La riapertura, dopo quasi vent’anni, delle licenze petrolifere e del gas da parte della National Oil Corporation libica segna un passaggio storico per il Mediterraneo. Dopo anni di conflitti, produzioni instabili e paralisi istituzionale, Tripoli rimette sul mercato 22 blocchi di esplorazione rivolti a compagnie internazionali. È un segnale di stabilizzazione e, allo stesso tempo, l’avvio di una competizione globale molto più intensa di quella del passato.
Per quasi dieci anni, mentre molte multinazionali si ritiravano per motivi di sicurezza, ENI era rimasta l’unico grande operatore occidentale presente in modo continuativo. Aveva garantito produzione, manutenzione delle infrastrutture e il funzionamento del gasdotto Greenstream verso l’Italia. Questo le aveva assicurato una posizione centrale e un rapporto privilegiato con la NOC. Oggi quello scenario cambia radicalmente: la nuova gara attira major come TotalEnergies, BP, ExxonMobil, Chevron, nonché un numero significativo di società provenienti da aree extra-occidentali, dall’Asia al Medio Oriente, incluse compagnie cinesi, del Golfo e russe qualificate alla partecipazione.
Questa apertura ampia, se da un lato fornisce alla Libia nuovi capitali e nuove tecnologie, dall’altro introduce un elemento di rischio strategico per Italia ed Europa. La presenza crescente di operatori con interessi geopolitici spesso divergenti rispetto a quelli europei può influenzare il controllo delle filiere energetiche e la stabilità dei flussi verso il Mediterraneo occidentale. La stessa Libia, dividendosi tra più partner, potrà rinegoziare condizioni e pesi politici, riducendo la posizione privilegiata storicamente occupata da ENI.
Per l’Italia la riapertura delle licenze è un’opportunità industriale, perché può tradursi in maggiore produzione e sicurezza degli approvvigionamenti. Tuttavia, il fatto che la competizione non sia più limitata alle grandi compagnie europee o statunitensi, ma includa attori che rispondono a logiche geopolitiche differenti, rende più complesso lo scenario energetico. La capacità italiana di mantenere un ruolo centrale dipenderà non solo dalla forza industriale di ENI, ma anche dalla capacità di Roma di muoversi con coerenza diplomatica in un Mediterraneo che si sta rapidamente riequilibrando.
L’Europa, impegnata nella diversificazione dal gas russo, guarda alla Libia come a un tassello chiave del suo mix energetico. La presenza crescente di potenze rivali in un’area così strategica rappresenta quindi un fattore di vulnerabilità: significa che la sicurezza energetica europea non dipenderà soltanto dall’andamento dei mercati, ma anche dalla competizione geopolitica per l’influenza sulla sponda sud del Mediterraneo.
In questo nuovo scenario, la riapertura libica è al tempo stesso un’occasione e un test: indica una fase di rilancio del Paese, ma obbliga Italia ed Europa a misurarsi con un contesto più affollato, più competitivo e geopoliticamente meno prevedibile.
Nella foto impianto Eni in Libia
Lì c’è un tale caos interno (Tripoli vs Cirenaica vs Libia sud ) a cui si aggiungono Russia, Francia, Turchia, Qatar, Egitto, EAU, anche Italia, ecc. .. Speriamo che duri.