C’era una volta la dolce e tiepida estate mediterranea. E ora non c’è più. Immersi in notti tropicali, con l’afa che comanda e le temperature costantemente sopra i 30 gradi quando manca ancora una decina di giorni all’ingresso dell’estate, viviamo nell’era del riscaldamento globale con la superficialità tipica di una contemporaneità irrazionale e distratta. Eppure, dal mondo della scienza giungono rapporti e studi univoci sull’allarme climatico. E proprio l’Europa è il continente che si sta surriscaldando a ritmi più veloci del resto del mondo.
Il Rapporto 2025 del WMO (Organizzazione Mondiale della Meteorologia, agenzia specializzata dell’Onu) contiene indicazioni senza appello: “Per i prossimi cinque anni le temperature supereranno sempre il record dell’anno precedente. E c’è l’86% di probabilità che almeno uno dei prossimi cinque anni registri una temperatura superiore di oltre 1,5°C rispetto alla media del periodo 1850-1900.C’è il 70% di probabilità che la media quinquennale del riscaldamento tra il 2025 e il 2029 superi 1,5°C. Questo dato è in aumento rispetto al 47% indicato nel rapporto dell’anno scorso (per il periodo 2024-2028) e al 32% del rapporto del 2023 (per il periodo 2023-2027)”.
L’Organizzazione Mondiale della Meteorologia monitora il tempo, il clima e le risorse idriche, fornendo supporto ai suoi membri nelle previsioni e nella riduzione dei disastri. L’organizzazione è impegnata nel progresso della conoscenza scientifica e nel miglioramento della sicurezza e del benessere pubblico.
Non si possono ritenere i dati scientifici tutto sommato tranquillizzanti: che vuoi che sia un grado in più all’anno, dicono gli scettici antiscientisti anche sul clima. Il Rapporto WMO chiarisce che ogni frazione di grado in più di riscaldamento comporta ondate di calore più dannose, eventi di piogge estreme, siccità intense, scioglimento delle calotte glaciali, del ghiaccio marino e dei ghiacciai, riscaldamento degli oceani e innalzamento del livello del mare. Il riscaldamento dell’Artico continuerà a superare la media globale.
L’Aggiornamento climatico globale annuale e decadale del WMO il periodo 2025–2029 prevede che aumenteranno i rischi climatici e gli impatti su società, economie e sviluppo sostenibile. Altri punti chiave del Rapporto:
• Il riscaldamento dell’Artico nei prossimi cinque inverni estesi (da novembre a marzo) sarà oltre tre volte e mezza superiore alla media globale, con un’anomalia di 2,4°C rispetto alla media del periodo di riferimento 1991-2020.
• Le previsioni sulla concentrazione di ghiaccio marino per marzo 2025-2029 indicano ulteriori riduzioni nel Mar di Barents, nel Mare di Bering e nel Mare di Ochotsk.
• I modelli di precipitazioni per il periodo maggio-settembre 2025-2029, rispetto alla media 1991-2020, prevedono condizioni più umide del normale nel Sahel, nell’Europa settentrionale, in Alaska e nella Siberia settentrionale, e più secche del normale nella regione amazzonica.
• Gli ultimi anni (escluso il 2023) nella regione del Sud Asia sono stati più umidi della media, e le previsioni indicano che questa tendenza potrebbe continuare nel periodo 2025-2029. Tuttavia, ciò non varrà necessariamente per tutte le stagioni di questo periodo.
“Un monitoraggio e una previsione climatici continui sono essenziali per fornire ai decisori strumenti scientifici utili per aiutarci ad adattarci. Abbiamo appena vissuto i dieci anni più caldi mai registrati. Purtroppo, questo rapporto del WMO non mostra alcun segnale di tregua nei prossimi anni. Ciò comporterà un impatto negativo crescente sulle nostre economie, sulla vita quotidiana, sugli ecosistemi e sul pianeta”, ha dichiarato Ko Barrett, Vicesegretaria generale delWMO.
Secondo l’Accordo di Parigi, boicottato da Donald Trump con l’uscita degli Stati Uniti, i Paesi si sono impegnati a contenere l’aumento della temperatura globale media ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali e a proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C. La comunità scientifica ha più volte avvertito che un riscaldamento superiore a 1,5°C comporta impatti climatici e meteorologici estremi molto più gravi, e che ogni frazione di grado conta. Il livello di 1,5°C (e 2,0°C) indicato nell’Accordo di Parigi si riferisce al riscaldamento globale di lungo periodo, dedotto dalle temperature globali su un periodo tipico di 20 anni. È previsto che tali superamenti temporanei si verifichino con sempre maggiore frequenza man mano che l’aumento di temperatura globale si avvicina a questi limiti: la media centrale del riscaldamento ventennale per il periodo 2015-2034 sarà di 1,44°C (con un intervallo di confidenza al 90% tra 1,22°C e 1,54°C). Un gruppo internazionale di esperti dell’OMM sta analizzando tutte queste stime per garantire un monitoraggio coerente, affidabile e tempestivo dei cambiamenti della temperatura globale a lungo termine.
L’Aggiornamento Globale Annuale e Decadale è parte della gamma di prodotti climatici dell’Organizzazione Mondiale della Meteorologia, tra cui anche i rapporti annuali sullo Stato del Clima Globale, che hanno l’obiettivo di fornire aggiornamenti regolari su informazioni e conoscenze climatiche per supportare le decisioni politiche. L’aggiornamento di quest’anno include 220 membri d’ensemble, provenienti da modelli di 15 diversi istituti, tra cui quattro Centri Globali di Produzione: Barcelona Supercomputing Centre, Canadian Centre for Climate Modelling and Analysis, Deutscher Wetterdienst e il Met Office del Regno Unito.
Se la natura è assediata dal surriscaldamento imperante, forti rischi ci sono anche per la salute dell’uomo. Lo studio “Climate Change and Human Health – Risks and Responses” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, presentato recentemente a Milano, durante la Nona Sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite, fa squillare campanelli d’allarme che solo chi è in malafede può ignorare.
Ecco un estratto dello studio dell’OMS: “Il cambiamento climatico sta influenzando la vita e la salute umana in molti modi. Minaccia gli elementi fondamentali per una buona salute – aria pulita, acqua potabile sicura, disponibilità di cibo nutriente e un rifugio sicuro – e ha il potenziale di compromettere decenni di progressi nella salute globale. Tra il 2030 e il 2050, si prevede che il cambiamento climatico causerà circa 250.000 morti aggiuntive all’anno solo a causa di malnutrizione, malaria, diarrea e stress da calore. I costi diretti per la salute sono stimati tra i 2 e i 4 miliardi di dollari USA all’anno entro il 2030. Le aree con infrastrutture sanitarie deboli – per lo più nei paesi in via di sviluppo – saranno quelle meno in grado di affrontare le sfide senza un supporto per prepararsi e rispondere. Le emissioni di gas serra derivanti dall’estrazione e combustione dei combustibili fossili sono grandi responsabili sia del cambiamento climatico sia dell’inquinamento atmosferico. Molte politiche e misure individuali – come le scelte relative a trasporti, alimentazione e uso dell’energia – possono ridurre le emissioni di gas serra e portare grandi benefici anche alla salute, in particolare riducendo l’inquinamento atmosferico. La progressiva eliminazione dei sistemi energetici inquinanti, ad esempio, o la promozione del trasporto pubblico e della mobilità attiva, potrebbero ridurre le emissioni di carbonio e diminuire il peso dell’inquinamento dell’aria domestica e ambientale, che causa 7 milioni di morti premature ogni anno”.
Troppo allarmismo? Gli studi scientifici sul clima sono solo sfoghi di novelle Cassandre? La pensa così Donald Trump. La sua posizione è fortemente scettica e negazionista sull’allarme per il riscaldamento globale. Gli atti politici che ha adottato sono stati eclatanti, in particolare l’Uscita dal Patto di Parigi degli Stati Uniti, appena insediato alla Casa Bianca, motivando la scelta con la presunta sproporzione tra costi e benefici per l’economia americana. E ha proseguito con l’annullamento di normative ambientali. L’amministrazione ha eliminato restrizioni sull’EPA relative alle emissioni da centrali elettriche e veicoli, sostenendo che l’impatto è “insignificante”
Il presidente americano nega l’urgenza del riscaldamento globale, dipinge le politiche climatiche come costose e inutili, e sta attivamente smantellando leggi sul clima per favorire l’industria fossile. Le sue scelte sono viste da esperti come un significativo arretramento negli sforzi globali sul clima – in particolare, sull’uscita dal trattato di Parigi e il dissesto delle politiche federali, con possibili ricadute sui morti da inquinamento e l’aumento delle emissioni.