La riunione dei paesi appartenenti al gruppo dei BRICS tenutasi a Rio de Janeiro il 6 e 7 luglio, benché non si presentasse come un vertice scintillante, sembra aver generato un impatto la cui onda è ancora in movimento. Intorno alla data dell’incontro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva definito i BRICS come un’organizzazione che opera contro gli interessi americani mantenendo la minaccia di terribili dazi contro qualsiasi paese che decidesse di abbandonare il dollaro come moneta per le transazioni internazionali anche quando queste non riguardano gli scambi con gli USA.
Il giorno dopo la chiusura dell’incontro di Rio, Trump ha imposto dei dazi del 50% sulle importazioni dal Brasile, ostentatamente per protestare contro il processo nei confronti del suo amico ed ex presidente Jair Bolsonaro ma in realtà dando il via al conflitto economico contro i BRICS. E’ da notare che il Brasile ha un deficit, non molto grande, nel commercio con gli Stati Uniti. Non dovrebbe quindi venir penalizzato tramite l’imposizione di dazi. Tuttavia la politica di Trump è assolutamente arbitraria ed ha un solo obiettivo che in inglese si riassume nel detto ‘conservare la torta e mangiarla allo stesso tempo’. In pratica significa mantenere l’esorbitante privilegio che conferisce il ruolo globale della moneta USA al sistema finanziario e politico americano, svalutando simultaneamente il dollaro.
La sfrontatezza non è nuova. Emerse brutalmente alla fine del 1971 a Roma durante l’incontro dei G10 in seguito all’abbandono della parità fissa dollaro-oro proclamato dal presidente Nixon il 15 agosto del medesimo anno. All’incontro di Roma John Connally, Segretario al Tesoro di Nixon, affermò:”il dollaro è nostro ma il problema è vostro”. I problemi che Washington scaricava sugli “alleati” erano l’eccessivo deficit estero USA nonché la bassa partecipazione europea e giapponese alle spese militari per la difesa comune. Il tutto mentre gli Stati Uniti spendevano senza limiti nella loro guerra al Vietnam.
Il vertice di Rio ha visto la partecipazione dell’Indonesia, 285 milioni di abitanti rappresentata dal suo presidente Prabowo Subianto e dell’Iran, 91 milioni di abitanti rappresentato dal ministro degli esteri Abbas Araghchi. Entrambi i paesi sono entrati a far parte dei BRICS come membri a pieno diritto nel gennaio di quest’anno assieme agli Emirati Arabi, Egitto ed Etiopia. In tal modo i membri a pieno titolo diventano 10, cioè i suddetti paesi ed i cinque iniziali: Brasile, Cina, India, Russia, Sudafrica. Inoltre altri 10 paesi hanno lo status di stati partner e sono costituiti da Belarus, Bolivia, Cuba, Kazakhstan, Uzbekistan, Nigeria, Uganda, Thailandia, Malaysia, Vietnam. Nel summit del 2024 a Kazan in Russia, il Presidente Putin aveva appoggiato la domanda del Venezuela, cui è contrario il Brasile e non sembra che la questione sia stata risolta.
Il vertice di Rio non si è posto in contrapposizione al dollaro, sebbene il presidente Lula nel suo discorso abbia parlato della creazione di una nuova moneta. Per il Brasile ed il governo di Lula gli Stati Uniti stanno diventando una mina vagante con Trump che interferisce nel sistema giudiziario e usa o minaccia di usare la clava dei dazi. Il Brasile realizza la maggior parte del suo surplus commerciale con la Cina e l’insieme dei BRICS, soprattutto nella loro componente asiatica in crescita, può costituire un’area in espansione per le esportazioni industriali brasiliane, in particolare nella produzione aeronautica. I partecipanti non hanno neanche attaccato il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale proponendo invece l’ampliamento del ruolo dei paesi del sud del mondo all’interno di questi organismi. È improbabile che la proposta possa arrivare in porto in quanto gli Stati Uniti e gli altri paesi occidentali non accetterebbero di vedere ridotte le loro quote partecipative. A Rio è stato deciso di conferire alla banca dei BRICS, la New Development Bank (NDP), un ruolo attivo nella diversificazione delle fonti di finanziamento e nell’ampliamento dell’uso delle monete locali. Tuttavia la NDP contiene un problema non secondario: quello di essere stata fondata nel 2014 su un capitale in dollari, pertanto le sue attività sono condizionate dai canali del dollaro tra i quali il sistema SWIFT.
Il problema fu individuato da un economista russo durante la discussione riguardo la creazione della banca NDP. In questo contesto la Cina ha creato un sistema alternativo più efficace di SWIFT che si basa invece sulla vecchia tecnologia della mail. Si tratta del Cross Border Interbank Payments System (CIPS) e usa una tecnologia blockchain con effetto istantaneo. Il CIPS, gestito dalla Bank of China, agisce per assicurare il clearing delle transazioni internazionali in Renminbi, la moneta della Repubblica Popolare Cinese; i paesi che vi partecipano sono 109. Non posso dire come sia possibile applicare alla NDP un sistema equivalente al CIPS fondato su una tecnologia separata da SWIFT. Per il momento SWIFT e CIPS coesistono ma non è certo che tale coesistenza possa estendersi alla NDP, che per ora opera in dollari, in un contesto in cui gli Stati Uniti sono intenzionati a combattere i BRICS. Tali nodi dovranno essere sciolti in tempi non troppo lunghi in quanto il ruolo macroeconomico della NDP dovrà per forza essere quello di evitare la formazione di squilibri permanenti nelle bilance dei pagamenti dei BRICS. E’ proprio questa idea che Keynes cercò, invano, di far accettare ai partecipanti della Conferenza di Bretton Woods nel 1944 venendo sconfitto dalla delegazione statunitense. E’ da quel momento che inizia il privilegio esorbitante del dollaro sul piano mondiale.
L’entrata nei BRICS dell’Indonesia come paese membro a pieno diritto è un fatto molto significativo in quanto si tratta dello stato più importante dell’ASEAN, quarto al mondo per popolazione, in piena espansione e molto legato alla Cina. Se vi aggiungiamo altri tre paesi dell’ASEAN aventi lo status di partner dei BRICS, la Malaysia (33 milioni di abitanti), la Thailandia (72 milioni), il Vietnam (100 milioni), si ottiene un quadro in cui la più gran parte della popolazione e dell’economia dell’Asia sudorientale è associata ai BRICS. L’ASEAN venne creata nel 1967, circa due anni dopo lo sterminio dei comunisti in Indonesia che comportò molte centinaia di migliaia di vittime, col compito di costituire un zona politicamente filoamericana negli anni della guerra nel Vietnam sotto una parvenza di semi neutralità. Economicamente l’ASEAN veniva legata al Giappone, egemonizzata in ogni campo dalle sue grandi società monopolistiche. Tale assetto fu spazzato via dalla grande crisi asiatica del 1997-98, in cui un ruolo negativo preponderante ebbero le pressioni statunitensi, dello stesso presidente Clinton, per la liberalizzazione dei movimenti in conto capitale. L’Indonesia sprofondò in una profonda crisi politica che comportò un mutamento istituzionale e l’indipendenza di Timor Leste. Tutti i paesi furono sconvolti dalla crisi ed alla fine la Cina, che non aprì la sua bilancia in conto capitale, emerse come il maggiore elemento di stabilità. La zona oggi non è più l’area di dominio del capitale nipponico. E adesso sono in maggioranza associati ai BRICS.
E’ estremamente interessante osservare che a Rio de Janeiro sia il presidente Lula che il primo ministro malese Dato’ Seri Anwar Ibrahim abbiano fatto riferimento alla Conferenza di Bandung in Indonesia del 1955 in cui nacque il movimento dei non allineati. Gli artefici della conferenza furono Zhou Enlai, il celebre primo ministro della Cina popolare, Jawaharlal Nehru per l’India, Sukarno presidente dell’Indonesia. 29 paesi parteciparono alla conferenza di Bandung rappresentando il 54% della popolazione mondiale. Il discorso di Anwar Ibrahim a Rio è stato tutt’altro che formale. Dopo aver sottolineato la natura anticolonialista dell’incontro di Bandung egli ha osservato che il movimento fallì perché, ha detto, eravamo troppo poveri, non sufficientemente preparati, senza scienziati, ingegneri, tecnici e senza industrie. Oggi non è più così.
Ad ottobre vi sarà il summit dell’Asean che molto probabilmente riprenderà una parte dei temi di Rio. Quella dei Brics è un’associazione che va intersecandosi con altre in Asia come l’ASEAN e la Shanghai Cooperation Organization, la cui sede è a Pechino e raggruppa Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, Tajikistan.