Industria fra ripresa e nuovi rischi: il caso del distretto tessile di Prato

Le incognite sono l’inflazione, i costi dell’energia e l’impatto della guerra

Il 2022 ha visto la produzione industriale dell’area del distretto tessile pratese superare mediamente i risultati del resto d’Italia dopo un 2020 catastrofico e un 2021 in leggera ripresa. Dunque un’annata sostanzialmente positiva nonostante l’aumento dei costi delle materie  prime e dell’energia che hanno messo in difficoltà alcuni comparti della filiera.Il manifatturiero pratese ha chiuso il 2022  registrando un +6,8% rispetto a un 2021 che aveva a sua volta segnato un +9,3% successivo al crollo produttivo del 2020 causato dalla pandemia,dunque con un tasso medio di crescita di un + 1,3% del manifatturiero italiano. Con segno positivo i settori pratesi del tessile + 8,7%; della meccanica +6,6%; dell’abbigliamento-maglieria con un + 3,4% che peró ha registrato un calo rispetto al +24,2% del 2021.

Adesso nel 2023 sono in arrivo 10 milioni per il distretto tessile: in uscita 5 bandi da qui al 2024. Un modo con cui l’amministrazione comunale di Prato grazie al contributo straordinario che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ed il Ministero dello Sviluppo Economico hanno assegnato ufficialmente nell’agosto 2022 al Comune laniero, intende sostenere tutte le imprese tessili del territorio. Ma l’incognita per  il distretto sarà sostanzialmente rappresentata dall’inflazione che frena i mercati, dai costi variabili del gas e dell’energia, dagli scenari di guerra del conflitto russo-ucraino, e  dall’andamento del mercato asiatico in particolare quello cinese. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato il 18 aprile il prodotto interno lordo della Cina è cresciuto del 4,5% nel primo trimestre di quest’anno, un «buon inizio» per la ripresa, “intorno al 5%”, prevista dal governo per il 2023. «Tuttavia – ha dichiarato Fu Linghui portavoce dell’Ufficio Nazionale di Statistica,- dobbiamo essere consapevoli che la situazione all’estero è complessa e instabile, la domanda interna è insufficiente e le basi per la ripresa economica non sono ancora solide».

Secondo gli osservatori di casa nostra solo dopo l’estate si potrà assistere ad una ripresa nel settore tessile purché ci siano soprattutto un contenimento dell’inflazione, come ha  spiegato recentemente il presidente di Confindustria Toscana Nord Daniele Matteini, e investimenti strutturali:”Le imprese hanno saputo assorbire gli incrementi di costi, a cominciare da quelli energetici, e a rimanere nonostante tutto competitive sui mercati. Indubbiamente hanno aiutato le ormai consolidate strategie di qualificazione dei prodotti, che hanno consentito di sfuggire alla competizione particolarmente agguerrita sui prodotti basici o di fascia bassa. E’ una situazione comunque al limite, un equilibrio precario che difficilmente reggerebbe ad altri scossoni violenti come quelli che abbiamo subito. Fondamentale quindi che l’Italia che, non bisogna dimenticarlo, vive soprattutto di export, tuteli al massimo le sue aziende e la loro competitività”. 

Matteini ha poi puntato il dito sulle carenze infrastrutturali: “La nostra area ha però bisogno di infrastrutture. Abbiamo  quelle di 30 anni fa. Ci mancano le autostrade, la terza corsia, l’aeroporto adeguato alle circostanze. Siamo in grossa difficoltà per gli impianti, per la gestione dei rifiuti industriali. Lì a volte troviamo più difficoltà ideologiche che pratiche a trovare soluzioni. Bisognerebbe abbandonare queste visioni ideologiche che appartengono a un passato che non esiste più e guardare al futuro tutti insieme”. 

Mentre sulla Multiutility, Matteini si è espresso a favore ma con un occhio attento ai rapporti con Gida, dove l’associazione degli industriali detiene, insieme al Comune di Prato, il 92% delle quote mentre la nuova Multiutility (ex Gruppo Consiag) l’8%: “E’ indispensabile che il servizio sia sempre efficiente, corretto e sostenibile sul piano tariffario, qualunque siano gli scenari futuri. Gida è un elemento fondamentale per il distretto pratese”.

Sulla tutela del tessile pratese con l’istituzione di un marchio proposto dal ministro Urso,è arrivata la dura risposta del presidente della sezione moda di Confindustria Toscana Nord Maurizio Sarti: “Abbiamo i cassetti pieni di progetti di marchi legati a Prato tutti mai realizzati. Le certificazioni a cui appoggiarsi ci sono già, i clienti vogliono sì garanzie ma procedure semplificate: credo che una certificazione basata su un territorio geograficamente piccolo come questo non sia una strada praticabile”. 

Il prossimo futuro del distretto tessile pratese sarà dunque legato a molteplici fattori come spiega Francesco Marini della Marini Industrie di Prato e Consigliere delegato per internazionalizzazione e crescita di Confindustria Toscana Nord: “Chiaramente il 2023 è ancora un’incognita; le aspettative sono abbastanza positive ma non nascondo che c’è stata una frenata all’inizio dell’anno proprio perché, dopo l’entusiasmo post Covid, è arrivata la  normalizzazione dei consumi che ha risentito dell’incremento dell’inflazione con una conseguente diminuzione del potere d’acquisto da parte dei consumatori. Ovviamente ci sono settori diversi all’interno del distretto tessile pratese e quelli  legati  al lusso, che sono in maggioranza, ne  hanno risentito meno mentre altri sono in sofferenza. Le aspettative per l’anno in corso sono difficili da prevedere. Abbiamo una forte concorrenza da Paesi come la Turchia e il Portogallo i cui mercati sono più competitivi. E se oggi i prezzi energetici sono abbastanza buoni siamo però sempre al doppio dei costi rispetto a quelli del 2018-2019”.

“Per continuare a crescere – ha proseguito – il nostro settore deve spingere sull’innovazione e sugli investimenti come accaduto con l’Industria  4.0 le cui tecnologie ad essa collegate sono state fondamentali per accompagnare le imprese nel processo di innovazione tecnologica e di sostenibilità ambientale. Inoltre sarebbe auspicabile anche un’imposizione fiscale più bassa. Prato è il distretto tessile per eccellenza ed è il più importante d’Europa che si confronta però con un mercato globale in forte espansione. Ecco perchè il nostro sistema Paese deve capire che le eccellenze vanno mantenute e tutelate anche perchè nel caso di Prato è in diretta relazione con il territorio, che è talmente permeato della cultura tessile che l’intero indotto ne è coinvolto”. 

Il commento dell’imprenditore Roberto Rosati, industriale titolare dello storico lanificio  Fortex: “Premesso che ancora siamo in post Covid e continuiamo  a subire quello che è accaduto  che ha avuto un impatto gigantesco su tutti i mercati ma anche sui comportamenti sociali, non è pensabile  che con l’anno ormai passato si archivi  il problema pandemico. Dopo lo stop dovuto al Covid , il settore che vive soprattutto di fascia alta è ripartito  con un’ondata di lavoro improvvisa  su un certo tipo di prodotti. Ne è scaturita una grande euforia che ha fatto esplodere  i prezzi anche a seguito della crisi energetica che ha fatto volare in alto le tariffe. Poi i prezzi si sono ridimensionati ma tutto questo fa capire che il 2023 sarà ancora un anno confuso. Il lavoro nel distretto è distribuito a macchia di leopardo con aziende che vanno molto bene ed altre meno. E tra queste quelle che producono il cardato sono abbastanza in difficoltà. Ciò che mi auguro per il distretto è che si continui a percorrere la strada della realizzazione di una filiera verticale, anche se nell’immediato servirebbe la reciprocità coi mercati asiatici perchè le loro merci arrivano ovunque e senza controlli,ma abbiamo smesso di sperare e dunque a chiederlo”. 

Poco ottimista è l’imprenditore cinese J.L.: “Per il momento non c’è molta lavoro, spero che prossimamente gli interessi si abbassino. Un regalo importante per tutta l’economia italiana ma anche europea, perché con l’abbattimento dei tassi di interesse  si innesca per le famiglie e le imprese un clima di fiducia oltre che un maggior potere di spesa per gli investimenti”. 

Per Cristina Catani amministratore delegato della Lyra Srl, ciò che spaventa è  l’evolversi del conflitto russo ucraino: “Dopo il durissimo colpo subito durante la fase acuta della pandemia, che ha visto l’azienda prima chiusa, adesso le conseguenze economiche del conflitto hanno esasperato le dinamiche folli dei mercati dell’energia con prezzi risultati fuori controllo. Tutte le lavorazioni tessili  che sono energivore, unitamente a tintorie e rifinizioni che sono soprattutto gasivore, hanno sostenuto ticket energetici altissimi per tutelare la propria filiera;  c’è stato un recupero ma  solo parziale di tali costi con il rischio di andare fuori mercato e di vedere i clienti rivolgersi altrove. Il tessile è  fra i primi settori a scontare gli effetti dell’inflazione e di un prevedibile calo di domanda interna e internazionale. Il 2023 si preannuncia come un anno di sostanziale stagnazione, ma non è possibile neppure rigettare con assoluta certezza uno scenario più severo“. 

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