Dopo lunghissima attesa, ancora nessun risarcimento per le vittime di strage. Il provvedimento atteso da anni da parte dei parenti degli 85 morti e 200 feriti per la bomba alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e di altri fatti di terrorismo non beneficerà nemmeno del passaggio – previsto ma non avvenuto – a bordo della Legge di stabilità.
Nel maxiemendamento approvato in Senato “dei risarcimenti non c’è traccia” e quindi “gli impegni presi solennemente a Bologna il 2 agosto ad oggi non sono stati mantenuti”. Lo denunciano il vicepresidente dell’associazione italiana vittime del terrorismo (Aviter), Roberto Della Rocca, e Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna e dell’Unione vittime per stragi nonché deputato Pd, non nascondendo la loro “grande amarezza e profonda delusione. Se tutto questo dovesse persistere – aggiungono – il disprezzo dei familiari delle vittime del terrorismo nei confronti di questo Governo sarebbe totale”.
La cifra non è alta: cinque milioni, compresi i 150 vitalizi per feriti (o parenti di) con invalidità superiore al 50%, e per quattro persone che uscirono vive dalla bomba ma con un’invalidità dell’80%.
Tenta di placare gli animi il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Graziano Delrio: “Sono convinto che la Camera rimedierà – afferma Delrio – e lavoriamo per questo”.
L’ex sindaco di Reggio Emilia, durante le ultime commemorazioni per l’anniversario del 2 agosto, aveva fatto sperare le famiglie delle 85 vittime assicurando l’impegno dell’esecutivo di risolvere la questione entro poche settimane. E invece dei risarcimenti, nella legge di stabilità appena passata al Senato, non c’è nemmeno l’ombra.
Il provvedimento è legato non solo ai risarcimenti, ma anche ai contributi e alle pensioni. Ed è atteso da quasi dieci anni, visto che dovrebbe rendere pienamente funzionante la legge 206 delle 2004 che regola i benefici economici e fiscali riservati ai familiari delle persone vittime di atti di terrorismo e stragi. E quindi non interessa solo Bologna, ma anche Firenze, ad esempio, dove in prima fila per l’applicazione della legge ci sono i parenti delle vittime della bomba in via dei Georgofili, esplosa il 27 maggio del 1993.