Firenze – Non è passato inosservato il centenario dalla nascita di Eugenio Miccini ( 1925-2025), fondatore e teorico della “Poesia Visiva” insieme a Lamberto Pignotti, prossimo a festeggiare le cento candeline, animatori di un movimento che da Firenze, siamo all’inizio degli anni ’60, si irradierà in tutta Italia e in Europa. La Regione Toscana ha aperto le sale affrescate di Palazzo Guadagni Strozzi Sacrati a Firenze per accogliere la mostra “Eugenio Miccini. Anche il silenzio è parola” realizzata in collaborazione con il Centro Pecci di Prato. Sì perché è grazie al patron per eccellenza della Poesia Visiva, Carlo Palli, che vanta una straordinaria Collezione, che si è prodigato affinché l’importante anniversario fosse celebrato nella maniera più adeguata ed ha proposto all’ente regionale una donazione di cento opere, pezzi storici dell’artista fiorentino, adesso in mostra e visibili al grande pubblico. A curare la mostra Stefano Pezzato responsabile della Collezione e degli Archivi del Centro Pecci di Prato che insieme a Carlo Palli si è occupato della selezione perché non tutte le cento opere sarebbero entrate nel percorso ma solo la metà.
“Un percorso non filologico ma cronologico-storico – ha spiegato Pezzato nel corso dell’inaugurazione – che copre trenta anni di produzione più o meno, dal ‘63 l’ anno della fondazione della Poesia Visiva, l’anno in cui Miccini insieme a Pignotti e ad altri venendo dalla letteratura e dalla poesia, Miccini aveva vinto il Premio di Poesia si sposta verso il mondo dell’immagine e dell’arte visiva e organizza due fondamentali convegni, nel ‘64 “Arte e tecnologia” e “Arte e comunicazione” nel ‘63 . il mondo si stava spostando in quella direzione, nella direzione della comunicazione e questi artisti sono i primi a capire in quale direzione sta andando il mondo delle immagini, mescolano i due ambiti, immagine e parola ma non si limiteranno a questo perché poi guarderanno al cinema al teatro alla musica. Una ricerca che tende a mettere in guardia sul fatto che laconcezione prevalente determinerà lo spirito critico, il modo di guardare il mondo, di leggere i fatti del mondo, di conoscere quello che succede intorno, è un manifesto politico, quest’arte ha un carattere fortemente politico, soprattutto negli anni ’70-’80 fino ai primi anni ’90″.
“E’ un’arte che si interessa della vita che cerca di mescolarsi alla vita quotidiana, immagini e parole per diventare qualcosa di poetico, far si che rimanga lo spirito dell’arte. Il Percorso in senso orario, dalle prime sperimentazioni letterarie, il poeta narciso che si guarda allo specchio, il poeta che sta diventando artista e poi le tematiche sociali, di genere, la donna, il sesso, la politica, cosa succede nel mondo, E’un’arte nata qui e molto legata all’Italia ma ci sono esempi di opere prodotte fuori dall’Italia perché quest’arte ha avuto eco anche in Francia, in Spagna e ha avuto collegamenti e pratiche simili soprattutto nei paesi europei. E’ un’arte che parte da Firenze e si espande in Italia e in Europa.”
Accanto ai collage, le serie della “Poesia trovata”, i rebus con le lettere metalliche, la celebre serigrafia retroilluminata al neon “Gli dei non amano il disordine” e il grande collage del 1970 “Anche il silenzio e parola” due teche sono dedicate alla sterminata produzione letteraria di poesie, saggi, cataloghi di mostre e alle fotografie perché non dimentichiamo che molte sono state le performance in cui la parola usciva dalla pagina per occupare l’azione e lo spazio fisico. Altro centenario per il 2026 sarà quello dell’artista fiorentino Giuseppe Chiari in programma al Mambo di Bologna una mostra per ricordare l’opera dell’unico artista italiano del movimento Fluxus.