Materie prime strategiche: caccia ai giacimenti per ridurre la dipendenza dall’estero

Un investimento di 3,5 milioni per la prima fase di esplorazioni

Quali, quante, dove sono le risorse minerarie in Italia. Come conoscerle, sfruttarle in maniera moderna e sostenibile e crearsi una propria autonomia in sintonia con i  tempi che richiedono per tutte le nuove tecnologie e lo sfruttamento delle fonti rinnovabili l’uso di una serie molto vasta dei minerali chiamati Materie prime critiche e Materie prime strategiche. Il fatto è che spesso si è assai più ricchi di minerali preziosi di quanto appaia. Ma adesso il gap potrebbe colmarsi. Se non si dimostrerà una delle tante illusioni di cui sono assai generosi questi tempi e le promesse non resteranno parole, l’Italia potrebbe in un futuro non lontano costruirsi una strategia autonoma e futuribile usando materie prime di cui non c’è penuria ma scarsa conoscenza del se e dove sono. Per non muoversi a caso, essendo il processo estrattivo molto costoso, è adesso arrivato il Programma Nazionale di Esplorazione mineraria generale (PNE), approvato dal governo allo scopo di individuare esattamente la portata e la geografia del patrimonio minerario italiano in materia di Materie prime critiche e strategiche.

Si tratta di minerali ormai ampiamente usati in quasi tutti gli oggetti e processi sia quotidiani che tecnologicamente avanzati. Per l’approvvigionamento dei quali l’Italia in questo momento è totalmente dipendente dai mercati esteri. Per ridurre questa dipendenza, comune in misure diverse a vari paesi europei, da forniture concentrate spesso in paesi potenzialmente instabili o a rischio, la Commissione Europea ha adottato il regolamento EU 1252/2024 (Critical Raw Materials Act – CRMA) che definisce una strategia per mitigare la dipendenza dalle forniture estere di materie prime cruciali per l’industria europea. L’Italia ne ha recepito alcuni punti fondamentali con il decreto legge 84/2024 (convertito in legge 115/2024), e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), insieme al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) hanno affidato al Servizio geologico d’Italia di Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) il compito di formulare il Programma Nazionale di Esplorazione mineraria generale (PNE) che dovrà fare scattare le indagini in tutta Italia.

 Detto Programma è pronto e approvato, prevede 14 progetti di ricerca, coinvolgerà 15 unità operative e oltre 400 specialisti, con un investimento di 3,5 milioni di euro dedicati alla prima fase di indagine sui depositi naturali. Primo obiettivo, spiegano governo e Ispra, è costruire un quadro aggiornato delle potenzialità minerarie nazionali, integrando le informazioni storiche con una nuova campagna di esplorazione, per fornire indicazioni preliminari agli investitori italiani ed esteri sulla disponibilità di materie prime minerarie presenti in un paese che troppo spesso si considera povero delle medesime.

Non si andrà a caso,  non si userà il rabdomante: qui si, qui no, qui forse. Non si farà una ricerca a tappeto ma si concentreranno le indagini sulle aree più promettenti, selezionate da un team di esperti tra i massimi specialisti italiani di giacimenti minerari. Lo stesso metodo di concentrazione guiderà la scelta di quali  materiali è fondamentale che si dia la caccia, di fatto tutte le materie prime critiche e strategiche individuate dalla Commissione Europea, tra cui litio, boro, grafite, rame, manganese, fluorite, barite, feldspato, antimonio, tungsteno, titanio, bismuto, arsenico, magnesio, terre rare e metalli del gruppo del platino. Non si tratta di roba da poco.

 Nell’elenco della caccia al tesoro, fate attenzione, ci sono anche le terre rare che non sono un affare  trascurabile se un tempo, che era primavera ma ormai sembra lontano, hanno anche rischiato di far finire una guerra. Ve li ricordate quei due a San Pietro, l’omone straripante e l’omino determinato, seduti al loro tavolino sulle loro seggioline come al bar, sperduti e soli in un angolo dell’immensa basilica dove si celebrava il solenne funerale di Papa Francesco? Trump e Zelensky che discutevano di un possibile accordo in cui, sebbene non si trattasse solo di loro, le terre rare  avevano un ruolo determinante tramite la prelazione su quelle ucraine che avrebbero avuto gli USA. Poi, morto un papa se ne fa un altro e purtroppo, in un’epoca che avremmo preferito non vedere, le guerre non finiscono, semmai proliferano.

 Resta certo il valore delle terre rare che, seppure poco conosciute,  fanno funzionare gli oggetti della nostra vita quotidiana – smartphone, touchscreen, lampade, hard disk dei computer  – e sono anche alla base di fibre ottiche e laser, di apparecchiature mediche, delle batterie per le auto elettriche. Oltre che magneti permanenti, sensori elettrici, convertitori catalitici indispensabili per la produzione di tecnologie green come turbine eoliche e pannelli fotovoltaici.

 Gli esperti scelti da Ispra andranno a curiosare nei punti indicati come nodali che sono sparsi per tutta la penisola. Partendo dalle informazioni che già abbiamo. In Lombardia e Trentino-Alto Adige si darà la caccia a fluorite e barite e si cercheranno anche le terre rare nelle Alpi meridionali. In Piemonte, si farà attenzione alla zona di Finero, per indagare sui metalli del gruppo del platino (PGM), mentre nelle rocce liguri si esploreranno giacimenti di rame e manganese. Sempre in Piemonte e in Liguria si cercherà di approfondire la conoscenza dei depositi di grafite. Nel Centro Italia, in particolare in Toscana, Lazio, Emilia-Romagna, Marche e alcune aree del Piemonte, si cercherà di capire la situazione del litio sia in contesti geotermali che sedimentari. In Toscana, inoltre, verranno studiati i già noti depositi di antimonio e magnesio delle Colline Metallifere, mentre nel Lazio le attività si focalizzeranno sulla fluorite, anche in relazione alla sua presenza  nelle terre rare. Nel Sud, la Campania sarà interessata da indagini su litio, feldspati altri minerali industriali strategici per l’industria nazionale e in Calabria si faranno indagini sui giacimenti di grafite della Sila.

 Nessuno resta fuori. Grande esplorazione, per esempio, in Sardegna, che è storicamente la principale regione mineraria italiana, su una quantità di materiali diversi: i minerali industriali come feldspati, zeoliti, bentoniti e caolino presenti nelle aree magmatiche,  fluorite, barite e terre rare nel centro-sud dell’isola, e i più importanti depositi metalliferi. A richiamare la curiosità mineraria è , in particolare, il distretto di Funtana Raminosa, dove verranno indagati tungsteno, terre rare, rame e altri solfuri, come il settore sud-occidentale dell’isola per rame e molibdeno, associati a stagno, bismuto, arsenico e oro.

 Le esplorazioni iniziali non invaderanno niente, si faranno,  piuttosto, analisi di immagini telerilevate, rilievi geologici, geochimici e geofisici, anche mediante l’impiego di sensori aviotrasportati. Saranno inoltre sperimentate tecnologie avanzate come la radiografia muonica, basata sull’utilizzo di particelle cosmiche, e l’impiego di software di intelligenza artificiale per l’elaborazione e l’integrazione dei dati acquisiti. Agli eventuali sondaggi esplorativi diretti si penserà, dove siano individuati come necessari, solo nelle fasi successive (fase 2 e fase 3), e comunque subordinati alle dovute valutazioni ambientali. Per prima cosa, tutti i dati raccolti confluiranno nel Database Minerario Nazionale GeMMA, sviluppato nell’ambito del progetto GeoSciencesIR del Pnrr, con l’obiettivo di strutturare le informazioni, renderle trasparenti e consultabili sia dal mondo scientifico che dalle istituzioni e i potenziali investitori.

“Le materie prime critiche sono fondamentali per il futuro industriale dell’Europa e per la sicurezza degli approvvigionamenti – dice il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica,  Gilberto Picchetto Fratin, che prosegue: “Con il Programma Nazionale di Esplorazione, l’Italia si dota di uno strumento moderno e trasparente per conoscere e valorizzare il proprio potenziale minerario, nel pieno rispetto dell’ambiente. È un passo strategico verso un’economia più autonoma, resiliente e sostenibile”. “Il Programma Nazionale di Esplorazione redatto da Ispra rappresenta un passaggio fondamentale per rilanciare il settore minerario italiano e contribuire concretamente alla sovranità industriale ed energetica del Paese” aggiunge il ministro del Mimit, Adolfo Urso.

Quanto a  Ispra, il presidente Stefano Laporta rivendica il lavoro sempre svolto dal suo Istituto: “Ispra ha continuato a lavorare e a monitorare le risorse minerarie presenti nel nostro paese anche in passato, quando si conosceva meno il potenziale di queste materie. Un lavoro che oggi rende possibile il Programma nazionale su un tema di così grande impatto socio economico”. Aggiunge la direttrice generale, Maria Siclari:  “Con il Programma Nazionale di Esplorazione e con il progetto Urbes (per i rifiuti estrattivi), Ispra, nel suo duplice ruolo di Servizio geologico d’Italia e di Istituto garante della tutela ambientale, compie un primo passo verso la ricostruzione di un complesso apparato minerario nazionale orientato verso la sostenibilità, come parte di una strategia integrata di approvvigionamento delle materie prime necessarie per il modello europeo di sviluppo decarbonizzato e digitalizzato”.

 Ispra parla di  minerali da estrarre ma anche di rifiuti estrattivi. Di cosa si tratta? Le attività minerarie chiuse o abbandonate prima del decreto legge 117/08 che regolamenta la gestione dei medesimi hanno disseminato una grande quantità di rifiuti estrattivi, spesso stoccati e mai più toccati in immensi deposti. Solo nel distretto minerario sardo, che come abbiamo visto è il più importante d’Italia, sono stoccati circa 70 milioni di metri cubi di rifiuti estrattivi con intatta tutta la loro minaccia ambientale. Le materie prime critiche e strategiche costituiscono un grande motore di sviluppo, ma sono anche rischiose. Per questo l’Europa,  allarmata dai depositi estrattivi abbandonati con tutte le loro elevate concentrazioni di elementi tossici e cancerogeni che, se dispersi, sarebbero un pericolo sia sanitario che ambientale, ha deciso di occuparsene.

Per individuarne con precisione i rischi come il possibile recupero in qualità di materie prime seconde, secondo i comandamenti dell’economia circolare. Anche in questo caso l’Italia ha recepito la direttiva europea 2006/21/CE con un decreto legge che stabilisce misure per prevenire o ridurre gli effetti negativi dei rifiuti estrattivi o il possibile riuso dei medesimi. Allo scopo, è già stato avviato per 10 milioni uno specifico progetto del Pnrr, chiamato Urbes (Urban mining and Extractive waste system) che adesso si integrerà  con il PNE .

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