Lucca – il Palazzo Guinigi, da poco restaurato ospita una grande mostra di Antonio Bueno, un artista naturalizzato italiano e molto legato a Firenze dove ha anche partecipato ai movimenti dell’avanguardia fiorentina.
Fino al 28 settembre sarà possibile visitare la retrospettiva “Antonio Bueno, fenomenologia di una neo-retroguardia”, a cura di Maria Isabella Bueno, figlia dell’artista, e di Stefano Sbarbaro, con oltre novanta opere, provenienti di importanti musei nazionali e prestigiose collezioni private, foto, documenti in parte inediti e altri lavori che gli eredi hanno messo a disposizione, per apprezzare il percorso artistico e umano dell’artista scomparso a Fiesole nel 1984.
Organizzata dall’Associazione Culturale Bueno, in collaborazione con AG Art Gallery di Alessandro Giusti, rientra nel programma di “Vivi Lucca Eventi 2025” che si avvale del patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Lucca e del Comune di Lucca, con il contributo di Propilei Immobiliare, Banca Cambiano e Orler Gallerie D’Arte.
La mostra approfondisce la ricerca artistica di Bueno con i passaggi più significativi, i cambiamenti e le trasformazioni stilistiche rendendo omaggio a questo protagonista della storia contemporanea, riaffermando così l’attualità della sua eredità artistica.
“In un’epoca dominata dall’urgenza della novità e dall’estetica della provocazione, Antonio Bueno ha saputo fare della pittura figurativa uno strumento di resistenza culturale: un linguaggio consapevole, ironico e colto, capace di interrogare il presente senza cedere all’effimero. La sua opera, libera dalle mode eppure profondamente radicata nel suo tempo, continua a parlare al nostro sguardo contemporaneo con sorprendente freschezza e lucidità”.
Il progetto intende ripercorrere le varie fasi dell’opera di Bueno, nato Berlino nel 1918, dalle sue fasi iniziali e alle partecipazioni alle varie correnti, nel movimentato clima culturale della seconda metà del Novecento, vissuto con la sua originalità e versatilità, anticipando, per certi versi, i conflitti e le contraddizioni postmoderne che valorizzano la pluralità, la frammentazione, l’ironia e il gioco. “Il gusto per la citazione e la parodia con cui celebra ironicamente gli stili del passato unito alla capacità di ibridare cultura alta e popolare, ne fanno un pittore di grande modernità che oggi è possibile rivalutare appieno proprio nella complessità del suo percorso”.
Nelle sale di Palazzo Guinigi, nel lungo percorso museale si evidenzia la creatività di Bueno, dalla nascita della sua parabola, che prende forma in modo coerente e continuo, fondamentale nel suo cammino artistico.
Nell’arte italiana del secondo dopoguerra, Bueno è presente con lavori sempre fuori dagli schemi ma capace di un confronto aperto con i movimenti di quel periodo, restando fedele alla propria singolare ricerca artistica. Colto e raffinato, lontano da ideologie e retoriche sperimentali, Bueno si avvolge della sua propria visione e della sua capacità di stupire con la sua abilità tecnica.
Interessato al seicento spagnolo, principalmente alle opere di Velázquez e di Zurbarán, studioso della tradizione pittorica italiana, in particolare dei maestri del Rinascimento, ha la capacità di unire queste due grandi eredità del passato. Dopo il periodo dei Pittori Moderni della Realtà condivisa, intraprende un percorso stilistico in cui interpreta in modo personale la neometafisica, rievocando le atmosfere di Piero della Francesca.
Negli anni Sessanta, Antonio Bueno partecipa attivamente alle correnti artistiche di quel tempo e uno dei fondatori del Gruppo 70, sperimentando diverse tecniche espressive, quali arte-spettacolo e audio-pittura, ma poi ritorna ad una forma di figurazione che lui definisce neo-kitsch o di neo-retroguardia. Con il grande successo di mercato il suo linguaggio diventa riconoscibile attraverso vari soggetti iconici e contemporaneamente reinterpreta in modo ironico i grandi maestri del passato, i d’après che sono da considerarsi come la sua maturità artistica.