| Le hai udite, Aretusa mia, le tristi novelle?”. Questa non è solo una semplice espressione proverbiale usata scherzosamente nel greco moderno per mettere in guardia qualcuno di fronte a un ostacolo imprevisto, ma rappresenta anche il distico più celebre del capolavoro della letteratura greca moderna, “Erotocrito”. |
| Databile tra la fine del Cinquecento (1590-1610) e pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1713 da Antonio Bortoli, questo poema cavalleresco narra l’amore tormentato ma dal lieto fine tra il cavaliere valoroso Erotocrito, detto anche Rotocrito o Rocrito, da éros e krino, “malato d’amore” e la bella e virtuosa Aretousa, il cui nome richiama areti, la virtù. Composto in greco nel “verso politico di età bizantina” e articolato in cinque libri, il poema è generalmente attribuito a Vicentzos Kornaros (1553? – 1613/14?), veneziano residente a Creta o più probabilmente cretese di origini venete. |
| Bortoli, nella prefazione all’”Erotocrito”, spiega di aver dato alle stampe l’”Erotocrito” su consiglio di uomini eruditi, per offrire al pubblico un’opera “semplice” ma molto apprezzata, soprattutto tra gli esuli cretesi. Il poema, scrive Bortoli, è amatissimo nelle isole dell’Adriatico, nel Peloponneso e a Zante, dove i discendenti dei cretesi “sventurati” lo considerano un rifugio affettivo. In altre parole, non un’opera accademica, ma un libro popolare che continua a dare diletto e conforto a chi ha perso la propria patria e che riflette il dialogo letterario tra l’area culturale greca e italiana. |
| Per comprendere appieno la prefazione di Bortoli, occorre fare qualche passo indietro. All’epoca della composizione dell’”Erotocrito”, Creta è sottoposta al dominio veneziano – dominio iniziato con la Quarta Crociata 1204 e terminato nel 1669, anno in cui dopo un assedio ventennale il doge, Francesco Morosini, consegna l’isola all’Impero Ottomano. Ricordiamo inoltre che circa due decenni prima della composizione del poema, la multietnica e cosmopolita Serenissima perde le isole di Naxos e dell’Eubea nella battaglia di Lepanto (1571) e Cipro (1573). |
| È proprio durante il periodo veneziano che la letteratura cretese fonde la tradizione ellenico- bizantina e l’estetica rinascimentale italiana. |
| La data chiave da tenere bene a mente in questo contesto è il 1453, l’anno della Caduta di Costantinopoli, che provoca una diaspora di dotti verso Creta. Ne emerge una cultura specificamente veneto-cretese arricchita da una solida tradizione bizantina e un’impronta umanistica italiana. Inoltre, Creta al centro del crocevia Mediterraneo di commerci, vede fiorire una borghesia urbana colta e dinamica. |
| I membri di questa nuova classe, spesso formatisi nelle università italiane, insieme alla nobiltà locale, animano la vita culturale cretese fondando biblioteche e accademie come quella dei Vivi” a Rethymno, “degli Sterili” a Hania e “degli Stravaganti” a Herakleion. |
| Quest’ultima fondata alla fine del Cinquecento da Andrea Cornaro, fratello di Vicentzos – autore della “Historia Candiana”, ospita tra gli altri Giambattista Basile (1566-1633), autore de Lo Cunto de li cunti” (o “Pentamerone”) e dell’idillio pastorale “Aretusa” (1618), nel cui titolo risuona il nome dell’eroina dell’”Erotocrito”, mettendo in evidenza una sicura influenza del poema di Cornaro sulla penna del napoletano |
| Quella di Erotocrito e di Aretousa è una storia d’amore impossibile: la figlia del re d’Atene è allontanata dal padre perché Erotocrito non appartiene al suo rango. Consumato dalla passione, Erotocrito canta nel giardino del palazzo, e Aretousa, pur senza vederlo, ne resta affascinata. Quando la principessa indice un ballo per scoprirne l’identità, Erotocrito fugge per evitare la prigionia, esiliandosi in terre lontane. Solo la scoperta di un manoscritto con le sue melodie rivela ad Aretousa la verità. Tra tornei, invasioni valacche e incantesimi, la riconciliazione avviene grazie all’anello di fidanzamento, simbolo tangibile dell’amore che li unisce. |
| Tra le fonti dell’”Erotocrito” troviamo testi fondamentali della tradizione rinascimentale italiana: i trecenteschi “Filocolo” e “Filostrato” del Boccaccio, le cui trame si basano sul concetto di fatica d’amore o “labor amoris” (in greco “philos” – amore e “colon” – sforzo, da cui il titolo “Filocolo”- fortemente vicino a “Erotocrito”) ed il quattrocentesco Paris et Vienne di Pierre de la Cypède, romanzo cavalleresco pubblicato per la prima volta ad Anversa nel 1478 e conosciuto da Kornaros attraverso una rielaborazione italiana in ottave di Angelo Albani Orvietano intitolata “L’innamoramento di due fedelissimi amanti” (1621). Nel ricco arazzo culturale del Rinascimento italiano meridionale, “Il pianto d’Aretusa” di Bernardino Martirano (1490-1548) – uno dei vertici della poesia mitologica calabrese, scritto nel dialetto calabrese e pubblicato postumo nel 1563, poi ripreso in un’antologia veneziana del 584 curata da Antonio Terminio Bernardino – è un’altra probabile fonte dell’”Erotocrito”. |
| Il poema si avvicina più al romanzo bizantino che non al “romans” europeo occidentale: se è vero che prevalgono i registri lirico e sentimentale tipici dei “romans” francesi, e che la grande giostra del secondo libro testimonia di un tipo di intrattenimento, importato nel mondo bizantino dal dominio veneziano – a Corfù ad esempio viene introdotto nel 1559 da Romanello da Viterbo, governatore dell’isola-, nel poema, la cavalleria si “grecizza”. Così al torneo panellenico sfilano i principi di tutte le province elleniche: il principe di Nauplie, il signore di Modone, quello di Eubea, il signore di Macedonia, il figlio del re di Bisanzio, il signore di Patrasso, il principe di Cipro e il principe di Creta. |
| L’Erotocritos vive a cavallo tra popolare e colto. Amatissimo dal pubblico, in epoca rinascimentale viene cantato dai cantastorie e durante il Carnevale nelle isole Ioniche gli abitanti si travestono da personaggi del poema, trasformando il racconto in uno spettacolo collettivo. Al contempo, suscita scandalo nelle corti cretesi e tra i fanarioti, i Greci colti di Fanaria Costantinopoli, conservatori della lingua arcaicizzante e sostenitori del “katharevousa”, lingua ufficiale della burocrazia e delle scienze, in contrasto con il “dimotiko” popolare. |
| Oggi l’“Erotocrito” in Grecia è un prodotto folk-pop grazie al musicista Christodoulos Hàlaris, che nel 1976 compone la musica per dodici brani del poema: le sue melodie, quasi indistinguibili delle originarie musiche popolari cretesi e di alcune accompagnate dall’inconfondibile voce di Nikos Xylouris vengono incise in casa discografica, segnando subito un successo commerciale senza eguali per un testo epico rinascimentale. |
| Bibliografia |
| Beaton, Roderick. “Erotokritos and the History of the Novel.” Kampos: Cambridge Papers in Modern Greek, vol. 12, 2004. |
| Carpinato, Caterina. “Prefazione.” In Erotokritos [Romanzo d’amore e cortesie], di Vitsentzos Kornaros, a cura e traduzione di Cristiano Luciani, ETPbooks, 2020, pp. 7-22. |
| Dim. Tsolkas, Ioannis. “Il ‘malato d’amore’ e la letteratura cretese ai tempi del dominio veneziano.” Cultura – Storia, 4 giugno 2019, www.puntogrecia.gr/il-malato-damore-e-la- letteratura-cretese-ai-tempi-del-dominio-veneziano/. |
| Lavagnini, Bruno. Storia della letteratura neoellenica. Nuova Accademia, 1955, pp. 68-78. |
| Kornaros, Vitsentzos. Erotocrito. Introduzione, traduzione e note di Francesco Maspero, Milano, Bietti, 1975. |
| Morgan, Gareth. “French and Italian Elements in the Erotocritos.” Κρητικά Χρονικά, vol. Ζ’, n. II, 1953, pp. 201-228. |
| Pernot, Hubert. “Le roman crétois d’Erotokritos.” Revue des Études Grecques, vol. 28, n. 1271 915, pp. 129-183 |
| Seferis, George. “Essais : Hellénisme et Création.” Mercure de France, no. 302, 1987, pp. 143- 177. |
| Yiavis, Kostas. “The Greek Erotokritos and the Italian Aretusa: Open-Ended Texts in Renaissance Literature, and Kornaros’s Creative Conservatism.” Rivista di Letteratura Comparata Italiana, Bizantina e Neoellenica, vol. 1, 2017, pp. 23-34. |