Tre guerre sudamericane nell’ultimo libro di Giovanni Verusio

Rigore storico che non trascura la “sproporzionata immaginazione” del continente
Combate Naval de Iquique, olio su tela, di Thomas Somerscales

L’ultima fatica di Giovanni Verusio, avvocato internazionale per professione, storico ed etnologo per passione, con ormai decine di esperienze sul campo e altrettanti libri all’attivo, titola ‘Tre guerre in Sud America’. Servirebbe però aggiungere ‘sconosciute’, almeno in Italia.

Il libro tratta di tre guerre internazionali combattute tra stati sudamericani, estranee anche alle battaglie di Garibaldi legate, come si sa, alle rivolte repubblicane e alle guerre civili in Brasile e Uruguay. 

Un libro avvincente, sia per quanto si racconta, sia perché è scritto con grande maestria in un bell’italiano limpido, non senza pennellate di tragico humour. Nanni Verusio ha in sostanza trovato il modo più competente, ma allo stesso tempo più semplice, razionale e scorrevole per farlo apprezzare anche a noi italiani, arricchendo la storia militare con varie cartine, annotazioni etnografiche e culturali, di costume, di psicologia locale, spesso muy muy pasionada. Fin troppo.

Non va infatti dimenticato che oltre alle guerre trattate, il continente si è nutrito di un’infinità di rivoluzioni, caudilli, colpi di stato e dittature militari sanguinarie fino alla seconda metà del Novecento, evocate in parte dalla longa manus degli Stati Uniti per motivi economici, ideologici e geostrategici durante la guerra fredda: Pinochet in Cile, Videla in Argentina, Garrastazu Medici in Brasile. E oggi gli imperi dei narcos in Equador e Bolivia, più, in Venezuela, la presidenza autoritaria di Nicolás Maduro.

La guerra detta della Triplice Alleanza risale alla seconda metà dell’Ottocento (1864-70), mentre negli Stati Uniti era in corso la guerra civile (1861-65), e il giovane Regno d’Italia combatteva al fianco della Prussia contro l’Austria la breve terza guerra d’indipendenza  (1866).

Protagonisti della Triplice i due giganti teritoriali Brasile e Argentina alleati dell’Uruguay, uno dei più piccoli. Tutti contro il Paraguay. La guerra del Pacifico ė di pochi anni dopo (1879-84), Cile contro Bolivia e Perù. Infine la guerra del Chaco, combattuta negli anni Trenta del Novecento (1932-35) tra Paraguay e Bolivia.

Perché queste guerre? La prima perché il Paraguay, allora il solo stato senza sbocco sul mare, decise di conquistarselo con la forza per portare le proprie merci, lungo i fiumi, fino al Rio de la Plata e da lì all’Oceano Atlantico. Ma per l’aggressore finì in tragedia. 

Quella del Pacifico fu una disputa per le miniere di salnitro e i depositi di guano. A rimetterci fu la Bolivia: i suoi mille chilometri di costa se li spartirono Cile e Perú e diventò quindi il secondo stato senza accesso al mare. 

Infine la guerra del Chaco divampata tra i due precedenti sconfitti per accaparrarsi il petrolio che si diceva essere sotto quella enorme distesa desertica. Vinse il Paraguay e la Bolivia perse un’altra grande fetta di territorio. Beffa finale: il petrolio non fu mai trovato. 

Tragico il risultato di questi conflitti: centinaia di migliaia di morti e sette paesi devastati quando già erano quasi disabitati in rapporto alla loro immensità. Basti pensare che all’epoca della prima guerra, il Brasile, grande circa 28 volte l’Italia, aveva solo 9 milioni di abitanti; nei 2,7 milioni di chilometri quadrati dell’Argentina vivevano 1,7 milioni di persone, e in Uruguay, sette volte la Toscana, appena 250mila.

Tornando al libro, nei paesaggi immensi, nella natura implacabile dove le tre guerre si sono svolte, nei modi in cui sono state combattute, e molto anche grazie alla penna di Verusio, si ritrova d’incanto atmosfere conosciute in tanta narrativa sud americana, nella letturatura di Jorge Luis Borges di cui ancora mi inseguono i simbolismi, le finzioni, gli Aleph, i labirinti, gli scacchi, gli infiniti negli infiniti, i sentieri che si biforcano. 

In particolare, nel libro di Verusio si respira in pieno l’atmosfera di quel realismo magico creato dal colombiano Garcia ‘Gabo’ Marquez nel suo ‘Cent’anni di Solitudine’, in ‘Nessuno scrive al Colonnello’ o nell”Amore ai tempi del colera’. Le mille battaglie, gli amori, i pericoli, gli orizzonti di terre sconfinate, l’estrema povertà, lo straordinario coraggio delle donne, le sconfitte, la solitudine esistenziale, le stregonerie di un mondo selvaggio, improbabile, fantastico, mortale. Il prodotto della ‘nostra sproporzionata immaginazione’, scrive Sepulveda in ‘Patagonia Express’. 

Ovvero l’immaginazione del premio Nobel Vargas Llosa , dei tanghi ardenti di Oscar Piazzolla, delle bossa nova vellutate di Carlos Jobim, Joao Gilberto e Chico Boarque de Hollanda.

In sud America, un’ immaginazione spropositata cresce povera e spontanea, sfrontata come le giocate geniali di Pelé e di Maradona, sensuale come la ‘Donna Flor’ di Sonia Braga, oppure sottilmente malinconica, la ‘saudagi’ di Vinicius de Moraes, un monumento brasiliano. 

In tempi di politicamente scorretto Moraes firmò la piece e la sceneggiatura di ‘Orfeo Negro’, il primo dei due soli Oscar del cinema carioca. Poi con Toquinho i versi di una serie superlativa di canzoni rese celebri in Italia da Ornella Vanoni. Uomini figli della stessa sproporzionata immaginazione che ha consentito all’argentino Osvaldo Soriano di raccontare in ‘Futbol’ la storia del Mundial di calcio dimenticato, giocato nel ’42 in piena guerra in Europa. 

Vinse una squadra di indigeni mapuche contro una di fanatici hitleriani. Arbitro, con cappello e pistola, William Brett Cassidy, figlio di Butch o di Sundance Kid, i due celebri banditi dello Utah rifugiatisi in Bolivia insieme a Etta Place, amante di entrambi.

Ma forse, per dare senso alla paradossale sfilza di equivoci che spesso guida la mano della Storia e la cecità della guerra, vale la pena ricordare la bizzarra vicenda dell’argento argentino.

Inizia con il navigatore veneziano Sebastiano Caboto, uno dei tanti che all’inizio del Cinquecento esplorò le coste del nuovo continente. Risalì dall’Atlantico anche i trecento chilometri del triangolo di mare e acqua dolce dove sbocca il Rio Paranà, lungo 5mila km, secondo solo al Rio delle Amazzoni. Sbarcò in quello che diventerà l’Uruguay, nella zona di Montevideo. In linea d’aria, 58 chilometri a sud c’è la sponda argentina di Buenos Aires. 

Caboto notò addosso agli indigeni ninnoli forse d’argento e pensò che venissero da miniere locali. Perciò battezzò l’estuario del Paranà Rio de la Plata, appunto Fiume dell’argento in spagnolo. Rio che però non è un fiume, né c’entrava d’argento, esattamente come non è d’argento l’Arno di ‘Firenze sogna’ gorgheggiato da Claudio Villa. Il nome finì comunque sulle mappe.

Passarono i decenni, e in vista del Seicento, mentre la Spagna del ‘Siglo de oro’ edificava l’impero transatlantico su cui non tramontava mai il sole, lo scrittore dell’Estremadura Martín del Barco Centenera scrisse un poema epico dedicato all’Argentina, che coniò dal latino Argentum, pubblicato postumo nel 1602. Nella prefazione il perché: spiegava infatti che l’idea del titolo gli era stata suggerita da Rio de la Plata. Così il cerchio si è chiuso. Ecco come può nascere il nome un paese.  Solo che da quelle parti non s’è mai visto un grammo d’argento. I ninnoli degli indigeni erano il dono di una precedente missione portoghese.

Dunque una storia di equivoci che ci porta diretti al grande equivoco del petrolio che causò la guerra del Chaco.

Giovanni Verusio, ‘Tre guerre in Sud America”, ed. Youcan Print, pag. 390 con ricco portfolio di mappe e foto d’epoca, Amazon €29, kindle € 5,99.

Total
0
Condivisioni
Prec.
Il diritto ebraico in Cisgiordania: quando il sionismo religioso ridisegna Israele

Il diritto ebraico in Cisgiordania: quando il sionismo religioso ridisegna Israele

Non solo codice spirituale, assume un ruolo sempre più centrale

Succ.
Maggio: Macbeth, i neri fantasmi dell’anima. Ciro, il trionfo della verità

Maggio: Macbeth, i neri fantasmi dell’anima. Ciro, il trionfo della verità

Verdi e Scarlatti, due titoli agli antipodi quanto a popolarità e frequentazione

You May Also Like
Total
0
Condividi