Scioperare è un diritto sacrosanto, manifestare pure. In uno stato di diritto, però, ci sono dei limiti che non possono e non devono essere superati. E giovedì a Modena il limite è stato superato. Qualche migliaio di lavoratori ha bloccato la via Emilia, la tangenziale e infine l’Autostrada del Sole, paralizzando per alcune ore una città intera e provocando chilometri di coda sul principale asse viario del Paese. La manifestazione era organizzata dalla Fiom, la rappresentanza dei metalmeccanici che fa capo al principale sindacato italiano, non da black bloc. Una situazione analoga si era creata una decina di giorni fa quando i manifestanti avevano bloccato il traffico nei punti cruciali di Reggio e provincia.
Qui non si tratta di mettere in discussione le ragioni di chi protesta, ma le modalità con le quali sono state manifestate non sono giustificabili. Perché bloccare l’A1 in una giornata di lavoro significa danneggiare l’economia di un Paese. Significa fare perdere tempo e denaro a migliaia di persone che lavorano, significa rallentare la consegna delle merci, significa mettere in pericolo l’incolumità di chi viaggia. Non era nei programmi della manifestazione occupare l’autostrada, ma è avvenuto lo stesso. Sotto gli occhi delle forze dell’ordine immobili ed evidentemente con il placet della Fiom che si è ben guardata dal prendere le distanze dal blitz.
Qual é il confine tra il diritto di sciopero e l’interruzione del pubblico servizio? Un limite preciso non esiste, come spiega l’avvocato Guglielmo Saporito, responsabile regionale del Codacons: “Il diritto di sciopero – spiega il legale – è garantito dalla Costituzione e quando confligge con il reato di interruzione del pubblico servizio, le due fattispecie si annullano. Esiste però un discrimine ed è rappresentato dal principio di proporzionalità: occupare una strada è un conto, occupare la principale autostrada del Paese è un’altro. In questo caso mi pare che il principio di proporzionalità non sia stato rispettato”.