La chimica, la musica, l’evento drammatico imprevisto nel corso di un’esistenza al servizio della conoscenza. Tre testi teatrali di Luigi Dei, come tre copioni, rappresentano in forma letteraria i passaggi di una vita: quello più propriamente personale, il cui perno è la musica; quello professionale, la ricerca chimica in settori innovativi; infine i meccanismi kafkiani di un infinito procedimento giudiziario che pone interrogativi inquietanti sul rapporto conflittuale fra l’onestà del pensiero e dell’azione e la lettera della legge.
Il titolo del trittico pubblicato nei Quaderni bianchi di Florence Art Edizioni , “Un nido di memorie”, si richiama al prologo dell’opera “I Pagliacci” di Ruggiero Leoncavallo, e segnala la natura del volume che rappresenta un momento di riflessione e bilancio e nello stesso di tempo di superamento e rinascita. Docente di chimica all’Università di Firenze, ricercatore in settori di alta specializzazione nella chimica dei nanomateriali, ma anche apprezzato divulgatore delle competenze scientifiche, musicali e letterarie. Dei è stato rettore dell’Università di Firenze dal 2015 al 2021 e in questa veste si è trovato ad affrontare l’esperienza più difficile e dolorosa.
Nel corso degli anni si è fatto conoscere al pubblico, non solo fiorentino, per le lezioni – spettacolo attraverso le quali ha trasmesso l’importanza di tenere sempre uniti i punti di vista scientifico e umanistico. Il modello prediletto è la musica con i suoi strumenti, a partire dalla voce umana. Matematica, spirito, arte, fisica dei suoni.
Le tre pièce sono il risultato di un dialogo interiore, una sorta di flusso di coscienza filtrato nell’oggettivazione del testo teatrale che lo ha aiutato a superare le amarezze.
“Perché il fatto non sussiste”, è un apologo in due atti sulla giustizia: la lettera della legge di fronte all’intenzione e alle motivazioni che fanno di una persona una specie del “reo buon uomo” della giustizia spagnola del governatore Don Gonzalo Fernandez de Cordoba nella Milano dei Promessi sposi. Un’accusa grave, anche se viene fatta cadere con la formula assolutoria più ampia, ha già avuto modo di dispiegare tutto il potenziale negativo e stravolgente nell’immagine e nel giudizio degli altri, ma anche nella stessa percezione dei valori profondi del sé individuale. “Non esistono verità semplici che fugano i dubbi – dice Sergio, il protagonista – La mia innocenza di oggi è assolutamente ben diversa da quella di dieci anni e mezzo fa. E sarà sempre in discussione”. Il paradosso della giustizia: “Io vedo che spesso vedono il male, solo il male”, dice l’avvocata Matilde ; “io penso che vedano il bene fatto male travestito da male fatto male. Una cosa è certa: il male fatto bene non lo contemplano mai!”, ribatte lo studente Gianluca.
L’idea drammaturgica si basa sul pirandelliano rapporto fra Sergio, scrittore, e i personaggi del romanzo che stava scrivendo prima di essere messo sotto accusa e che per questo motivo aveva interrotto l’attività creativa. Personaggi rimasti senza autore che reclamano i loro diritti.
“Sul filo della memoria”, il secondo testo teatrale, si richiama alla magia della musica che è nello stesso tempo produttrice di memoria individuale e collettiva. Il pezzo riporta gli echi di un’altra opera di Dei (Musica scienziato! Trilogia di monologhi scienti-fantastici del 2014). Qui l’autore ripropone il paradigma del rapporto fra scienza e musica. Il libraio Luca, protagonista con il suo negozio e i suoi clienti, sostiene la teoria di ricercatori canadesi in base alla quale il piacere dell’ascolto della musica è favorito dalla secrezione di dopamina. Grazie a uno strano cliente smemorato che lui aiuta a ricordare con brani di vari generi musicali (da De André a Wagner) viene in luce una rete di relazioni che ruotano intorno a quell’anziano maestro di violino (il padre dell’autore Sergio Dei è stato violinista per quasi quarant’anni nell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino).
Ispirato ai racconti Cerio e Carbonio de “il Sistema degli elementi” di Primo Levi è il terzo pezzo della trilogia ”La salvezza che viene dal cerio”. Si tratta di un monologo la cui voce narrante che vive l’esperienza del lager nazista spiega come sia fondamentale la sapienza teorica e pratica del chimico, che trae dalla materia l’essenziale per la sopravvivenza di un’umanità annullata e rinnegata. La scienza, ci dice Dei, è un dono dell’umanità, lo strumento primigenio per realizzare se stessa. Il protagonista – scrive Anna Nozzoli nell’introduzione – riassorbe “al suo interno le parole, i pensieri, la passione per la scienza, la pietà del chimico scrittore Luigi Dei”.
In foto Luigi Dei