Il superfestival dei festival: via ai “50 giorni di cinema a Firenze”

Un unico cartellone per nove rassegne di livello internazionale

Un festival di 50 giorni di seguito che sta per ripartire alla sua 16* edizione, dal 7 ottobre all’11 dicembre. È la “50 Giorni di Cinema a Firenze”, quasi un’intera stagione autunnale che riunisce sotto un unico cartellone e un unico tetto ben 9 diversi festival cinematografici a livello internazionale e di qualità. Unico esempio in Italia e in Europa, tanto da coinvolgere anche spettatori da fuori. Sede, il cinema La Compagnia, l’ex cinema Modernissimo ristrutturato dall’architetto Adolfo Natalini, chiuso per 12 anni a causa della crisi delle sale cinematografiche e infine acquistato e riaperto dalla RegioneToscana, cui si aggiungono, vista la densità del programma tra film, incontri, talk, performance, convegni, mostre, anche altre sale e luoghi della cultura cittadina. Una 50 Giorni ideata dall’Area Cinema di Fondazione Sistema Toscana (la Fondazione della Regione per promuovere il territorio con sistemi di comunicazione multimediale integrata) e realizzata con il sostegno di  Regione, Comune Fondazione CR e Camera di commercio fiorentine. La novità 2025, sedici ingressi – quattro per ogni rassegna – al costo ridotto di 50 euro e cinquecento abbonamenti gratis per giovani sotto i 25 anni .

Il mega festival parte il 7 ottobre con Middle East Now (dal 7 al 12 ottobre),  un articolato cartellone curato da Lisa Chiari e Roberto Ruta che racconta il Medio Oriente di oggi, tra cinema, documentari, arte, mostre, teatro, cibo, incontri e progetti culturali,  incentrato sul tema Radical Imagination, ovvero l’esortazione a immaginare altro dalle guerre e le ingiustizie. Ed è Gaza a inaugurare, con il documentario Yalla Parkour di Areeb Zuaiter che racconta, attraverso un gruppo di ragazzi che praticano il parkour, una Gaza che non c’è più, adesso che  questa guerra ha seppellito bambini, donne e uomini sotto un cumulo di macerie.

Il mega Festival dei Festival cinematografici nasce nel 2007, un’ inedita impresa che concilia visioni e strade diverse, partita in tempi in cui era gia iniziata la crisi del cinema. Come fu?  E che riflessi ha oggi? Lo racconta Stefania Ippoliti, responsabile dell’Area cinema di Fondazione Sistema Toscana e della Toscana Film Commission. “Quando nel 2006 fui avventurosamente nominata presidente dell’allora Mediateca, poi trasformatasi in Fondazione a sistema Toscana”, inizia. Alt, perché dice avventurosamente? “Beh la Mediateca era un’istituzione importante fatta di uomini di cultura ed esperti della materia, mentre io venivo da Yves Saint Laurent, dunque moda, un ambiente totalmente diverso. Ci fu chi si scandalizzò ma a volte, specie in momenti di cambiamento, guardare con occhi diversi non è male e, anche se che da una parte ti mancano molti elementi di conoscenza, dall’altra hai il vantaggio di osare di più, ignorando le difficoltà, le resistenze, le divisioni”.

Ignorando tutto ciò, nacque la “proposta indecente” di riunire sotto un un unico cartellone e un unico tetto “tutti quei bei festival cinematografici che già si svolgevano a Firenze, costituendo già a quei tempi  un’avanguardia, a  cominciare dal Festival dei Popoli”. Ovvero il più importante festival internazionale di cinema documentario in Italia fondato nel lontano 1959 appunto a Firenze e da allora sempre frequentatissimo. “Entrai alla Fondazione – continua Ippoliti – Mi occupai della Film Commission, cominciai ad avere rapporti con le istituzioni. Arrivata dal privato, non conoscevo sul lavoro tempi rilassati. Non era semplice riunire tutti quei festival che lavoravano ognuno per conto proprio, magari in concorrenza. Ma alla fine collaborarono, erano riottosi ma bravi, cominciarono a parlarsi, conquistarono pubblico perché, essendo i festival interconnessi, chi inizia con uno frequenta anche l’altro. Il pubblico gradì”. Inizialmente le sedi furono due cinema storici del centro cittadino, Gambrinus e Odeon, poi venduti per la crisi delle sale. Così nel 2016 la 50 Giorni si traferì a La Compagnia. Con un certo scandalo iniziale e poi con successo.

 Il successo continua. “Ma non è che ormai le persone disertano il cinema? O qualcosa sta cambiando? “Molto è cambiato e molto cambia –  risponde Ippoliti – ma ogni festival è un successo. Sarà per la varietà dei programmi, per le caratteristiche contemporanee e aperte sui paesi del mondo, per i documentari che attirano i giovani, per la concatenazione dei diversi festival.  Emergono Middle East, Lo Schermo dell’Arte e il Festival dei Popoli, ma, che si tratti di fiction o di documentari, anche tutte le altre rassegne attraggono una quantità incredibile di spettatori. Giova la concatenazione dei vari diversi Festival: vai a uno e torni all’altro ”.

Lo stesso nelle stagioni normali? “L’appeal della sala cinematografica, parlo del cinema in sala, perché di film se ne vedono a casa come non mai, non è più quello di una volta. Ma il pubblico ci sta tornando se assicuri certe caratteristiche. Tutto adesso deve essere di qualità: programmazione, sale, poltrone, accoglienza, non più le vecchie maschere, da noi coloro che accolgono il pubblico sono tutti laureati che sanno indirizzare. Non vanno più  le programmazioni lunghe un mese, meglio una serata e via che poi puoi ripetere in tempi e orari diversi.  Bisogna averne  per tutte le età e le esigenze,  noi abbiamo quattro o cinque spettacoli al giorno, anche quelli di mezzanotte. Preferiamo ai film in prima visione le riprese cui dedichiamo  i lunedì suscitando l’inaspettato interesse dei giovani. Bisogna svecchiarsi”.

 Si svecchiano anche i Festival. Ai cinque iniziali che prima andavano in ordine sparso se ne sono aggiunti nel festivalone di nuovi e altri si aggiornano. “Le fondamenta restano le stesse e il passaggio del testimone non è semplice – spiega Ippoliti  – Ma le persone alla guida ringiovaniscono. Per esempio giova l’attitudine brillante e sveglia di Lisa Chiari e Roberto Ruta, che oltre a curare Middle East  lavorano  in manifestazioni di moda. Le brave a autoironiche inventrici del Festival Cinema e donne, Maresa D’Arcangelo e Paola Paoli, che lo avevano lanciato  nel 1979 e adesso scherzavano su “Cinema e nonne”, hanno passato il testimone alla quarantenne Camilla Toschi, responsabile di tutta la programmazione della Compagnia, il Florence Queer Festival, di cui era allora direttore artistico Bruno Casini parte nel 2003 e ormai parla di popolo LGBTQIA+. Il Festival dei Popoli ha una nuova sezione, “Popoli for kids and teens”, documentari per bambini e ragazzi”.

 Ed eccoci al rutilante cartellone. Come già detto, apre il  Middle East Now. Poi  si va in Cina, dal 15 al 19 ottobre, con il FànHua Chinese Film Festival, classici e animazione. Ovviamente tratta di autrici e protagoniste al femminile il Festival di Cinema e Donne che ospita dal 22 al 26 ottobre progetti speciali come i 150 anni dalla nascita di Elvira Notari, la sezione ‘Cinema, l’altra Storia’ dedicata da Piera Detassis a Ida Lupino, lo spazio dato alle donne che si occupano di audiovisivi  da Jasmine Trinca, la collaborazione con il Gaza International for Women’s Cinema. 

 Dal 30 ottobre al 2 novembre, un classico dei Festival fiorentini, prima France Cinema e poi France Odeon, compie 40 anni tra La Compagnia e l’Institut Français di Firenze e, oltre a proporre i migliori film francesi, il 29 ottobre celebra i 130 anni dalla nascita del cinema, con due documentari:  “Louis Malle, le révolté”di Claire Duguet e “Charles Pathé et Léon Gaumont, premiers géants du cinéma” di Emmanuelle Nobécourt e Gaelle Royer. Dal  3 al 9 novembre, il Festival dei Popoli si cimenta con una gran varietà di temi, dalla musica all’ambiente ai diritti umani. Dal 12 al 16 dicembre lo Schermo dell’Arte presenta  Film d’artista, la mostra di virtual reality alla Strozzina,  il Live Documentary della filmmaker serba Mira Turajlic, le anteprime di Radu Jude, Khalil Joseph, Sammy Baloji e Matteo Frittelli, oltre al programma VISIO per giovani artisti di Leonardo Bigazzi . Dal 26 al 30 novembre l’associazione IREOS e il Florence Queer Festival portano in sala le espressioni artistiche del mondo LGBTQIA+. Infine il gran finale: dal 5 al 10 dicembre arriva   l’attesissimo e ormai venticinquenne River to River Indian Film Festival, ideato e diretto da Selvaggia Velo come una contaminazione di culture tra il Gange e l’Arno. Chiusura, l’11 dicembre con N.I.C.E. (New Italian Cinema Events), l’associazione  che promuove il cinema italiano nel mondo.

In foto: Stefania Ippoliti

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