L’energia nucleare che conosciamo, da quando è stata prodotta per la prima volta, si ottiene sempre dalla stessa reazione: “fissione di atomi radioattivi”: nuclei di uranio-235 assorbono neutroni, si dividono in frammenti più leggeri liberando neutroni e prodotti di decadimento, insieme ad una quantità elevata di energia termica. Il calore generato dalla reazione, come in qualsiasi centrale termica, alimenta un generatore di vapore, che espande in una turbina, per la produzione elettrica. Sebbene il principio di funzionamento sia lo stesso, dopo più di 70 anni dai primi reattori, il progresso tecnologico ha portato oggi alla realizzazione di reattori nucleari moderni, più efficienti e sicuri. Ad oggi, gli impianti operativi in Europa sono circa 100, distribuiti su 12 paesi, per una produzione di energia elettrica pari a circa 650 TWh, ben il 23% dell’elettricità prodotta dall’UE[1].
Una nuova generazione entro il 2036
Se questo è il quadro Europeo attuale, il futuro prossimo – si parla di 2030 – promette l’arrivo di una nuova generazione di impianti nucleari: gli Small modular Reactors (SMR).Si tratta, in breve, di reattori con capacità ridotta (< 300 MWe), che offrono maggiore modularità, sistemi di sicurezza avanzati e ridotti tempi di installazione rispetto a quelli oggi in funzione. Proprio questa nuova generazione di reattori ha riacceso il dibattito sull’energia nucleare anche in Italia. Il Disegno di Legge Delega per il nucleare sostenibile (DDL n. 2669/1063), approvato dalla Camera lo scorso 4 giugno 2026, è infatti incentrato proprio sullo sviluppo dei nuovi SMR. L’obiettivo è chiaro, emanare decreti attuativi entro fine anno, per riportare il nucleare in Italia entro il 2036.
Questa nuova tecnologia potrebbe dare nuova linfa al Nucleare non solo in Italia, ma in tutta Europa. Il numero di reattori operativi in UE negli ultimi venti anni, infatti, è diminuito in modo significativo: 22 centrali operative in meno dal 2000 al 2025, per un calo di energia prodotta pari a circa 275 TWh, il consumo annuo di tutta la Spagna. Una tendenza, questa, frutto di scelte diverse, se non opposte, dei principali paesi membri.
Se la Francia traina lo sviluppo, investendo più di 70 miliardi di euro in 6 nuovi reattori[2], la Spagna ha recentemente deciso di chiudere le centrali entro il 2030. Se l’Italia, senza centrali da 40 anni, sta aprendo di nuovo la porta, la Germania ha spento i reattori nel 2023 e si è espressa fermamente anche contro i nuovi SMR[3].
In questo scenario così frammentato, la domanda non è solo se una nuova generazione di reattori può mettere tutti d’accordo, ma anche perché siamo arrivati a questo punto.
Il tema della sostenibilità ambientale
I benefici ambientali dell’energia nucleare rispetto alle fonti fossili è un tema comune, ma complesso. L’energia generata non deriva dalla combustione del carbonio e, pertanto, non produce direttamente emissioni di CO2. E’ per questo, che l’energia nucleare è inclusa nella strategia europea per raggiungere la neutralità climatica ed è considerata un’energia di transizione a basse emissioni di carbonio. Allo stesso tempo, l’uranio necessario alla reazione di fissione, è un minerale. La sua disponibilità è elevata e le riserve non rappresentano oggi un vincolo al suo sviluppo, ma non è una fonte di energia rinnovabile. Le emissioni complessive legate alla produzione di energia nucleare, inoltre, dipendono non tanto dalle centrali termo-nucleari, quanto dai processi di estrazione e raffinazione dell’uranio. Tuttavia, anche contando le emissioni nel suo complesso, l’energia nucleare porta ad emissioni di CO2 complessivamente simili a quelle legate alle energie rinnovabili (11-80 tCO2/GWh)[4], a fronte dei 400-1200 tCO2/GWh dei combustibili fossili[5].L’impatto ambientale principale, quello che genera maggior preoccupazione tra la popolazione, è legato sia alla dismissione dei vecchi impianti, sia alla gestione dei residui, ovvero le scorie.
Le scorie: cosa sono, come si smaltiscono
Le scorie sono materiali residui contenenti isotopi radioattivi e si distinguono in bassa, media e alta attività: le scorie a bassa attività sono tutti quei materiali (filtri esausti, metalli, materiali, indumenti) risultanti leggermente contaminati e quindi radioattivi. Rappresentano circa il 90% del volume prodotto, ma contengono solo l’1% della radioattività totale.
Le scorie ad alta attività sono, di fatto, combustibile esausto, ovvero non più utilizzabile nei reattori. Queste scorie rappresentano circa il 3% del volume e contengono il 95% della radioattività (World Nuclear Association)[6]. Per capirsi, da un tipico impianto nucleare da 1.000 MWe si producono circa 25–30 t/anno di combustibile esaurito (Unicusano), ovvero di scorie ad alta radioattività.
Lo smaltimento delle scorie ad alta attività avviene in più fasi: vengono raffreddate in vasche o contenitori schermati, poi condizionate (vetrificate, o cementate) e infine stoccate in depositi protetti. La radioattività di queste scorie permane fino a migliaia di anni. Per questo, la soluzione considerata più sicura è il deposito geologico profondo, che le isola in strati rocciosi per lunghi periodi. In Europa ci sono attualmente 4 depositi profondi in costruzione in Finlandia, Svezia, Francia e Svizzera. Nessuno di questi è ancora operativo.
Quanto costa l’energia nucleare?
L’energia nucleare in Europa, anche grazie alle ridotte emissioni di CO2, spesso ha costi inferiori a quelli delle centrali termo-elettriche a metano e a carbone, ma non è inferiore a quello di energie rinnovabili come eolico off-shore e fotovoltaico. Se infatti i costi gestionali e operative degli impianti nucleari sono molto bassi, l’elevato investimento necessario alla realizzazione di questi impianti pesa in modo rilevante sul costo finale dell’energia. Se quindi l’energia nucleare prodotta oggi in Francia ha un costo di circa 60 €/MWh[7], di poco superiore ad eolico e fotovoltaico (40-60 €/MWh[8][9]), l’energia prodotta dai nuovi SMR avrà probabilmente un costo maggiore, tra gli 80 e i 150 dollari per megawattora [10]a causa dello sviluppo ancora non su larga scala e degli elevati costi di investimento. Un impianto nucleare con un singolo reattore SMR da 300 MWe ha un costo di investimento stimato tra 1.5 e 3.5 miliardi di dollari[11]. Per avere un’idea: un impianto eolico di pari potenza costa tra i 350-550 milioni di dollari[12], mentre uno a gas naturale ne costa circa 400-500[13].
Nucleare Si, Nucleare No.
In sostanza, gli elevati costi di investimento e di gestione delle scorie rappresentano sfide chiave verso lo sviluppo dei nuovi reattori nucleari. Allo stesso tempo, le emissioni ridotte e i costi contenuti dell’energia atomica sono punti di forza innegabili, non tanto rispetto alle energie rinnovabili, quanto rispetto ai combustibili fossili. Una cosa è certa, le analisi di fattibilità tecnica, economica ed ambientale di questa tecnologia sono basate su dati, misurazioni ed esperienze reali. I dati e gli studi scientifici, a prescindere dall’esito, avrebbero dovuto portare a scelte simili. Non è stato così.
Eppure, l’obiettivo è sempre lo stesso, per tutti: autonomia energetica e riduzione delle emissioni di CO2. Perché allora, in Francia il nucleare copre circa il 67% della produzione elettrica interna e la Germania ha spento le centrali nel 2023? Perché l’Italia, storicamente senza impianti operativi, sta riaprendo la porta al nucleare, mentre la Spagna ha deciso di chiudere le centrali entro il 2035?
Se le energie rinnovabili sono approvate ovunque come soluzione energetica sostenibile, per il nucleare non è così. Avere o non avere impianti nucleari è una questione politica e i governi europei sono chiamati dai propri elettori a scegliere se essere pro, o contro l’energia nucleare. Ma non è finita qui: questa presa di posizione, si rinnova periodicamente, con i governi che cambiano, e con le nuove tecnologie. In Germania, il governo Schröder decretò l’uscita dal Nucleare nel 2000, ma Angela Merkel revocò il piano nel 2010, per poi ritornare sui suoi passi l’anno successivo, dopo l’incidente di Fukushima. In Italia, la decisione fu presa nel 1987, un anno dopo Černobyl’, ma dal 2027 le cose potrebbero cambiare.
Senza dubbio, l’ingresso sul mercato di una nuova generazione di reattori ha già riportato il dibattito tra le poltrone di governo e nelle case dei cittadini. Per diversi mesi, le discussioni si moltiplicheranno e, forse, dovremo di nuovo scegliere sul nucleare nel nostro futuro. Senza dimenticarci che la crisi climatica procede con forza crescente, incurante del tempo e delle prossime elezioni.
[1] https://www.consilium.europa.eu/it/infographics/how-is-eu-electricity-produced-and-sold/
[2]https://euobserver.com/209475/france-expects-green-light-for-e70bn-nuclear-expansion-despite-eu-probe/
[3] https://www.nucnet.org/news/germany-pushes-back-on-eu-smr-strategy-amid-domestic-debate-3-5-2026
[4]Life Cycle Assessment of Electricity Generation Options, UNECE, 2021
[5] https://www.wri.org/insights/setting-record-straight-about-renewable-energy
[6] https://world-nuclear.org/nuclear-essentials/what-is-nuclear-waste-and-what-do-we-do-with-it
[7] https://www.quotidianoenergia.it/module/news/page/entry/id/523681/nucleare-francia-costo-di-produzione-603-mwh-nel-2026-2028
[8] https://www.solardataatlas.com/en/data-solar-lcoe-europe
[9] https://www.rinnovabili.it/energia/fotovoltaico/lcoe-rinnovabili-costo-livellato-energia/
[10] https://www.qualenergia.it/articoli/canada-via-primo-smr-occidente-quanto-costera/
[11] https://tg24.sky.it/politica/approfondimenti/smr-piccoli-reattori-nucleari-come-funzionano-sicurezza-costi
[12] https://www.delfos.energy/blog-posts/cost-of-wind-energy-in-europe-investment-and-financial-returns
[13] https://uspeglobal.com/articles/gas-turbine-epc-costs-2026/