A Pitti Uomo, il salone del vestire maschile, organizzato da Pitti Immagine per conto del Centro di Firenze per la moda italiana, l’intero mondo dell’industria dell’abbigliamento virile ha finora sempre guardato: primo nel calendario modaiolo e il più importante, anzi ormai l’unico, riferimento per le aziende del ben vestire virile a livello internazionale. Offrendo una selezione di tutto quello che di nuovo e di qualità può uscire all’orizzonte delle future tendenze e per di più unendosi in calendario alle sfilate maschili milanesi che aprono subito dopo. E dando, così, vita a un’unica, attraente settimana italiana della moda in tempi in cui le aziende considererebbero troppo costoso finanziare i loro buyer per due trasferte diverse invece di una.
Ecco, la questione dei tempi incerti e difficili. Un momento complesso per l’edizione di Pitti uomo numero 110, dal 16 al 19 giugno a Firenze in Fortezza da Basso con oltre 720 espositori che presentano le nuove collezioni estive per l’uomo del 2027, il 44% dall’estero da più di 30 paesi per una manifestazione sempre più internazionale, e circa 12 mila buyer attesi solo dall’estero. Primo concreto inciampo potrebbe essere il carburante in crisi che chissà se permetterà di staccare biglietti aerei per i buyer diretti a Firenze. Comunque, anche superato l’impasse, resta il problema dell’incertezza geopolitica, di un mondo in qui gli equilibri sembrano tutti saltare, delle guerre che minacciano il mondo, della crisi economica. Ma gli organizzatori di Pitti Uomo hanno fiducia e, quasi per assurdo, si azzardano a prevedere che, mentre si grida alla crisi della moda, espositori e buyer sentano ancora di più la necessità di incontrarsi fisicamente in una fiera così importante per scoprire tendenze, confrontarsi, tramare strategie.
La questione non è da poco visto che la moda non è solo frivolezza ma un emblema del made in Italy nel mondo e il secondo polo manifatturiero d’Italia, con oltre 600 mila lavoratori diretti in circa 66 mila aziende tra grandi e piccole, una filiera da più di 100 miliardi di fatturato l’anno. Oltre a generare altra occupazione indiretta tra commercio al dettaglio e servizi. Il tutto con un’ elevata necessità di addetti e un ruolo importante in Europa dove la moda italiana è leader per numero di imprese e per tasso di occupazione, rispettivamente il 25% e il 27% del totale.
In un momento difficile e di grandi cambiamenti Pitti si schiera sul fronte dell’innovazione. Con la convinzione che quando il vento tira forte, si debba prenderlo e orientarlo. La società stessa di Pitti Immagine si fa protagonista del cambiamento rinnovando il proprio vertice. Un “rinnovamento nella continuità”, come chiarisce immediatamente il nuovo ad, Ivano Cauli. Succede a Raffaello Napoleone che, dopo la guida di successo della società durata senza interruzioni fin dal 1995, lascia il posto per improrogabili ragioni di termine del lungo mandato e diventa consigliere delegato per le relazioni internazionali e istituzionali. Nel contagioso entusiasmo comune di promuovere la fiera, Napoleone imbraccia il suo nuovo incarico correndo, appena dopo avere introdotto la presentazione milanese del prossimo Pitti Uomo, con il borsone sottobraccio per non perdere l’aereo diretto a Parigi dove si reca a promuovere all’estero il prossimo Pitti Uomo: “Dieci giorni fa siamo stati a Shanghai, Seoul e Tokyo, ora andremo a Parigi, a Londra, in Germania, Spagna e Stati Uniti: presidiamo i principali mercati di riferimento. A questo è funzionale questo nuovo incarico e ai prossimi passi che faremo per aprirci anche a paesi finora meno esplorati e osservare da vicino le realtà emergenti”. Un Pitti sempre più internazionale e capace di andare su un nuovo mercato se il vecchio barcolla.
Cauli, alla sua prima uscita pubblica come ad non nasconde l’emozione. Non poca. Ma non è nuovo a Firenze, conosce bene ciò di cui parla, lo staff della società è sempre quello con cui ha già un rapporto di amicizia dopo 4 anni che lavora a Pitti Immagine, dove dal 2021 era diventato responsabile dell’innovazione. Milanese di origine, imprenditore del settore digitale, laurea in Scienze dell’informazione e da sempre impegnato in progetti innovativi come la fondazione di Openmind, adesso Cauli non nasconde le possibili difficoltà della fiera, né nega gli eventuali problemi di arrivo a giugno dei buyer internazionali anche se confida di evitarli. Tanto più che l’Ice, l’Istituto per il commercio estero che sostiene Pitti finanziando l’accoglienza dei buyer, quest’anno ne porterà quasi 500 invece degli abituali 300. Il momento è difficile ma il nuovo ad è deciso a vincere la sfida: “Puntiamo a mantenere la nostra leadership mondiale. Vogliamo essere rilevanti e dare un motivo per venire a Firenze. In un momento storico definito da complessi mutamenti geopolitici e da uno scenario globale in continua evoluzione, la fiera fisica di Firenze si conferma come la bussola più vitale per accogliere e orientare il confronto tra offerta e domanda. Apriamo le porte per un viaggio immersivo nell’innovazione. Navigare il futuro il sarà il messaggio e l’obiettivo con cui stiamo costruendo il prossimo ciclo di saloni moda, a cominciare proprio da Pitti Uomo”.
Cauli parla di “navigare” termine familiare a un manager digitale ma anche di fiera “fisica”, termine che esula dalla rete. Parla di Pitti come luogo delle persone che si stringono la mano e si guardano negli occhi. “Badate – sorride – Tutti mi considerano soprattutto dal lato dell’esperto informatico. Lo sono, ma non sono un fanatico dell’IA. Certo che mi interessa, ma prima di tutto mi interessano le persone, sono loro che fanno il gioco, l’IA ci è utilissima a raccogliere e ordinare dati, a andare veloci, a semplificare. Ma l’importante è mettere tutti in grado di approfittare di queste competenze”. Così , proprio per merito dell’IA, una delle novità di Pitti sarà Hyperscout, un nuovo e ampio database a disposizione degli espositori che potranno abbonarsi e trovarvi tutte le informazioni su colleghi, concorrenti e compratori in modo da imparare dal confronto e poi rinforzare o correggere la rotta, innovare i loro e.commerce.
Anche il presidente di Pitti Immagine e patron del brand Kiton, Antonio De Matteis, non cede al momento difficile: “Abbiamo alle spalle storia, tradizione e competenze, Ma abbiamo anche gli strumenti per affrontare le nuove sfide che ci attendono, che attendono tutto il settore moda. Energia, coraggio e visione trasformatrice caratterizzano da sempre il nostro lavoro, sono gli elementi che ci hanno consentito di ridisegnare a ogni frangente decisivo lo stesso concetto di fiera, trasformando Pitti Uomo in un evento non solo commerciale, ma anche un promotore culturale, un luogo di confronto, generativo di nuove idee, tendenze e connessioni. E’ così che si diventa leader internazionali ed è così che si mantiene quella leadership”.
D’altra parte il 2025 della moda maschile è andato in salita ma meno peggio di quanto ci si aspettasse. I dati Istat dichiarano vendite diminuite dell’ 1,7%, realizzando in tutto 9,4 miliardi di euro, dopo che nell’anno precedente erano state più o meno stabili (+0,1%). Sono cresciute le vendite in Europa del 3,0 % contro il meno 5,7 dei paesi extraeuropei. Prima destinazione, la Francia che fa più 3,5%. Stessa crescita, in contraddizione con il calo generale fuori Europa, anche per gli Usa. Cala invece la Germania. Mentre la Cina, dove il crollo è addirittura del 13,1%, resta comunque in quarta posizione. Ma bisogna spingere la locomotiva, crescere e andare oltre per impedire che si continui a scivolare indietro. Ce la possiamo fare, dice De Matteis.
Bisogna cavalcare il cambiamento, trovare nuove strade, nuove invenzioni, innovare, essere duttili lasciare spazio alle tendenze, mescolarle, coltivarle, anticipare. Abbandonare coraggiosamente le certezze e navigare, e’ il caso di dirlo, in un contesto fluido e indefinito. Far lavorare immaginazione e creatività, lasciare scaturire il nuovo, anzi incoraggiarlo senza mettere paletti.
E’ quanto suggerisce il prossimo Pitti Uomo. Non a caso il tema dominante di questa edizione è The Pool, la piscina come luogo mutevole rappresentato nel piazzale della Fortezza dall’installazione del designer Philéo Landowski in collaborazione con l’artista libanese Pascal Hachem in cui una serie di tubi ingranditi rappresentano le infrastrutture invisibili che sorreggono la piscina la cui immagine impressa sui manifesti ritrae un uomo che ci si tuffa, bello e enigmatico come un Narciso contemporaneo che indossa un abito elegante e leggero firmato dalla designer irlandese Simone Rocha, che farà a Firenze la sua prima sfilata solo menswear: “I suoi abiti – dice Francesca Tacconi, coordinatrice degli eventi speciali di Pitti e formidabile annusatrice di talenti – catturano gli sguardi, accendono la fantasia e rimescolano emozioni. In un periodo in cui una certa parte del menswear sembra virare verso scelte stilistiche più prudenti, Simone non segue i trend, li crea. Tra poesia e libertà, tra passione e rigore, fiaba e trasgressione”.
Ecco un fascinoso sintomo della moda nuova. La stessa libertà e trasgressione che contagia l’altro guest designer, il giapponese DSM Kei Ninomiya. Ambedue esempi d’un uno stile maschile “disubbidiente alle regole: di accostamenti e registri, di epoche e distinzioni di genere, di misure e décor”, dice ancora Tacconi. Dopodiché largo al mondo. Il sudcoreano JiyongKim porterà i suoi abiti Sun-Bleach, scoloriti e ricolorati dal sole, Sunflower sarà lo Special Project con la Copenhagen Fashion Week, l’azienda cinese Consinee rinnova a Pitti la recente tradizione di un dialogo creativo con Sara Sozzani Maino e Galib Gassanoff. Non manca neanche la profumeria artistica, Hi Beauty, che accompagna il guardaroba maschile.
Pitti non vende solo abiti ma un’idea, uno stile di vita, una molteplicità di essere e apparire, peraltro declinata, dentro la Fortezza, in cinque sezioni di espositori: Fantastic Classic, Futuro Maschile, Superstyling, Dynamic Attitude e I Go Out, che contemplano ogni diverso modo del vestire da uomo contemporaneo.
In foto Ivano Cauli