I “Giovani infelici” di Pasolini scontano ancora le colpe dei padri

Il testo tratto dalle Lettere Luterane messo in scena al Teatro cantiere Florida
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Firenze – L’anniversario doloroso del mezzo secolo dalla morte violenta di uno dei più importanti italiani del Novecento, Pier Paolo Pasolini, può essere ricordato in vario modo: celebrando lo scrittore, il poeta, il regista cristallizzandone l’eredità nel passato e puntando soprattutto sulla sua qualità di artista della parola e dell’immagine al di là del contesto storico e sociale. Oppure decidere di proporre e rappresentare la potenza del suo messaggio e constatare quanto è ancora capace di penetrare nei problemi e nelle contraddizioni del secondo decennio del terzo millennio.

Il Teatro Cantiere Florida di Firenze ha scelto la seconda strada e ha messo in scena una pièce teatrale di parola e di danza realizzata da Riccardo Massai e Angela Torriani Evangelisti tratto da un testo pubblicato postumo nel 1976 nelle Lettere Luterane. Il titolo è di una contemporaneità assoluta: “Giovani infelici”.

Secondo Pasolini i figli che “non si liberano delle colpe dei padri sono infelici” le espiano come una punizione. Un concetto che era alla base della tragedia greca, e che vale in assoluto se i padri allora volta non sono riusciti ad emanciparsi dalla catena della colpa. Tre concetti fondamentali perpetuano l’infelicità  e sono visibili anche nella società  di oggi.

Il conformismo, innanzitutto,  l’inadeguatezza affettiva ed educativa della famiglia e della scuola, il sempre più invasivo ruolo dei media nel manipolare la formazione dello spirito critico nei ragazzi d’oggi. Se nella seconda metà del secolo scorso era la Tv che indirizzava le menti e le abitudini, oggi strumenti ancora più potenti sono i social digitali che moltiplicano enormemente l’infinita attrazione dell’essere come gli altri, di avere gli stessi desideri, di accettare stereotipi e disvalori purché siano condivisi dalla comunità.

In particolare Pasolini attaccava la scuola definendola “insieme organizzativo e culturale di diseducazione”. Il suo declino è ancora più visibile nonostante lo sforzo e l’impegno di tanti bravi insegnanti. Quale contenuto, quale sistema di valori trasmette oggi la scuola? Una denuncia impressionante è venuta da una recente fiction britannica “Adolescence” che ha sollevato un’importante discussione su questo tema.

La colpa dei padri della generazione  dei giovani era riferita da Pasolini al non aver fatto i conti con il fascismo e all’avere accettato classi dirigenti legate a tradizioni, idee, metodi educativi di un passato autoritario, impositivo e negatore della libertà di realizzare la propria identità. Contro tutto questo si ribellò la generazione del  ’68 che a sua volta, è questa la colpa che i giovani di oggi devono espiare, si è adagiata sul benessere e su un edonismo sterile dalla bassa intensità etica. Dipendente da una tecnologia sempre più invasiva e condizionante. Come se questa potesse dare significato e valore all’esistenza.

La guerra a Gaza e in Ucraina hanno invece dimostrato che l’avidità e il possesso tornano a scatenare i peggiori istinti dell’uomo. A tutto ciò si ribellano “i giovani infelici di oggi” che scendono nelle strade come fecero i loro padri ,sperando di essere migliori di loro nella ricerca di un uomo nuovo che si cura della natura e degli altri.  Rivendicano soprattutto il loro diritto al “possesso culturale del mondo che dà la felicità”, parole che concludono il testo pasoliniano e che, afferma il regista, “non si riferiscono solo alla cultura cosiddetta “alta”, ma anche al recupero delle tradizioni, al sapere contadino, alle arti umili che anno dopo anno si vanno perdendo”

Sono le riflessioni che Pasolini ci propone a distanza di 50 anni grazie al pezzo teatrale proposto dal Teatro Cantiere Florida con la regia di Riccardo Massai e le coreografie di Angela Torriani Evangelisti  (una coproduzione di Archètipo e Versiliadanza) e interpretati dagli attori under 35 Emanuele Taddei e Luca Pedron e dalle danzatrici under 25 Stella Ciutti e Matilde Danti

Sul piano della messinscena, certamente non era facile drammatizzare quello che di fatto è un lungo monologo dell’autore, “un’invettiva accorata verso un mondo in rovina “. Tuttavia la potenza del testo, l’impegno e la passione dei giovani attori e alcune soluzioni registiche e coreografiche, come la canzone di Pasolini cantata alla fine dall’Ensemble Fuori dal Coro diretto da Chiara Piccioli, e la rappresentazione del disappunto e della scontentezza disegnando con il rossetto sulla bocca dei protagonisti e dei coristi il tratto di un emotikon negativo , hanno ottenuto l’effetto voluto di tenere gli spettatori concentrati per i 75 minuti di spettacolo.

Foto di Giovani infelici (ph. Andrea Ulivi )

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