Francia in crisi: governo sul filo, furto del secolo al Louvre e un presidente in galera

Un sondaggio di Le Monde: nove francesi su dieci in collera

Tempi duri per i francesi: già nella tormenta politica da mesi, devono ora sopportare anche un attacco ai suoi gioielli di famiglia, vissuto come una insopportabile umiliazione per il Paese. Appena congiurata, almeno provvisoriamente,  una nuova censura del governo, la Francia è stata nuovamente messa KO da un audacissimo colpo che con la profanazione del suo massimo tempio dell’arte ne vede il simbolo del suo declino .

Lo spettacolare furto compiuto domenica mattina nel più visitato museo del mondo è da allora al centro di tutte le attenzioni mentre fioccano gli interrogativi, soprattutto quelli sulle carenze nella sicurezza del museo, carenze che, va detto, la direzione  aveva in passato segnalato più volte. La stessa Corte dei conti in un recente rapporto aveva evidenziato tutta una serie di punti deboli nella sicurezza del museo , tra cui quello del numero altamente insufficiente di telecamere di videosorveglianza.

Il presidente Emmanuel Macron aveva recentemente annunciato un vasto programma di rinnovamento del museo che comprendeva misure di sicurezza, ma in  tempi assai lunghi. Il risultato è che quattro uomini, fingendo di essere operai, sono riusciti entrare senza essere disturbati nella galleria in cui erano esposti i gioielli più preziosi del museo fuggendo poi con il bottino a bordo di due rapide moto. La galleria era stata raggiunta con un montacarichi montato su un camion parcheggiato contro senso lungo la Senna, in un’area che, almeno in teoria, è sempre sotto stretta sorveglianza. In meno di sette minuti sono riusciti a salire sul balcone del primo piano, penetrare nella sala dove già stavano affluendo turisti, rompere le vetrine e impadronirsi di nove pezzi, tutti legati a Napoleone I e III. 

Diademi e tiare di inestimabile valore anche storico. Mentre è cominciata una caccia al ladro senza precedenti nella speranza di acciuffare gli audaci ladri, il governo cerca di minimizzare le ricadute politiche del misfatto assicurando che non riusciranno a sfuggire alla giustizia. Quanto al recupero del bottino di difficile smercio, almeno in Francia, molti temono che se non si fa in fretta i gioielli vengano smontatutati per poter vendere sul mercato nero le pietre preziose.

Quello che è già stato denominato ‘il furto del secolo” ha intanto fatto passare in secondo piano l’inizio ieri della discussione del bilancio 2026., che, come vuole la costituzione, deve essere approvato dal Parlamento entro la fine dell’anno. I lavori sono cominciati in sede di commissione e già sono emerse, come previsto, profondi dissensi che hanno riproposto lo spauracchio di nuovi voti di censura. Il primo ministro Sebastien Lecornu era riuscito la settimana scorsa a evitare di misura la censura nell’assicurarsi l’astensione dei socialisti cui ha promesso la sospensione della riforma pensionistica fino alle prossime elezioni presidenziali (2027).

Una promessa che secondo molti analisti rischia di non essere mantenuta perché deve essere presentata nel quadro del finanziamento della “securiité sociale” già al centro di accese polemiche per il forte aumento delle spese sanitarie a carico degli assistiti. Molti sono i punti che potrebbero far saltare il fragile equilibrio del governo Lecornu, perché il progetto di bilancio è sotto accusa per puntare più su un aumento del carico fiscale delle fasce meno abbienti che sulla riduzione delle spese necessario per risanare le finanze dello stato, in rosso sul fronte del debito e dell’indebitamento. Il timing si annuncia comunque stretto perché  in un settantina di giorni il parlamento dovrà prendere  in esame oltre 1.5OO emendamenti. Lecornu inoltre non potrà ricorrere, come  promesso per spianarsi la via alla formazione del governo dopo mesi di instabilità politica , all’articolo 43.9 della Costituzione che consente l’adozione di una legge senza voto. Insomma gli ostacoli non mancano anche perché le divisioni tra i tre blocchi parlamentari non accennano a smorzarsi facendo così precedere accese battaglie il cui esito potrebbe tradursi in una nuova censura del governo.

Che il Paese stia passando un momento difficile lo sottolinea anche un sondaggio pubblicato ieri da“Le Monde’ da cui emerge come l’instabilità politica abbia eroso la fiducia nei confronti del mondo politico e il funzionamento della democrazia. Così, stando ai dati pubblicati dal quotidiano, nove persone su dieci si dicono scontente o in collera; circa il 60% é a favore delle dimissioni di Macron, otto su dieci ritengono che il sistema democratico non stia funzionando come dovrebbe e che non sono ben rappresentati. Il sondaggio indica anche che il Rassemblement National, il partito di estrema destra guidato da Marina Le Pen, é il partito cui i francesi si sentono più vicini o meno lontani. 

Intanto l’ex presidente Nicolas Sarkozy dormirà nel carcere parigino della Santé. Condannato a cinque anni per associazione a delinquere legata ai suoi legami con il presidente libico Gheddafi,  ha già fatto domanda di essere messo o in libertà vigilata, richiesta che sarà esaminata tra un paio di mesi. Prima di varcare la soglia della prigione l’ex capo di stato che continua a dirsi innocente e vittima di persecuzione da parte della magistratura, è andato all’Eliseo dove é stato ricevuto da Macron. Un incontro che ha sollevato polemiche ma che l’attuale presidente si è giustificato affermando che era “normale, sul piano umano, ricevere uno dei miei predecessori”. Che Sarkozy non rischia di essere un detenuto come gli altri ci ha pensato anche il ministro della giustizia Gérald Darmanin che ha già annunciato che lo andrà  trovare alla Santé. L’ex presidente risiederà da solo in una cella di 9 metri e non verrà mai a contatto con gli altri detenuti. Quanto vi rimarrà? Solo l’idea dell’incarcerazione di un ex capo dello stato era per i più impensabile e si va ad aggiungere a alla peculiarità dei tempi che sta vivendo la Francia.

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