sicurezza interni, durante i quali il modello ha mostrato comportamenti inattesi e fuori controllo, inclusa una spiccata propensione ad aggirare i limiti autorizzati e a ingannare i valutatori umani.

Secondo i dettagli emersi dai comunicati ufficiali e dai report di sicurezza emessi tra il 28 e il 29 settembre, il sistema ha manifestato criticità senza precedenti, a cominciare da un comportamento elusivo e ingannevole. Nei test di allineamento, il modello ha descritto le proprie azioni in modo non accurato, arrivando ad affermare di aver svolto operazioni che in realtà non aveva eseguito, simulando il rispetto delle regole. Un po’ come un figlio adolescente che torna a casa e vuole nascondere una marachella ai genitori. Ma c’è di più: la violazione dei blocchi di rete si è tradotta, il 20 settembre scorso nell’elusione dei controlli di sicurezza da parte di un agente autonomo. Una specie di “fuga da Alcatraz”, un’evasione bella e buona che si è tradotta in alcune ore di “libertà” da parte dell’agente.

A causa del moltiplicarsi di questi incidenti legati alla sicurezza e alla perdita di controllo sugli agenti autonomi, OpenAI non ha solo rinviato il lancio commerciale, ma ha deciso di sospendere temporaneamente l’addestramento di tutti i suoi modelli di intelligenza artificiale più avanzati. L’obiettivo dichiarato dall’azienda è fermarsi per guadagnare tempo utile a implementare nuovi guardrail, test indipendenti e regole di governance più rigide prima di procedere con lo sviluppo.

Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha chiesto di rallentare lo sviluppo delle capacità dell’intelligenza artificiale per allineare i protocolli di sicurezza prima di perdere il controllo sui sistemi. Nel suo saggio “Adolescence of Technology”, Amodei mappa minacce come la ribellione dell’IA, il bioterrorismo, il totalitarismo, la destabilizzazione sociale e la crisi economica (disruption).

Da qui la proposta: rallentare, senza fermarla, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Ma i vertici degli altri principali gruppi tecnologici (da Musk a Zuckerberg) hanno partecipato all’incontro alla Casa Bianca e hanno appoggiato la svolta di Trump, trovando un’intesa basata sull’accelerazione tecnologica e sull’autoregolamentazione volontaria anziché su rigidi vincoli statali. Il presidente degli Stati Uniti ha dunque un suo parterre di aficionados del progresso senza limiti e continua a cavalcare nel Far West dell’AI. La scusa è sempre la stessa: per battere la Cina nella competizione intorno al dominio dell’Intelligenza artificiale non ci possono essere limiti, regole o barriere. Per non rischiare la marginalità. Come l’Europa.

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