La Cassazione smonta il Dl Sicurezza: “un uso politico del diritto penale”

Tutte le critiche contenute nella relazione della Corte

La Relazione n. 33/2025 della Corte di Cassazione (Ufficio del Massimario: non esattamente la Corte. Il Massimario ha il compito di scandagliare, attraverso un lavoro di analisi sistematica, la giurisprudenza di legittimità. Qui comunque breviter: Cassazione) andrebbe letta con attenzione: in 139 pagine lucide e implacabili, la Corte demolisce il cosiddetto “Decreto Sicurezza” del governo, non con argomenti politici, ma attraverso la grammatica rigorosa del diritto. Il documento non si limita a segnalare difetti tecnici: denuncia vere e proprie violazioni costituzionali, tali da minare il principio di legalità repubblicana.

Il primo punto è cruciale: il decreto non avrebbe mai dovuto esistere nella forma scelta. Mancano i presupposti di necessità e urgenza richiesti dall’art. 77 della Costituzione. Il governo ha aggirato il Parlamento, trasformando un disegno di legge già in discussione in un decreto-legge: una forzatura che, per la Corte, rappresenta un abuso dell’equilibrio tra i poteri.

Ma non è solo il contenitore a essere sbagliato: anche il contenuto è profondamente disomogeneo. Norme penali, amministrative, urbanistiche, agricole (con un’inasprita regolazione sulla canapa industriale) si accatastano senza logica, violando il principio di coerenza e legalità sostanziale.

La Corte denuncia poi l’uso politico del diritto penale: un arsenale punitivo che non tutela, ma colpisce simbolicamente. Emblematici i nuovi reati per le occupazioni abitative e le aggravanti legate alle manifestazioni pubbliche, che restringono gravemente il diritto di espressione e di protesta.

Nel finale, la Corte accende un faro sull’Europa: la stretta sulla canapa potrebbe violare le norme UE sulla libera circolazione delle merci, aprendo a una procedura d’infrazione.

In filigrana, un messaggio netto: comprimere i diritti fondamentali in nome della sicurezza non è solo un errore tecnico. È un attacco alla democrazia. E a dirlo, stavolta, non sono gli opinionisti, ma il Massimario della Corte di Cassazione della Repubblica Italiana.

Il decreto sicurezza viola, infatti, diversi principi costituzionali del diritto penale: sussidiarietà, offensività in astratto, determinatezza delle norme, personalizzazione e finalità rieducativa della pena, proporzionalità sanzionatoria e principio di eguaglianza-ragionevolezza. La Corte costituzionale – ricorda la Cassazione – afferma che la discrezionalità legislativa non può mai trasformarsi in arbitrio.

In sintesi, citando il presidente Trump, si potrebbe dire che anche qui, in Italia, i giudici della Cassazione “hanno salvato la divisione dei poteri, è una sentenza importantissima: è una vittoria monumentale per la Costituzione”. Ok, non è una sentenza, è il Massimario che parla, qui non c’è Trump, e per fortuna le Alte Corti tengono davvero un profilo costituzionale.

Foto dal sito della Corte di Cassazione

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