Pd spaccato al Senato, per Parrini nessun diritto di veto

Firenze – Giornata di bagarre al Senato dove 13 senatori del Pd hanno espresso parere contrario rispetto al progetto di riforma costituzionale della maggioranza che sostiene la linea renziana. A far scoppiare il caso politico è stata la sostituzione di Corradino Mineo, ex-direttore di RaiNwes24, dalla commissione Affari Costituzionali, una rivolta che già rumoreggiava dopo l’esclusione dalla stessa commissione, di Vannino Chiti. Così, 13 senatori si sono autosospesi: da Felice Casson, che invoca la violazione dell’art.97 della Costituzione per quanto riguarda la disposizione sul mandato non vincolato dagli elettori, a Paolo Corsini, dallo stesso Vannino Chiti a Mucchetti, dallo stesso Mineo a Gadda, Dirindin, Gatti, Lo Giudice, Micheloni, Ricchiuti, Tocci, Turano.

Un problema politico che i “colonnelli” renziani non prendono con aplomb, nonostante il tentativo di minimizzarlo (“solo 13? Pensavamo 20” dice il renzianissimo Lotti). Anzi: il ministro Elena Boschi non fa niente per nascondere la sua furia commentando l’autosospensione con un “non gliel’ha chiesto nessuno”. E aggiunge: “Il processo delle riforme va avanti, non si può fermare per dieci senatori”. Del resto, è l’argomento di chi difende la riforma: la decisione era stata presa a maggioranza. E, dal momento che una delle persone più vicine a Matteo Renzi, Luca Lotti, parla di tradimento per qualificare il gesto di Mineo, è facile capire che il braccio di ferro sarà duro e non senza feriti.

Dalla Toscana, roccaforte renziana, il segretario del Pd Dario Parrini fa intanto sentire da che parte sta il cuore: “Chiti, Mineo, Tocci, Mucchetti e gli altri che considerano fondamentale l’elezione popolare diretta dei senatori hanno avuto e avranno tutto il diritto di esprimere il loro dissenso all’interno degli organismi del Pd, parlamentari e di partito. E hanno avuto e avranno tutto il diritto di fare pubbliche campagne, sulla stampa e altrove, per far diventare le loro idee sulla riforma del Senato, oggi fortemente minoritarie, idee maggioritarie all’interno del Pd. Però – dice Parrini – non possono invocare il diritto di veto sulle riforme approvate dalla grande maggioranza del Pd, almeno finché il Pd sarà un partito democratico e non anarchico, che sulle questioni politiche di fondo prende nei gruppi parlamentari decisioni a maggioranza che una volta prese diventano impegnative per tutti nelle sedi istituzionali”. E conclude: “Se servono chiarimenti, nessun problema a dare chiarimenti. Ma il vittimismo non è accettabile”. 

Foto: ediscosrl.it

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