L’Europa ha bisogno del dialogo fra politica, cultura e ricerca

I rapporti con gli Usa sono molto difficili, ma le università possono cooperare

Guerra e pace. Titolo arato, ma di nuovo di grande attualità di cui, perlomeno sul versante della pace, non poco si è detto e riflettuto negli affollati tre giorni della celebrazione dell’Europa che si è tenuta recentemente, dal 7 al 9 maggio, nella sede  dell’Istituto universitario europeo, in occasione del cinquantesimo anniversario dalla sua nascita. Si è parlato soprattutto di pace e di opposizione alla guerra, di nuove tecnologie, di competitività digitale, di maggiore unità, peso e definizione dell’Europa, del momento di incertezza mondiale cui si ha il dovere di rispondere con un nuovo sforzo di rafforzamento e unitarietà dell’Unione Europea, oltre che del sapere tessere rapporti non gli altri.

 Si è parlato di energia e indipendenza energetica, dunque anche di rinnovabili, di clima, ambiente. E, visto che di discussione all’interno di un’Università si trattava , un posto di rilievo lo ha avuto l’indagine su quanto la conoscenza possa essere utile alla politica e del sostegno che la ricerca accademica e il confronto di idee possano offrire alla futura Europa. Di tutti questi temi è altro, hanno dibattuto personaggi politici e funzionari europei,  accademici, studiosi e ricercatori a livello internazionale. In particolare durante il secondo giorno, quello di punta, dei festeggiamenti. Lo si è fatto nel corso del  Festival “EUIdeas, il potere della conoscenza” : un pensatoio lungo un’intera giornata, animato dai numerosissimi interventi sia da parte istituzionale che di studiosi che hanno partecipato all’incontro svoltosi alla Badia Fiesolana, la prima delle tre sedi dell’istituto, oltre a Palazzo Buontalenti che ospita la Florence School of Transnational Governance a dedicata alla formazione dei futuri leader e a Villa Salviati che sabato 9 ha aperto gli Archivi Storici dell’Unione.

Il potere della conoscenza può essere il motore della crescita. Secondo la ricercatrice polacca Monika Sus: “Noi accademici possiamo inserire  i problemi dei politici in un ambito più ampio. Loro, in quanto politici, tendono a ragionare sul proprio terreno e a tempo breve. Noi possiamo permetterci un ambito più ampio. Possiamo anche uscire dal nostro confine e dialogare in tutto il mondo. Adesso, per esempio, i rapporti tra Europa e Usa sono molto difficili, ma le università dei due continenti possono cooperare”.

 La conoscenza e la politica si tendono la mano in un anniversario che non è solo una fiera attestazione del valore di un’istituzione definita dalla presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, “unica in Europa” durante l’inaugurazione,  al teatro del Maggio musicale fiorentino affollato di mille persone, della tre giorni di festeggiamenti. “Lunga vita all’Istituto Universitario Europeo e lunga vita all’Europa”, augura la presidente esprimendo la volontà di non fare dell’occasione dei 50 anni del prezioso Istituto fondato a Firenze negli anni ‘70  solo un positivo punto fermo, ma piuttosto un’occasione di confronto,  di crescita e, se necessario,  anche di svolte. Mai come adesso questo saluto avrebbe potuto suonare più significativo e mai una celebrazione di mezzo secolo di eccellenza accademica e ricerca nel campo delle scienze sociali e umanistiche, cui ha portato il saluto anche il presidente Mattarella, sarebbe sembrata più disadatta a restare nel recinto della ritualità senza sollevarsi, invece, sul campo dell’indagine e del fare ancora: molto e altro.

Mai come adesso, si è constatato, è importante discutere di Europa all’interno di “un Istituto internazionale fondato, ricorda la presidente della Commissione,  proprio per studiare e rimodellare l’Europa unita”. Una missione che torna oggi alla ribalta a proposito di struttura, autonomia, capacità di agire in modo compatto e rilevante della UE in un mondo in cui tutti gli equilibri sembrano messi in discussione. Lo riconosce Von der Leyen: “Quando l’Istituto universitario fu fondato avviammo il primo allargamento della storia, una maggiore integrazione economica, ma anche una nuova era di cooperazione accademica perché un’Europa più forte aveva bisogno di basi di ricerca più solide”. Ma adesso, in un mondo in cui ogni regola o situazione date per scontate sembrano saltate, c’è bisogno di un nuovo giro di giostra.

“Mentre ci avviamo verso la nostra missione di indipendenza, abbiamo bisogno dei migliori consigli sulle grandi questioni politiche del nostro tempo – conclude  – Come devono adattarsi le nostre istituzioni in una nuova era? Come reagiamo all’avvento delle nuove tecnologie? Come difendiamo la democrazia e lo Stato di diritto in un mondo in cui la forza prevale sul diritto? E’ qui che la politica incontra il mondo accademico. E’ qui che la conoscenza incontra i nostri valori ed è qui che l’Eui ha sempre eccelso. A 50 anni dalla vostra fondazione, abbiamo bisogno di voi più che mai visto che ci troviamo nuovamente in un momento di trasformazione globale”.

Cultura, ricerca e politica possono, anzi devono, dialogare, è il punto di partenza di queste tre giornate di incontri promossi dall’EUI, ovvero una  comunità di oltre 1.000 studiosi provenienti da più di 90 paesi e 24 Stati membri della UE che oggi si deve  misurare con un’Europa che deve trovare e ritrovare spazio, coesione, autonomia e autorevolezza in un mondo che cambia fragorosamente, come ripetono dai loro vari punti di vista gli interventi che si rincorrono durante EUIdeas. Con la convinzione che a questa missione debba collaborare la ricerca accademica  in connessione con la politica.

Mentre uno dei punti in cui l’Europa sembrava essere leader con il suo famoso green deal che è ancora cogente, viene assai trascurato dalla maggioranza dei governi che paiono ignorarlo seppure le comunità locali vadano avanti sulle fonti energetiche rinnovabili che la crisi di Hormuz ha tanto più violentemente richiamato alla ribalta. “Ci deve essere un’Unione europea dell’energia  – afferma durante una delle tante discussioni nel corso del festival EUIdeas, il docente di politiche climatiche della Eui,  Jos Delbeke –  che attui una politica di allontanamento delle fonti fossili, petrolio o gas, ma anche dal carbone perché inopinatamente usiamo ancora perfino quello. Servirebbe a diminuire la nostra dipendenza da altri paesi ma anche a combattere la crisi climatica”.

Mentre gli USA navigano nell’incertezza e “non sono riusciti a ottenere neanche un cambio di regime in Iran”, come sottolinea il politologo esperto di Islam, Oliver Roy,   “L’Europa ha bisogno di una nuova ambizione e di una nuova fiducia in se stessa –  è  convinta la presidente del parlamento Europeo, Roberta Metsola – Noi siamo l’Europa: abbiamo il talento, abbiamo la determinazione, abbiamo una tabella di marcia. Ci serve soltanto la volontà politica di compiere il prossimo passo. Sono ottimista riguardo alla nostra capacità di trasformare il vecchio continente nel punto di riferimento del futuro attorno a cui il mondo possa riunirsi.”

Esorta António Costa, presidente del Consiglio europeo: “Il modo europeo di affrontare le sfide, attraverso la diplomazia, il multilateralismo, nel rispetto del diritto internazionale e con decisioni fondate sulla conoscenza, deve continuare a produrre risultati concreti”.  Di maggiore unità e protagonismo parla anche la presidente dell’EUI, Patrizia Nanz: “Le nuove generazioni esprimono il bisogno di un’Europa più unita. I cittadini, soprattutto i giovani, chiedono più Europa, il che non significa necessariamente che vogliano l’Europa così com’è. All’ EUI dobbiamo affrontare le grandi sfide del nostro tempo: dall’Intelligenza Artificiale al cambiamento climatico. L’Istituto è un luogo in cui l’Europa pensa, discute, costruisce il suo futuro”. E adesso, la sfida più urgente è la pace. Dice il presidente del Portogallo António José Seguro: “L’Europa che desidero per i miei figli e per le future generazioni è un’Europa che continui a essere sinonimo di pace, libertà e prosperità. Non perché sia sempre stato così, ma perché, generazione dopo generazione, abbiamo scelto di costruirla in questo modo”.

In foto Antònio Costa

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