Ai Salesiani non fa paura l’Intelligenza Artificiale. Nelle loro scuole primarie e secondarie le macchine algoritmiche sono già entrate. Se docenti e soprattutto studenti della scuola pubblica attendono ancora la rotta di marcia che spetta allo Stato delineare, nelle strutture gestite dai Salesiani si sono rotti gli ormeggi.
Alla tradizione di eccellenza che contraddistingue i loro istituti educativi hanno saputo aggiungere progetti concreti e già operativi sul piano della didattica. Il documento di riferimento si intitola, significativamente, “Andare oltre l’educazione tradizionale”. Redatto dall’Ispettoria Salesiana “San Marco” dell’Italia Nord Est, è stato recentemente presentato all’Istituto Salesiano San Zeno di Verona, dopo la prima fase di introduzione che ha riguardato 26 istituti scolastici salesiani con oltre 9.000 studenti e 700 docenti: “Il nostro progetto– ha dichiarato ai media vaticani Don Lorenzo Teston, delegato per la scuola dell’Ispettoria salesiana Italia Nord Est – nasce dal desiderio di coniugare la tradizione educativa salesiana con le opportunità offerte dagli algoritmi. Desideriamo mettere la tecnologia a servizio dell’apprendimento, promuovendo uno sguardo critico nei confronti dell’IA, favorendo l’inclusione di tutti gli studenti e potenziando la capacità di ascolto dei docenti. Abbiamo accompagnato anche i formatori per aiutarli ad avere il miglior approccio possibile con i ragazzi che vivono quotidianamente questa nuova realtà. I nostri formatori docenti hanno usato l’intelligenza artificiale per arricchire i loro programmi didattici. Tutto ciò ha permesso una maggiore personalizzazione sulle caratteristiche di una classe o addirittura di un singolo studente, con risparmi di tempo e precisione maggiore di quello che si sarebbe potuto fare senza l’uso dell’AI”.
Non è stato certo un “copia e incolla” rispetto alle opportunità offerte dai modelli di Intelligenza Artificiale Generativa. Particolare attenzione è stata riservata alla problematicità di uso, come sottolinea Don Nicola Giacopini dell’Istituto Universitario Salesiano di Venezia (IUSVE): “In un tempo in cui l’uso degli algoritmi tende a essere percepito come neutro o inevitabile, riteniamo essenziale educare studenti e docenti a un uso etico e responsabile di questi strumenti didattici”.
Se questa è la linea tracciata dai Salesiani, che cosa sta avvenendo nella scuola pubblica? Una recente indagine di Indire, realizzata in collaborazione con la casa editrice “La Tecnica della Scuola”, dimostra che la Gen AI sta entrando in classe soprattutto grazie alla buona volontà personale degli insegnanti: il 52,4% dichiara infatti di servirsi dell’IA per la didattica, il 10% anche come strumento di supporto dei ragazzi in difficoltà. Il 75% del campione sondato ritiene indispensabile l’organizzazione di corsi specifici per acquisire le necessarie competenze.
Si moltiplicano ormai i documenti che vanno nella direzione indicata dagli insegnanti: “The Future of Education and Skills: Education 2030”, per esempio, è l’importante supporto realizzato dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), in cui si legge: “Esiste una domanda crescente nei confronti delle scuole perché preparino gli studenti ai cambiamenti economici e sociali più rapidi, ai posti di lavoro che non sono stati ancora creati, alle tecnologie che non sono state ancora inventate e a risolvere problemi sociali che non esistevano in passato”.
Per quanto riguarda l’Italia, a parte i Salesiani, qualcosa si muove, ma come sempre in modo lento, lontano anni luce dai progressi repentini dei modelli di Intelligenza Artificiale Generativa. Eppure, già cinque anni fa, con il “Programma strategico Intelligenza Artificiale 2022-2024” voluto dal Governo italiano a cura del Ministero dell’Università e della Ricerca, del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione Digitale un comitato di esperti aveva tracciato le premesse metodologiche in un documento in cui si leggeva che l’Intelligenza Artificiale avrebbe dovuto “essere adottata come metodo educativo in grado di portare alla formazione del cosiddetto pensiero computazionale, alla multidisciplinarietà intrinseca nella soluzione di problemi e nella trasversalità delle competenze”.
Il successivo aggiornamento 2024-26, è stato redatto da un Comitato di esperti nominato dal Governo e coordinato da Gianluigi Greco, professore di informatica all’Università della Calabria e presidente di AIxIA. Dopo un’analisi del contesto globale e del posizionamento italiano, il documento definiva le azioni strategiche, raggruppate in quattro macroaree: Ricerca, Pubblica Amministrazione, Imprese e Formazione. Quanto all’istruzione, si ribadivano gli indirizzi del documento strategico degli anni precedenti: “La rivoluzione dell’IA impone che l’avvicinamento alla disciplina avvenga con gradualità già dalle scuole primarie e secondarie. Si dovranno pertanto realizzare percorsi formativi per l’alfabetizzazione nell’IA rivolti prioritariamente a docenti e successivamente a discenti”.
Questo documento è stato reso noto il 21 luglio 2024. A distanza di un anno, non molto è stato fatto, ma qualche contributo concreto si comincia a intravedere. Uno strumento utile varato dal Ministero della Pubblica Istruzione è la piattaforma “Scuola Futura”, nata per supportare la crescita professionale del personale scolastico soprattutto di fronte all’escalation digitale. È presentata come uno “uno spazio dinamico e in continuo aggiornamento, progettato per rispondere agli obiettivi strategici del PNRR Istruzione, accompagnando le scuole in un processo di trasformazione che passa attraverso la formazione, la condivisione di buone pratiche e l’adozione di nuovi modelli didattici e organizzativi. Il suo ampio catalogo, che oggi conta oltre centoventimila percorsi, si è sviluppato a partire da iniziative strutturate come i Future Labs+, una rete di 28 poli dislocati sul territorio nazionale, e dai poli STEAM, 50 istituzioni scolastiche selezionate per la formazione dei docenti sull’insegnamento delle discipline STEAM attraverso l’uso delle tecnologie digitali”.
“AI4T – Artificial Intelligence for and by Teachers” è un altro progetto pilota europeo nel campo della formazione docenti sull’Intelligenza artificiale, finanziato da Erasmus+ e promosso dalla Commissione europea nell’ambito del Piano d’azione europeo per l’educazione digitale 2021-2027. La sperimentazione, che coinvolge 350 scuole in Europa e che riunisce nella partnership 17 soggetti, tra cui i Ministeri dell’Istruzione di Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo e Slovenia, nonché Università ed Enti di Ricerca, vede per il nostro paese il coordinamento del Ministero dell’Istruzione e del Merito e la collaborazione del CNR-ITD e dell’INDIRE. Terminata la fase pilota, è in corso anche in Italia la sperimentazione su larga scala che coinvolge 90 istituzioni scolastiche del secondo ciclo di istruzione, circa 450 docenti di materie STEM e lingua inglese e classi di alunni di età compresa fra i 15 e i 17 anni.
Si conclude in questi giorni il percorso formativo “L’intelligenza artificiale in classe” della durata di 25 ore, rivolto agli insegnanti della scuola primaria e secondaria. Primi passi, insomma, ma il percorso è lungo per rispondere alla domanda di base formulata nel documento dell’Ocse che guarda al 2030: “come possono i sistemi didattici sviluppare le nuove conoscenze digitali, abilità, attitudini e valori in modo efficace?” Nuovi programmi, integrazione tra libri e supporti digitali, analisi dei percorsi di pensiero che sappiano usare le macchine in modo critico e consapevole. Su tutto questo la scuola italiana attende indirizzi precisi. Intanto l’Intelligenza Artificiale Generativa espande la propria presenza, occupando già gran parte dei tempi di vita dei ragazzi.