L’Italia, ammalata di gioco d’azzardo

Il dubbio è se il fenomeno sia sistemico alla stessa struttura dello Stato

 Gioco d’azzardo, la prima anomalia che emerge dal Libro Nero dell’azzardo 2025 a cura di Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscom, si chiama Italia. E l’anomalia è questa:  sebbene siamo il Paese dove il potere d’acquisto dei redditi da lavoro e pensione è arretrato di più,  siamo anche il mercato più importante in Europa per l’azzardo. E siamo anche il Paese fra i primi al mondo a giocare con la sorte.

I numeri mettono nero su bianco la situazione. Gli italiani complessivamente hanno perduto nei giochi d’azzardo  21 miliardi di euro. Si tratta della maggiore perdita registrata in Europa, superiore a quella del Regno Unito e molto distante, come si legge nel report,  da Germania e Francia che si arrestano a 14 miliardi. I risultati della ricerca confermano la relazione inversa tra la situazione socioeconomica e l’incremento della raccolta dell’azzardo, oltre che del suo ruolo importante nel mantenimento, se non dell’accelerazione, delle diseguaglianze sociali.

Ed ecco quali sono i fattori che verosimilmente portano alla crescita di chi punta tutta la propria vita sulla sorte. Intanto, è forte l’illusione che una vincita sia in grado di risolvere senza tanti passaggi e affanni, tutti i problemi economici di chi gioca, ma la responsabilità, secondo il rapporto, si divide anche con la crescita della pubblicizzazione dell’azzardo, che passa persino attraverso inviti al gioco responsabile, in realtà funzionali all’avvicinamento al gioco, che aggirano i divieti residuali.

Ma  un altro elemento, questa volta sistemico, riguarda la questione della dipendenza dello Stato dall’azzardo, sotto forma di un’addizione fiscale. Il concetto, riportano i relatori, è stata introdotta dal Maurizio Fiasco nel 2019 nella “complessa sociologia del gioco d’azzardo contemporaneo” ed è stata ripresa efficacemente da Simone Scagliarini di Unimore, nel 2024, che se ne è occupato trattando il riordino del settore dei giochi e il nuovo decreto sul gioco a distanza. La prova del nove della dipendenza succitata, è evidente “ quando il Governo esplicita che ogni innovazione normativa non può comportare alcuna riduzione del gettito erariale per lo Stato.  

Se questo è un punto, altri passaggi che si configurano in altrettanti provvedimenti creano un vero e proprio sistema che annulla ogni tentativo di abbassare la “credibilità” e quindi l’attrattività del gioco d’azzardo. Fra questi il report enumera la demolizione da parte del governo dell’Osservatorio Nazionale per il contrasto al GAP,  il dimezzamento delle risorse del fondo nazionale per il contrasto al gioco patologico, ma anche il tentativo, per ora solo allo stadio di progetto, di azzerare il ruolo degli Enti locali nel settore, fino a espandere ulteriormente a livello fisico i punti di gioco anche  in territori saturi e problematici.

Del resto, il dubbio che ci sia un disegno preciso sorge insistente quando si pensi non solo alla stratosferica corrente di soldi che scorre verso le multinazionali del settore, ma anche alla possibilità che da tutto ciò caschi qualche euro in più anche nel bilancio statale. Lo stesso traballante sistema sanitario potrebbe persino godere di queste entrate, realizzando il paradosso perfetto: una dipendenza da azzardo estesa anche a chi ne cura gli effetti.  Ma anche gli Enti Locali, sui quali si riversano poi i costi dell’assistenza delle persone e delle famiglie rovinate dall’azzardo e da altre dipendenze, potrebbero avere la tentazione di pensare che dal gioco d’azzardo si possano rimpinguare le entrate. E’ questa la configurazione concreta dello  “Stato dipendente dall’azzardo”, ovvero uno Stato  a cui non interessa nessun  tipo di bilancio sociale rispetto ad entrate ed uscite legate appunto all’azzardo.

Per quanto riguarda i numeri del fenomeno, eccone altri, raccolti dal report: la raccolta dell’azzardo in Italia nel 2024 ha raggiunto i 157,4 miliardi. Per comprendere meglio quanto sia incredibile, si pensi che si tratta di una cifra “equiparabile al 7,2% del PIL e superiore di 20 miliardi in confronto alla spesa sanitaria complessiva.  La crescita rispetto all’anno scorso  è stata del 6,6%; sul 2019 del 42,5%. La raccolta pro-capite, per ogni cittadino con più di 18 anni, ha raggiunto i 3.137 euro. Le perdite per gli italiani sfiorano nel complesso i 23 miliardi, corrispondenti al reddito medio netto di 1.150.000 lavoratori e lavoratrici a tempo pieno”.

Un capitolo a parte è rappresentato dal canale online, che ha ormai pacificamente superato il canale dell’azzardo fisico, e la cui importanza emerge in particolare nelle regioni del centro-sud, dove serve ad altre logiche rispetto alle usuali, dal momento che è funzionale alle cosche nelle secche dell’economia grigia e nera, in quanto modalità conveniente per il riciclaggio di capitali sporchi.  A dirlo è proprio la crescita improvvisa dell’azzardo online, che, mentre  l’azzardo fisico sul territorio nazionale non ha ancora raggiunto i livelli pre-pandemici,  ha fatto un salto di 10 miliardi nel 2024 (+12,2%) raggiungendo i 92,1 miliardi, contro i 65,3 dei diversi giochi fisici, in lieve calo sull’anno precedente. “I conti attivi online hanno ormai superato i 20 milioni, prossimi ad uno ogni due cittadini nella fascia 18-74 anni, dove si concentra la quasi totalità dei giocatori. Un rapporto con enormi differenze territoriali, con la Campania che prosegue il suo avvicinamento al rapporto 1:1, con 843.000 nuovi conti aperti nel 2024. Ovviamente un singolo giocatore può avere a disposizione anche decine di conti gioco, ma in Italia si stimano, nel solo canale online, 4,5 milioni di giocatori attivi nel 2024, in crescita quasi del 10%”.

“Il dato più impressionante – commenta Laura Grandi, presidente di Federconsumatori Toscana, una delle regioni che ha visto letteralmente esplodere il fenomeno – è che il gioco d’azzardo è una dipendenza che supera sia quella legata all’alcol sia quella legata al tabacco. Una patologia che ha un grosso costo sociale, generalmente sottovalutato, e, soprattutto nella versione online, è particolarmente attrattiva per i minori. Dalla ricerca è inoltre emerso un altro dato che trovo molto inquietante, ovvero che la pubblicità per rendere attrattivo l’azzardo è frutto di un vero e proprio sistema di studi che agganciano l’utente online riproponendo anche in modo indiretto e occulto l’accesso al gioco. Il trend in crescita lo testimonia. Altro dato da tenere in considerazione, è l’alto valore pro capite delle quote di denaro impiegate dagli utenti singoli. Basti pensare che a Firenze, per fare un esempio, si arriva a 1700 euro a utente. Secondo gli studiosi del fenomeno, è un segnale che indirizza naturalmente al riciclaggio di denaro legato alle mafie. Circa poi il generale principio, ancora una volta verificato che più si è poveri più si gioca, ricordo ancora un caso che mi occorse nella mia passata attività alla segreteria del Sunia, in cui mi trovai a confrontarmi con i servizi sociali sulla questione della maggiore propensione all’azzardo che si rilevava fra chi abitava nelle case popolari, tanto da rendere necessarie strategie per non consegnare direttamente denari agli utenti, perché andavano a giocarselo. Un fenomeno molto presente, si sta parlando di almeno una decina di anni fa, alle Piagge, dove tuttavia le indagini della Procura fiorentina scoprirono una grande sala da gioco in via Pistoiese del tutto illegale, con una connessione evidente fra tentazione e occasione. Due situazioni che si alimentano vicendevolmente”.

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