Totò e la sua Napoli, omaggio al principe della città partenopea

La mostra si tiene a Palazzo Reale, Sala Belvedere, dal 31 ottobre al 25 gennaio 2026

Da un’idea del regista Pupi Avati, componente del Comitato Nazionale Neapolis 2500, nasce la mostra “Totó e la sua Napoli” per celebrare i 2500 anni della fondazione della città partenopea. Il Comitato, istituito congiuntamente dai ministeri degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Cultura, l’ha resa possibile grazie anche a Palazzo Reale di Napoli (Ministero della Cultura), la partecipazione degli Eredi Totò,in collaborazione con Rai Teche e Archivio Storico Luce. Un prestigioso omaggio al grande attore napoletano, a cura di Alessandro Nicosia e Marino Niola  organizzato e prodotto da C.O.R. (Creare Organizzare Realizzare). Tema centrale della rassegna il profondo legame tra Antonio de Curtis, in arte “Totò”, e Napoli, la città che lo ha visto nascere e diventare il grande attore di teatro e di cinema apprezzato in tutto il mondo per la forte vis artistica impregnata di napoletanità.

Non a caso,dopo Napoli, la mostra farà tappa a New York. Un secondo incontro con la città americana dopo quello avvenuto al Lincoln Center nel 2000 quando si tenne la fortunata rassegna cinematografica statunitense «Totally Totò», la prima dedicata al grande comico napoletano,che letteralmente incantó il pubblico americano. Gli spettatori non solo applaudirono “il genio della comicità italiana”, come lo definì Richard Pena, esperto dell’opera di Antonio De Curtis e responsabile della sezione cinema del Lincoln Center, ma lo paragonò a Charlie Chaplin, l’attore che per gli americani è il genio creativo universale dell’umanità ferita e riscattata dall’arte della commedia e della cinematografia.

Perché come in Charlot convivono simbolismo resiliente contro le avversità sociali e l’autorità oltre all’essenza delle origini, così nel personaggio interpretato da De Curtis, è impossibile, come si evince in una nota della mostra, “parlare di Totò senza parlare di Napoli, la grande sorgente della sua attorialità ma anche della sua personalità. Della sua capacità di essere uno, nessuno e centomila”. 

E così grazie ad una enorme mole di documenti originali, manufatti, ricordi, fotografie, filmati, costumi, installazioni mediali, ricostruzioni scenografiche, manifesti e locandine, giornali, testimonianze di coloro che lo hanno amato,affiora come per incanto, “quel legame tra Antonio de Curtis, e la città dove si è formato il suo sguardo, affinato il suo linguaggio comico e costruito quel volto inconfondibile ma provvisorio, pronto a cambiare fattezze, come ogni maschera che si rispetti”.

“Di fatto Totò – ha poi spiegato il curatore Marino Niola – riassume le mille identità di una Napoli che diventa teatro universale, grande metafora della condizione umana. La città lo ha amato moltissimo e incondizionatamente perché ciascun napoletano si è riconosciuto in una delle mille sfaccettature di questa maschera interclassista. Personaggio e persona nel senso letterale del termine che significa appunto maschera. In effetti Totò e la sua Napoli vuole mostrare come Partenope ha modellato Totò e come Totò ha rimodellato Partenope, in tutta la sua miseria e nobiltà, facendone un simbolo che rappresenta tutti coloro che in ogni paese del mondo si sentono vesuviani”.

De Curtis era il napoletano per eccellenza, ma anche l’attore dalla faccia asimmetrica, che lui stesso giustificava così: “Dicono che ho la faccia triste. Non ce l’ho triste. Ce l’ho storta perché mi sono rotto il naso”. E a chi diceva che Totó era la nuova maschera della commedia dell’arte ormai famosa come quelle di Arlecchino e Pulcinella rispondeva “ Ma mi faccia il piacere!’.

Questo perché De Curtis distingueva, come prima di lui i grandi attori della Commedia dell’Arte, la maschera dall’individuo privato, per creare volutamente un distacco artistico e interpretativo. Si separò dal suo personaggio Totò, affinché fosse più facile interpretare la napoletanità, quella sentimentale, mista a miseria e umanità, seria a tratti ironica, drammatica mai banale. Perché se sotto i riflettori Antonio De Curtis era Totó, il principe della risata, nella vita privata, forse in pochi ancora lo sanno, era il gentiluomo garbato che parlava sottovoce persino con i familiari, come lui stesso aveva dichiarato in una celebre intervista a Lello Bersani nel 1963 avvenuta nella sua casa romana.

E nonostante Roma fosse la sua città d’adozione, aveva sempre Napoli nel cuore e nelle vene, come ha spiegato la nipote Elena Anticoli De Curtis,nel ricordare un famoso verso della poesia scritta da suo nonno “Zuoccole, Tammorre e Femmene”. E ha poi aggiunto “Un legame con Napoli che è un legame indissolubile. Mio nonno aveva bisogno di tornare almeno una volta al mese a Napoli,acchiappava l’autista e si faceva portare lì per attraversare il suo quartiere passeggiando di notte per sentire, come diceva lui, “l’odore del vicolo. Ed era solito dire, “io sono parte- napoletano e parte-nopeo”, doppiamente dunque cittadino,doppiamente napoletano vivendo la dualità che da sempre accompagna la storia di questa millenaria città”.

E prosegue: “A distanza di 58 anni dalla sua morte,mio nonno continua ad essere presente e questa presenza elegge Napoli a residenza dell’anima e luogo metafisico dove il mito e l’umano si fondono vivendo nei cuori e nel quotidiano dei napoletani. Non solo per un diritto topografico e anagrafico. Totó, ancora oggi viene vissuto come uno di famiglia nel senso di un’appartenenza quasi parentale che in parte lo è”.

E confermando il suo l’amore nei confronti di Napoli, Anticoli De Curtis conclude: “Nonno con i primi soldi che guadagnó si fece costruire nel 1957 la Cappella al Cimitero del Pianto, si fece fare il calco del suo profilo e aggiunse tutti i suoi titoli, scrisse la data di nascita e lasció in bianco quella di morte. Perché il suo pensiero era quello di avere la sua ultima dimora a Napoli”.

“Totó e la sua Napoli” sarà visitabile all’interno di Palazzo Reale,Sala Belvedere dal 31 ottobre al 25 gennaio 2026, e si articola in sezioni tematiche che ripercorrono la vita e la carriera dell’artista: Le origini, Il Rione Sanità, Il teatro, Le canzoni, Il cinema, Le poesie, Un maestro insostituibile, Totò e le bellezze della sua Napoli, Il saluto della sua Napoli. Focus poi su Il Principe di Bisanzio e Gli amori di Totò. Sarà possibile anche ascoltare la commossa orazione funebre dedicata a Totó dell’attore e amico Nino Taranto che lo stesso tenne in Piazza del Carmine il 17 aprile del 1967 davanti a centomila persone in lacrime. Infine a corredo della mostra un importante catalogo della Gangemi Editore, che raccoglie storia, immagini e un ricco repertorio di straordinarie testimonianze, dell’amato e indimenticato artista napoletano.

In foto Elena Anticoli De Curtis,

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