Tra l’indirizzo gradualista e pragmatico dei rapporti economico sociali e la rivoluzione che tout court ribalta il sistema installandone un altro, il socialismo italiano si è sviluppato nel corso dei due secoli scorsi, permettendo di valutare due vie che, entrambe con le migliori intenzioni, offrono due punti critici decisivi: dalla scelta del riformismo liberal socialista deriva il rischio di farsi sopraffare dal sistema illiberale e autoritario delle autocrazie, in qualunque veste si offrano all’analisi, dalla scelta della rivoluzione deriva da sempre la tentazione (sempre praticata) di sostituire un sistema con un altro senza in realtà cambiare le élites. La violenza solo apparentemente abbatte il sistema, lasciando invece intatti i meccanismi della sopraffazione che sono connaturati all’omologazione del pensiero. A destra, o a sinistra, non importa, come insegna la storia.
E quindi, che fare? A questo può servire, forse, il volume che è stato presentato il 26 giugno scorso presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, “Inventario del Fondo “Federazione Laburista, 1994-2000”, a cura di Paola Cagiano de Azevedo e Anna Cristina Denittis, con la partecipazione della vicepresidente della Camera, Anna Ascani e gli interventi di Stefano Folli, Daniela Preziosi e Valdo Spini, già presidente della Federazione Laburista, attore protagonista, il vero “padrone di casa” come lo definisce Daniela Preziosi. Un volume – fonte storica, che offre varie spigolature, dati, istantanee che potrebbero diventare strumenti. Per cosa? Per dare mano a finire un “incompiuto”, citando sempre Preziosi, dove “incompiuto” prende l’accezione di lavoro in itinere.
Federazione Laburista, trent’anni dopo. “L’Inventario che presentiamo assume il valore di un’importante fonte storica per lo studio della transizione dalla prima alla seconda repubblica in particolare nell’area socialista e della sinistra democratica – spiega Spini nel suo intervento – in realtà questa presentazione riveste valore anche rispetto al l’attualità politica. Ripropone in tutta la sua evidenza la questione dell’identità e della rappresentatività di un centro-sinistra che possa essere maggioritario nel paese. Una questione che il Partito Democratico non ha risolto, visto che, costituitosi nel 2007, nelle elezioni del 2008, 2013,2018,2022 non è riuscito ad essere o a costituire una maggioranza”.
“La nostra ipotesi laburista, sorta in origine in relazione alla crisi socialista, si dirigeva in realtà sia verso le forze dell’ex Pci che a quelle del cattolicesimo sociale. Non una “fusione a freddo” tra ex Pci ed ex Dc come poi è avvenuto con la formazione del Partito Democratico, ma una definizione di identità ideale, politica e programmatica in cui il riferimento al socialismo europeo doveva giocare un ruolo determinante proprio negli anni in cui si stava affermando come forza di governo dei maggiori paesi europei.. Si è creduto di superare il tema dell’identità invocando la vocazione maggioritaria, che poi è entrata in crisi quando la maggioranza non è stata conseguita”.
La questione dell’identità, come sottolinea Spini, è la questione che “si ripropone oggi in tutta la sua attualità, pur nel mutamento degli scenari politici. Il problema riguarda la capacità del centro-sinistra di rappresentare un blocco sociale maggioritario, sia del lavoro dipendente, nelle sue varie e attuali forme, sia del lavoro autonomo e imprenditoriale che delle aspirazioni al lavoro dei giovani”.
Ma la radice profonda della crisi del blocco sociale del centro-sinistra “va ascritta ad un’analisi errata delle conseguenze della globalizzazione sulle classi lavoratici e sui ceti medi dei paesi industrialmente avanzati. Delocalizzazioni e concorrenza al ribasso sul mercato del lavoro hanno profondamente mutato la geografia elettorale e politica delle nostre nazioni occidentali. In una tale situazione, il tema del rilancio dell’identità della sinistra democratica o del centro-sinistra se così si vuol dire, si presenta in tutte la sua evidenza, sia in termini di opposizione ma anche in quelli di sinistra di governo”.
“Riflettere sul tentativo di rinnovamento della sinistra condotto nel 1994-2000 dalla Federazione laburista, significa non solo ripercorrere una pagina -forse troppo sottovalutata- delle nostre vicende politiche, ma riproporre la necessità di definire con chiarezza il blocco sociale da costruire, con quali forze e con quali identità. Il tema del lavoro in questo ambito si presenta come prioritario e decisivo”.