Giovedì 10 ottobre cade la giornata mondiale della salute mentale. Un tema particolarmente complesso e scivoloso, che ha visto, in particolare nel corso della pandemia Covid e nel dopo Covid, l’attenzione appuntarsi sulle fasce giovanili. colpite da un disagio composito e complesso, come emerge dai dati messi in rete dal sito Openpolis, che si è basato sui rapporti Istat e sulle ricerche dell’autorità garante per l’infanzia (Agia) e dell’istituto superiore di sanità (Iss). Non solo: pur nelle difficoltà di scorporare i numeri, Openpolis ha analizzato anche i dati per provenienza territoriale, mettendoci di fronte ad alcune sorprese.
Il Bes. Chiunque si trovi nella condizione di dover analizzare la situazione della salute mentale si imbatte nel Bes, l’indice specifico utilizzato da Istat nella schiera degli indicatori che misurano il benessere equo e sostenibile. L’istituto di statistica ha elaborato una modalità che misura il disagio psicologico utilizzando la sintesi dei punteggi totalizzati da ciascun individuo di almeno 14 anni, rispondendo a 5 quesiti che si trovano in uno specifico questionario, esattamente, come ricorda Openpolis, il Sf36: 36-item short form survey. I cinque quesiti prescelti riguardano le quattro dimensioni principali della salute mentale: ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale o emozionale e benessere psicologico. L’ indice elaborato utilizzando le risposte varia tra 0 e 100; più elevato è l’indice, migliori sono le condizioni di benessere psicologico della persona.
L’indice di salute mentale così selezionato è peggiorato in modo consistente nel corso della pandemia, nella fascia 14-19 anni. I nuovi dati tuttavia, relativi al 2023, dimostrerebbero che questa tendenza non sembrerebbe ancora del tutto recuperata; se è vero infatti che l’indice di salute mentale è alto tra gli adolescenti (anche se in calo, 71 rispetto al 72,6 del 2022) , tuttavia è ancora presente il gap fra prima e dopo il covid.
C’è anche un altro aspetto che insiste e si rafforza, all’analisi del disagio giovanile, ovvero il divario di genere, veramente significativo tra le adolescenti, fra le quali si riscontra un indice di salute mentale pari a 67,4 nel 2023, vale a dire quasi 7 punti in meno dei coetanei maschi che raggiungono il 74,3. Uno scarto, quello emerso fra i 14 e i 19 anni , molto ampio, che tuttavia non rientrerà mai nel corso dell’esistenza femminile, dal momento che rimarrà comune in tutte le fasce d’età, sebbene non così accentuato. Un altro periodo temporale in cui si riapprofondisce la differenza di genere è l’età anziana (in cui arriva circa ai soliti 7 punti).
Ma l’indice della salute mentale è solo uno dei segnali del disagio giovanile, degli adolescenti e dei bambini. I dati restano allarmanti se si guarda alle dipendenze, all’isolamento sociale, ai disturbi del comportamento alimentare.
Sulla questione, le ricerche promosse dall’Agia e dall’Iss hanno fatto emergere dei fattori di rischio sia sotto il profilo endogeno, che riguardano il minore e la sua famiglia, che esogeno, ovvero il contesto in cui vive. Fra i fattori endogeni, le ricerche segnalano esperienze di isolamento, malattia grave e decesso di familiari, situazioni familiari complesse o compromesse, dalla separazione dei genitori all’assenza di figure adulte di riferimento o, al contrario, esasperata invasività. Non solo: dentro al paniere anche la violenza subita o assistita, sovraccarico di lavoro dei genitori, lavori a rischio covid, problematiche neuronali o psicologiche pregresse, stress da rendimento scolastico, esasperata dipendenza dai social, difficile gestione della routine quotidiana e anche mancanza o inadeguatezza delle nozioni informatiche. Fra i fattori esogeni, ovvero ambientali, il primo è l’assenza di un sistema integrato fra reti sociali , sanitarie ed educative, e l’assenza di una rete di servizi sociosanitari ed educativi . Ancora, fra i fattori che minano la salute mentale, anche i periodi di prolungata chiusura della scuola, incertezza e sfiducia nelle istituzioni, mancanza di spazi aggregativi e verdi, confusione derivata dalla comunicazione proveniente dai mass media e persino le fragilità socio economiche dei genitori. Una rilevazione quest’ultima che rischia di aprire le porte a pericolose semplificazioni sui figli che pagano le conseguenze della povertà dei genitori. Rischio che, secondo la nostra Costituzione, dovrebbe essere lo Stato a sventare.
Risultati interessanti sono quelli emersi in chiave territoriale, sebbene si tratti, come sottolinea Openpolis, di una analisi molto difficoltosa, affrontata dall’Iss nell’ambito dell’indagine internazionale promossa dall’Oms sui comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare (in inglese health behaviour in school-aged children, Hbsc). Si tratta di un’indagine che si svolge ogni 4 anni e che è rivolta a un campione di alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado e che, dal 2010, comprende una quota rappresentativa sia nazionale che regionale..Nell’ultima edizione svolta nel 2022, i dati sono stati quindi rilevati su 6.388 le classi provenienti da tutte le regioni d’Italia
Ed ecco, per punti, cosa emerge. Intanto, l’importanza fondamentale del contesto famigliare, e soprattutto della sua capacità di supportare il giovane in presenza di un disagio psicologico o di un disturbo. Un aspetto, il sentirsi supportato dalla famiglia, che si è rivelato un fattore protettivo della salute mentale dei minori nel corso dell’epidemia covid.
Procedendo con l’età, diminuisce la facilità di aprirsi con i genitori. Un profilo che si innesta direttamente col supporto familiare, e che con una certa sorpresa rivela che sono le ragazze a denunciare la mancanza di supporto in famiglia in misura maggiore rispetto ai coetanei: sono poco più di metà le quindicenni che dichiarano di avere un buon supporto famigliare, il 51,8%, rispetto ai coetanei maschi, che arrivano al 60,7%. Si sta parlando in questo caso dei quindicenni.
La provenienza sul territorio è un altro aspetto interessante. Secondo i dati estrapolati da Openpolis, oltre due terzi degli studenti maschi della provincia autonoma di Bolzano (71,7%), della Valle d’Aosta (66,5%) e della Puglia (66,2%) dichiarano un elevato supporto della famiglia. Tra le ragazze la quota è sistematicamente più bassa, anche se supera il 60% in 3 territori, ovvero, oltre all’area di Bolzano, in due regioni del mezzogiorno come Sicilia e Campania; è l Campania anche la regione con il minor divario di genere: la quota di giovani che si sentono supportati dalla famiglia è analoga tra maschi e femmine e sfiora il 61%.
Ed è nella sponda del nord est, fino al Centro dell’Italia che compare un dato inquietante: meno del 45% delle ragazze di Friuli Venezia Giulia, Marche, Emilia Romagna e Veneto dichiara un elevato supporto familiare. Ovvero, il supporto familiare nel nord est del Paese è sentito come minore, rispetto ad esempio a Bolzano, Val d’Aosta, Puglia e Campania.
L’altro punto focale nella formazione dei ragazzi e nella loro tenuta psicologica è la scuola. Anche in questo caso, è l’età a determinarne l’apprezzamento o meno: A 11 anni, il 21% delle ragazze ama la scuola, il 15% dei ragazzi. A 13 anni, ad avere un rapporto positivo con la scuola sono il 7% dei ragazzi e il 10,7% dei maschi. Tra i quindicenni, ad aamare la scuola resta solo il 5,6% dei maschi e il 7% delle femmine. Tra i quindicenni, il 61,8% si sente accettato dagli insegnanti, ma solo poco più di uno su 3 (35,4%) percepisce un interesse da parte dei docenti. Due su 3 (66,6%) si sentono accettati per come sono dai compagni di classe.
La percezione di stress rispetto alla scuola è uno degli elementi più critici, dal momento che la gestione dello stress è uno dei fattori più spesso chiamati in causa per l’impatto sulla dimensione psicologica e sociale, dal momento che la comparsa di comportamenti a rischio, dal consumo di alcolici all’uso di sostanze sembra legata principalmente alla difficoltà di gestire lo stress. Stress che tra l’altro provoca sintomi psico somatici, che comprendono mal di testa, dolori muscolari e disturbi del sonno.
La quota degli studenti che nel 2023 si dichiara molto abbastanza stressato dall’obbligo scolastico cresce rispetto al 2017-18, e nel 2023 si attesta al 60% degli intervistati. Una percentuale tuttavia che varia legandosi ai territori e al genere: non raggiunge il 50% in provincia di Bolzano (40,6%) e in Calabria (49%), mentre supera il 62% in Veneto e Valle d’Aosta. Il picco massimo tra le ragazze 15enni: quasi l’80% dichiara di sentirsi abbastanza o molto stressata dall’impegno scolastico (60,2% tra i coetanei maschi).
Infine, l’uso del tempo libero. Un altro aspetto fondamentale, che vede i ragazzi in generale condividere sempre meno il proprio tempo libero con gli amici, comportamento collegato con ogni probabilità al maggior uso degli strumenti digitali e dei media sociali.
Su questo tema, i numeri spiegano in modo chiaro ciò di cui si stava parlando, con il 13,5% degli adolescenti che mostra un uso problematico dei social media. Quali sono i criteri per rilevare i comportamenti ritenuti critici? Sono 9, e si entra nella criticità quando almeno 6 di questi risultano “asolti”,ovvero l’ansia di accedere ai social, il desiderio di passare sempre più tempo on line, si presentano sintomi di astinenza quando offline, si fallisce nel controllo del tempo, si trascurano altre attività, avvengono liti con i genitori a causa dell’uso, sorgono problemi con gli altri, si mente ai genitori, si usano i social per scappare da sentimenti negativi.
Il collegamento con l’età, il genere e la condizione sociale del minore è anche in questo caso evidente, raggiungendo il picco tra le ragazze di 13 e 15 anni (rispettivamente al 20,5% e al 18,5%). Oltre due terzi delle adolescenti di questa età dichiara di aver utilizzato spesso i social media per scappare da sentimenti negativi. Da sottolineare che l’uso problematico dei social è più frequente tra chi viene da una famiglia a basso status socio-economico: tra questi ragazzi raggiunge il 15%, contro il 12,7% di quelli con status medio-altro. Le variazioni sono ampie anche rispetto al territorio di appartenenza, con il mezzogiorno che presenta un uso più problematico dei social fra i minori. In testa, la Campania col 16%, e, a seguire, con quote poco inferiori al 15%, Calabria e Puglia.
Come porre rimedio a una situazione così negativa? Intanto, serve una forte rete sociale
Alla luce di queste tendenze, va sottolineato come il ruolo di una forte rete sociale.la presenza o creazione di reti sociali, sanitarie ed educative capaci di mettere in atto un meccanismo di collaborazione sinergico a supporto dei ragazzi e dei genitori, è in grado di supportare e aiutare le giovani generazioni secondo gli studi di Iss e Agia,” “Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi (2022)”.
Sul campo, in base all’ultimo annuario statistico del ministero della salute, i centri di assistenza di neuropsichiatria infantile e adolescenziale sono articolati in 58 strutture residenziali e in 53 semiresidenziali, ma non risultano presenti in tutte le regioni.. Inoltre, se la stima del fabbisogno è di 700 posti secondo i professionisti del settore, attualmente risultano circa 400 posti letto nei reparti di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, con l’ovvio risultato di avere una commistione tra i servizi rivolti agli adulti e quelli per i minori. Il che rivela un aspetto critico, come ha stigmatizzato il garante dell’infanzia nell’ultima relazione al parlamento del Gruppo Crc (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza) nel 2023, Ancora, la mancanza a tutt’oggi di un sistema informativo nazionale per la salute mentale delle persone di minore età, rende, secondo quanto relazionato, difficile l’analisi approfondita delle attività territoriali e gli andamenti regionali.