Salterà il banco dei social? Dovranno essere modificati gli algoritmi delle piattaforme che fanno stare attaccati allo smartphone anche ragazzini sotto i 12 anni? Molto dipenderà dal processo avviato negli States sulla base della causa intentata a Meta e Google da Kaley G.M., una ragazza di 19 anni che, insieme alla sua famiglia, accusa i social delle proprie difficoltà psicologiche, tra cui ansia, depressione e pensieri suicidari. La giovane afferma di aver iniziato a utilizzare YouTube quando aveva 6 anni e Instagram a 11. Attraverso il processo chiede un risarcimento per le spese legate alle cure e, allo stesso tempo, che le piattaforme segnalino in modo più chiaro i rischi connessi a un uso eccessivo.
È solo il primo di una serie di processi già iniziati. Altri ne seguiranno se le prime cause dovessero determinare risarcimenti milionari a favore dei ragazzi intrappolati nel meccanismo dei social. Oltre ai casi individuali, Meta sta affrontando azioni legali coordinate da oltre 30 Stati americani. Una sentenza di ottobre 2025 ha stabilito che tali cause possono procedere, consentendo agli Stati di raccogliere prove per dimostrare che l’azienda ha ingannato il pubblico sui rischi per la sicurezza dei giovani.
È già iniziato anche il processo in New Mexico a Santa Fe; il Procuratore Generale Raúl Torrez accusa Meta di aver trasformato Facebook e Instagram in un “mercato per predatori”, fallendo nel proteggere i minori da sfruttamento sessuale, adescamento e traffico di esseri umani. Lo Stato del New Mexico sostiene che Meta abbia violato l’Unfair Practices Act, dichiarando pubblicamente che le piattaforme fossero sicure pur essendo consapevole dei rischi interni. Durante le udienze di febbraio, sono state presentate testimonianze di investigatori sotto copertura che hanno dimostrato come profili di finti adolescenti venissero rapidamente approcciati da adulti con intenzioni sessuali. Sebbene non abbia ancora testimoniato in questo specifico processo, Mark Zuckerberg è inserito nella lista dei potenziali testimoni e potrebbe essere chiamato a deporre nelle prossime settimane.
Intanto, la Corte Superiore della Contea di Los Angeles ha visto per la prima volta nella sua carriera, Zuckerberg, amministratore delegato di Meta, deporre in un processo civile. L’azienda è finita sotto accusa negli Stati Uniti per il presunto ruolo dei suoi algoritmi nel creare dipendenza negli utenti, soprattutto tra i più giovani, in particolare attraverso Instagram. Nella stessa causa avviata da Kaley G.M. è coinvolta anche Google per il funzionamento della piattaforma YouTube. Invece la società che controlla TikTok, ha patteggiato, raggiungendo un accordo con la controparte.
Il giorno dell’udienza, il 18 febbraio 2026, è certamente una data significativa per la storia dei social. Perché per la prima volta, negli Stati Uniti, una giudice ha ritenuto che ci siano gli elementi necessari per portare avanti il processo in sede civile.
L’elemento chiave del processo è la dimostrazione della dipendenza da social dei ragazzi sotto i 12 anni, determinata, secondo l’accusa, da un funzionamento degli algoritmi creato apposta per far rimanere gli under 12 attaccati al loro smartphone seguendo i social con lo scroll per ore ed ore.
A Los Angeles sono state prodotte dall’accusa mail interne a Meta in cui manager di primo livello si congratulavano per aver raggiunto proprio quell’obiettivo: la dipendenza. Zuckerberg si è scusato per il malfunzionamento del filtro di Instagram progettato per gli under 13. Ma ha respinto le critiche, sostenendo che strumenti come le sue piattaforme rientrino nella sfera della libertà di espressione degli utenti.
La dimostrazione della dipendenza non sarà facile. L’azienda sosterrà di non aver avuto cognizione degli effetti dei propri algoritmi. E di aver posto rimedio fin dal 2018, quando ebbero qualche avvisaglia. Chissà se verranno chiamati in aula tutti i programmatori “pentiti”, che negli anni hanno dichiarato a più riprese che lo scopo delle piattaforme era proprio la fidelizzazione fin da bambini della più vasta platea di utenti.
Si legge nei capi di accusa dei procedimenti avviati a ottobre 2023 dagli oltre 30 Stati americani: “Meta non ha rivelato che i suoi algoritmi sono stati progettati per stimolare la produzione di dopamina nei giovani utenti, creando una spirale di coinvolgimento che crea dipendenza. Meta ha avuto determinazione nell’applicare la funzionalità di Facebook e Instagram ad algoritmi in grado di indurre dipendenza con lo scopo di massimizzare il profitto. Lo ha fatto senza distinzione e tutela per i bambini e gli adolescenti, essendo pienamente consapevole dei rischi prodotti da questa modalità, come attestano alcuni testimoni ex dipendenti di Facebook anche di fascia manageriale. Gli algoritmi di Meta incoraggiano l’uso compulsivo, che Meta non rivela. Meta ha progettato i suoi algoritmi per massimizzare il coinvolgimento dei ragazzi. Meta impiega caratteristiche di design, tra cui, a titolo esemplificativo e non esaustivo, lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche push e i contenuti effimeri, che lavorano per annullare i tentativi dei giovani utenti di disimpegnarsi dalle piattaforme di Social media di Meta. Queste tattiche, che sono interamente sotto il controllo di Meta, rendono difficile per i giovani utenti interrompere l’impegno con le piattaforme di Meta, indipendentemente dal contenuto con cui gli utenti interagiscono”.
Il procuratore generale di New York Letitia James affermò: “Meta ha tratto profitto dagli utenti bambini, progettando intenzionalmente la funzionalità dei social con caratteristiche manipolative che rendono i bambini dipendenti dalle loro piattaforme abbassando la loro autostima. Così, le società di social media, inclusa Meta, hanno contribuito a una crisi nazionale di salute mentale giovanile e devono essere ritenute responsabili. Facebook non è riuscito a proteggere il benessere dei bambini sulle piattaforme”.
L’azienda di Zuckerberg replicò con il portavoce di Meta, Andy Stone: “Condividiamo l’impegno dei procuratori generali nel fornire agli adolescenti esperienze online sicure e positive e abbiamo già introdotto oltre 30 strumenti per supportare gli adolescenti e le loro famiglie – afferma in una nota – Siamo delusi dal fatto che, invece di lavorare in modo produttivo con aziende di tutto il settore per creare standard chiari e adeguati all’età per le numerose app utilizzate dagli adolescenti, i procuratori generali abbiano scelto questa strada”.
Ma chi sono i manager a cui alludono i procuratori degli Stati che hanno intentato causa a Meta? Esponenti di primo piano dell’escalation dirompente dei social. Come Aza Raskin, l’inventore dello scroll che, a proposito delle qualità di dipendenza di questa funzione, dichiara: “Se non dai al tuo cervello il tempo di recuperare i tuoi impulsi allora continui a scorrere”.
Il primo presidente di Facebook, Sean Parker, dichiara nel corso di un convegno a Roma: “Solo Dio sa i danni che i social network hanno creato al cervello dei nostri figli”. E aggiunge: “Facebook e gli altri social media approfittano delle vulnerabilità della psicologia umana con un meccanismo che crea dipendenza come una droga”. In quell’occasione, Parker si definisce un ‘obiettore di coscienza’ dei social media e rivela: “Il processo creativo dietro queste applicazioni, a partire da Facebook, è stato ispirato da questa domanda: come posso consumare più tempo e attenzione possibile? Voleva dire cercare il modo di dare qualche ricompensa, una piccola dose di dopamina ogni tanto, ad esempio un ‘like’ alla tua foto o al tuo post. E questo porta a produrre più contributi, che danno più interazioni e commenti. È un ‘loop’ di validazione sociale. I creatori di questo meccanismo di dipendenza, gli inventori, come me e Mark, Kevin Systrom di Instagram, lo capivamo perfettamente – conclude Sean Parker – Ma l’abbiamo fatto lo stesso”.
Scrive uno dei primi finanziatori di Zuckerberg, Roger McNamee, nel suo libro “Zucked”: “I bambini sono molto più vulnerabili alla tecnologia da schermo di quanto potessi immaginare: gli schermi compromettono di molto lo sviluppo, sia per gli effetti negativi legati alla stimolazione della dopamina, sia per la riduzione dell’interazione sociale. Basta pochissimo per scatenare un eccesso di dopamina a quell’età. I medici hanno osservato che i bambini che passano troppo tempo davanti agli schermi soffrono di una varietà di disturbi dello sviluppo inclusi deficit dell’attenzione e depressione”.
Dal 4 febbraio 2004, data di nascita di Facebook, e ancora di più dopo il 9 gennaio 2007, giorno in cui Steve Jobs annunciò il lancio del suo Iphone creando l’infrastruttura ideale dei social, il mondo ha iniziato a cambiare. A poco a poco occupando sempre più tempo della vita degli adulti. In modo dirompente, invece, stravolgendo del tutto le modalità tipiche di vivere i giorni dell’infanzia e dell’adolescenza.
Ora schiere di agguerriti legali si combatteranno nelle aule dei tribunali americani. L’esito dei processi è imprevedibile perché la resistenza delle piattaforme sarà intensa e determinata. Intanto, lo scroll, il tipico meccanismo di scorrimento dall’alto in basso dei social, continuerà a tenere legati agli smartphone milioni di bambini in tutto il mondo. Immersi dentro un universo di like, inconsapevolmente privati di giochi che prima dell’avvento dei social e degli smartphone non avevano bisogno degli algoritmi.
In foto Mark Zuckerberg