Nel 1991 esce nelle nostre sale un film francese, Tutte le mattine del mondo di Alain Corneau, con Jean-Pierre Marielle e Gérard Depardieu, che ottiene un clamoroso successo di pubblico. Ma soprattutto porta alla ribalta il repertorio musicale che trionfava alla corte di Luigi XIV e dei suoi massimi interpreti: Monsieur de Sainte Colombe e Marin Marais. Sullo sfondo, ma il più luminoso, c’è un italiano, il fiorentino nato nel 1632 Giovanni Battista Lulli, passato giovanissimo oltralpe, francesizzato e universalmente noto come Jean-Baptiste Lully: un nome apicale per la storia della musica di cui però il Belpaese si dimentica presto con sufficiente nonchalance (nel film risuona memorabile l’esecuzione della “Marche pour la cérémonie des turcs” diretta da Jordi Savall alla guida dell’orchestra Le Concert des Nations).
Federico Maria Sardelli, musicista raffinato (e non solo) col suo ensemble Modo Antiquo fondato nel 1984 ha rimesso ordine e ridato prestigio al repertorio del nostro Sei-Settecento (Vivaldi in testa) ridando a Lully quel che è di Lulli: la centralità nella messa a regime di un sistema fondato sulla disciplina dell’orchestra e sulle aspirazioni “ritmiche” della civiltà francese dell’epoca, ruotante su Versailles e la figura del Re Sole, che dette vita alla così detta “tragédie lyrique” quale modello di drammaturgia musicale diverso da quello italiano, dove a fianco del canto trovava armonica cadenza la danza.
Un “format” che avrebbe influenzato tutta la musica europea venire, riverberandosi fino a Bach, Haendel, Gluck e Mozart. Sardelli si è mosso con coerente “spirito di servizio” e, affiancato da Samuele Lastrucci, suo devoto allievo alla Scuola di Musica di Fiesole, crea l’Istituto Giovanni Battista Lulli, nato ufficialmente a Firenze il 28 novembre 2022, in occasione del 390esimo anniversario dalla nascita del compositore, sostenuto, oltre che dalle amministra zio locali, dall’Institut Français, dal Centre de Musique Baroque de Versailles, dall’Università e dal Maggio Musicale.
La sua mission: promuovere il nome e l’opera di Lulli fra ricerche, pubblicazioni, corsi di formazione, convegni, giornate di studi, concerti, incisioni discografiche. E proprio al Maggio nel luglio del 2022 debutta, ed è la prima volta di Lulli nella storia del teatro, “Acis et Galatée”. Un successo replicato nel febbraio del 2023 quando Sardelli propone in Sala Mehta una suite alternante i caratteri più tipici dell’autore, fra ouverture, danze, scherzi teatrali, accenti dolorosi e tenerezze, chiusa dal celebre “Te Deum”, grand motet per soli, piccolo coro, grande coro e orchestra, “armato” di quel “baton”, sorta di bacchetta gigante, che fu letale per Lulli. Il quale nel battere il tempo sbagliò mira conficcandosi il puntale nel piede. La ferità degenerò in cancrena e non ci fu niente da fare. La morte sopraggiunse: era il 1687.
Ora, nell’ambito del “Maggio Aperto”, un terzo capitolo lulliano è in programma domenica prossima 4 maggio alle 20, sempre in Sala Mehta, protagonisti l’Orchestra barocca Modo Antiquo e il Coro de’ I Musici del Gran Principe, diretti da Federico Maria Sardelli e da Samuele Lastrucci. Voci soliste Fanny Valentin, Valeria La Grotta, Clarissa Reali (tutte e tre Dessus, ovvero soprano barocco), Gabriel Belkheiri (Haute-contre, ovvero baritenore), Marco Angioloni (Taille, tenore) e Samy Timin e Francesco Masilla (entrambi Basse, basso).
Spiega Sardelli: “Abbiamo pensato di mostrare in un’unica serata le tre principali facce del nostro compositore: l’austero creatore di solenni celebrazioni religiose, l’irresistibile collaboratore di Molière nelle scoppiettanti commedie in musica, il profondo conoscitore delle passioni umane descritte nelle sue grandi opere teatrali. Ascolterete il solenne mottetto ‘Exaudiat te Domine’, la rutilante sequenza della cerimonia turca dal ‘Borghese gentiluomo’, i più toccanti pianti e passacaglie da ‘Psiche’ e ‘Armide’. Mentre due brani composti da Marin Marais faranno da intermezzo. Come in un caleidoscopio andremo a sfiorare quasi tutti i registri della produzione di Lulli che, non dimentichiamoci, insieme a Monteverdi, è uno dei fari del barocco e del Seicento italiano. Infine una bella sorpresa: un’opera inedita di Lulli tornerà a risuonare il prossimo anno, questa volta in forma teatrale completa, partendo dal Teatro Comunale di Ferrara, in un giro che toccherà anche il Théâtre des Champs-Élysées di Parigi. E, naturalmente, vi sarà la sua incisione discografica”.