Parigi consacra i manga giapponesi come genere d’arte figurativa

Grande mostra al Musée Guimet delle Arti asiatiche

Parigi – Il Musée Guimet accoglie tra le sue mura il multiforme mondo dei manga con una mostra che suona come una consacrazione ufficiale di un genere che pur ormai popolarissimo anche al di fuori dei confini del Giappone non era stato ancora generalmente innalzato qui al livello arte.

“Manga, tutta un’arte” viene infatti intitolata l’esposizione che si snoda su tre piani, offrendo anche l’iconica “Grande Onda di Hokusai, per avvicinarci a questo sfaccettato universo che si declina non solo sulla carta stampata ma anche su cartoni animati, videogiochi e innumeri prodotti derivati la sua inarrestabile inventività.

“Aspiranti ninjas, spadaccini sopraffini, truci demoni, liceali intrepidi robot giganti o creature fantastiche, i personaggi dei manga hanno fatto irruzione nella nostra cultura  da circa mezzo secolo e, da allora, influenzano il nostro immaginario” ci ricorda il museo che negli ultimi tempi si è fatto più sensibile alla  cultura pop anche con l’obiettivo di attirare i giovani nelle proprie mura. Nonostante i milioni di copie di album vendute nel mondo e l’impatto nella nostra cultura da oltre mezzo secolo,  la  storia del fenomeno manga è rimasta però da noi poco conosciuta, soprattutto per quanto riguarda le sue origini assai più antiche di quanto generalmente  ci si immagini. 

Grazie alla mostra, si scopre così che il fumetto manga ha anche una preistoria che risale alla seconda metà dell’XIX secolo cioè un secolo prima che  l’incontro tra tradizioni giapponesi e cultura occidentale portasse nel dopo guerra all’esplosione del fenomeno. La mostra  si sofferma anche sui profondi legami tra i manga e la tradizione artistica giapponese, a cominciare  dalla pittura narrativa dell’VIII secolo conservata nei grandi rotoli miniati o le stampe giapponesi fiorite poi nei secoli successivi. La creatività dei manga attinge poi volentieri  in particolare all’epoca Edo (1605-1868) quando si tratta di inventare storie o personaggi spesso caratterizzati da vivaci pennellate di  humour

In  realtà, stando ai curatori della mostra, anche i primi passi del fumetto manga sono legati all’incontro tra il Giappone e l’Occidente nel periodo tra il 1850 e il 1920 quando dopo due secoli di isolamento il paese del Sol Levante si apre agli scambi internazionali e scopre così l’esistenza dei giornali satirici fioriti nella seconda metà dell’Ottocento in Europa e Stati Uniti.  A suggerire nuove forme di satira rispetto a quelle tradizionali del paese è dapprima il “Japan Punch” che un giornalista inglese, Charles Wingham, fonda a Yokohama per i residenti stranieri. Poi ci pensa il francese Georges Bigot che lancia nel 1887 “ Tobaè” , titolo in omaggio a un genere di caricature umoristiche in voga dal secolo prima.

Cominciano a fiorire allora testate giapponesi in cui le caricature vengono chiamate ponchi-e  in riferimento al Japan Punch. Altra tappa importante nella creazione del manga avviene ne 1890 quando Imaizumi  Ippyo pubblica sul giornale “Jiji shiimpo”i primi disegni a vignetta  cui dà il nome di manga intesa come caricatura. Parola è composta da i due ideogrammi man e ga che si possono tradurre come immagini fantastiche o schizzi.  Il termine designerà poi il fumetto pubblicato su album solo verso il 1920 con disegnatori  come Okamato Ippel.  Nel frattempo circolavano nel paese i kamishibai, teatri  di immagini ambulanti che andavano di villaggio in villaggio montati su una bicicletta.

A dare una grande svolta al fenomeno  poi  Tezuka Osamu, chiamato il re del manga moderno e pioniere dei cartoni animati nipponici. Ispirandosi al linguaggio cinematografico, nei suoi disegni Tezuka introduce zoom, primi piani e panoramiche dando così alle sue narrazioni un’intensità drammatica  inedita che gli assicurano un grandissimo successo. A lui si deve in particolare Astro Boy: creato nel 1952 è adattato in anime nel 1963 diventando così il primo personaggio di un manga  a diventare l’eroe di una serie televisiva di animazione in Giappone e il primo grande successo al di fuori dei suoi confini. All’estro di Tezuka, grande ammiratore di Disney e in particolare di Bambi, si deve anche il primo grande manga al femminile (Principessa Saphir) e una serie di opere orientate verso un pubblico meno infantile con grandi affreschi come Bouddha o Ayako. Tra le due guerra però il grande succsso della BD giapponese era stato Norakuo, la versione locale di Felix the Cat in cui il protagonista pero` assumeva le sembianze di un cane

A partire degli anni ’50 il fumetto entra nell’età adulta con il movimento gekiga che si ispira al neorealismo italiano e  poi, attraverso la rivista “Garo” alla Nouvelle Vague francese, in un crocevia in cui cinema e letteratura moderna diventano le nuove fonti di ispirazione. Negli anni successivi inizia a farsi strada il manga di Mizuki Shigeru, il maestro dello Yokai con uno stile inconfondibile in cui accoppia in uno stesso foglio o addirittura in uno stesso riquadro elementi  stilistici opposti, personaggi stilizzati  e decors realisti e dettagliati ispirati dalla tradizione occidentale. Sempre nel dopoguerra  trionfano sia i manga per bambine (Shjo manga) che abbordano soggetti svariati senza limitarsi alle storie d’amore  che gli shonen, i manga destinati ai ragazzi. Ma gli autori dei manga pur sempre sensibili alle leggende e tradizioni della cultura nipponica, subiscono anche l’impatto devastante della seconda guerra mondiale. Nella sezione intitolata figure dell’apocalisse,  vengono cosi` ricordati Godzilla, mostro risvegliato dagli esperimenti nucleari nel Pacifico  o Gen d’Hiroshima che propone la testimonianza diretta di un sopravvissuto alla bomba atomica lanciata dagli americani sulla sua città.

E’ a partire dalla fine degli anni ’70 che il fenomeno diventa mondiale grazie anche a serie televisive come Goldrake o Dragon Ball o il film Akira che converte al manga anche un pubblico adulto. Ad assicurare il trionfo del manga ci pensa poi la crescente integrazione con altri supporti, come i videogiochi , la carte da collezionare o i prodotti derivati e addirittura un’influenza nella moda come dimostrano alcuni modelli esposti alla mostra. Alla Manga fashion hanno infatti contribuito da Vuitton a Gucci e numerosi designer giapponesi con silhouettes futuriste, pop o sofisticate e anche robots . Un modello globale, quello dei manga,  che è riuscito a integrarsi nell’era digitale e ad imporsi  alla grade nella cultura pop. E che non dà segni di stanchezza grazie anche a un vivaio inesauribile di artisti che alla grande inventiva possono accoppiare anche una grande qualità artistica, come si può constatare visitando questa mostra.

Musee Guimet Parigi
Manga tout un art
Fino al 9 marzo

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