I mostri della ragione: qualcuno pensò di prosciugare il Mediterraneo

Un ingegnere tedesco voleva creare Atlantropa, un nuovo grande continente

Per assicurarsi un posto al sole  o la vittoria sul nemico spuntano, soprattutto in tempi di guerra, progetti a dir poco balzani. Come quello che attirò  l’attenzione di Berlino prima che Hitler scatenasse la seconda guerra mondiale. Per ovviare alle difficoltà  che la Germania  doveva affrontare dopo la prima guerra mondiale rese ancora più drammatiche dal crac alla borsa di New York un ingegnere tedesco pensò che il modo di allontanare lo spettro di una carestia fosse quello di prosciugare il Mediterraneo per aumentare l’estensione delle terre coltivabili. Autore di questa folle idea era  l’architetto espressionista tedesco Herman Sorgel: preoccupato che la crescente competizione per le risorse in Europa potesse far esplodere un nuovo conflitto aveva messo a punto un progetto che, ispirandosi al successo delle dighe olandesi che avevano salvato dalle acque marine ettari di terreni coltivabili, mirava a conquistare immense nuove zone agricole in modo da sconfiggere rigurgiti di tensioni belliche. Sorgel si era anche ispirato a un lontano passato quando 5,5 milioni di anni fa, sommovimenti di placche, chiudendo lo stretto di Gibilterra, avevano  inaridito il Mediterraneo.Uno studio geografico  che descriveva il Mediterraneo come un mare soggetto a evaporazione lo aveva ulteriormente convinto che bisognava agire.

 Il progetto aveva un nome:  Atlantropa, una fusione tra la mitica Atlantide e Europa. Prevedeva la costruzione di due gigantesche dighe idroelettriche, una che avrebbe chiuso lo stretto di Gibilterra e l’altra quella dei Dardanelli. La più imponente sarebbe stata quella di Gibilterra che, secondo Sorge, avrebbe dovuta essere alta 300 metri e lunga 13 km. Era naturalmente previsto che il traffico navale sarebbe stato comunque garantito grazie a un sistema chiuse.

Le acque del Mediterraneo si sarebbe rapidamente ritirato  perché il minor afflusso di quelle marine oceaniche non avrebbe potuto essere compensato da quello dei fiumi,  lasciando così scoperti  660mila km3 di terre coltivabili. Le dighe inoltre –  Atlantropa prevedeva anche un terzo sbarramento, tra la Sicilia e la Tunisia per dividere a metà il Mediterraneo – avrebbero anche assicurato all’Europa ingenti risorse elettriche supplementari.

Il progetto di Sorgel non si limitava all’Europa perché prevedeva anche uno sbarramento sul fiume Congo che avrebbe creato un lago interno  al centro del continente e l’irrigazione del  Sahara con acqua pompata nel Mediterraneo. L’ingegnere tedesco mirava, ricorda su “Storica’” il National Geographic, a creare un nuovo megacontinente  che “combinava le risorse di Europa e Africa al servizio di un governo comunitario indipenendente del resto del mondo per cibo e energia”. “ L’utopia di una pace universale ha spesso stimolato l’immaginazione di personalità eccentriche” commenta il giornale “Le Monde Diplomatique”  rilevando come  il progetto di Sorgel “colpisca per la sua dimensione faraonica e la sua fede iillmitata nelle tecnologia”  e il suo grandioso obiettivo di “riunire  l’Europa e l’Africa in una sola entità politica e geografica battezzata Atlantropa”

Il progetto  destò l’attenzione dei nazisti ancor prima che andassero al potere perché da sempre in sintonia con le loro idee di autarchia. E non certo con quelle iniziali dell’utopia pacifista di Sogel. Che via via comunque, scrive sempre il giornale francese, cerca di renderle “sempre più compatibili con l’ideologia del III Reich”. L’architetto tedesco prende anche contatto con Mussolini che però non si entusiasma all’idea di mettere fuori uso i porti italiani.

 Poiché Atlantropa  (chiamata anche Panropa) richiedeva per la sua realizzazioni colossali investimenti, fu messo nel cassetto in attesa della fine della guerra. Il progetto comunque, date le conoscenze tecniche dell’epoca, difficilmente sarebbe stato attuabile, e per fortuna in quanto avrebbe provocato sconvolgimenti climatici, provocato strage della fauna marina, inghiottito intere città e colpito gli scambi commerciali via mare. L’estrema salinizzazione delle terre emerse avrebbe inoltre, oltre a sterminare i pesci, avrebbe reso assai difficile ogni tipo di culture.

 Sempre “Storica” ci riporta alla memoria un altro stravagante piano che aveva attirato l’attenzione dei nazisti che, convinto della superiorità tecnologica  tedesca, durante la seconda guerra mondiale erano anche intenti a progettare bizzarrerie di ogni tipo. Tra queste una da pura fantascienza, la costruzione di una stazione spaziale dotata di uno specchio gigante. Grazie a questo specchio concavo  di quasi due chilometri di diametro, avrebbero potuto deviare la luce solare, alterando così il clima terrestre a suo piacimento. L’idea aveva un duplice obiettivo: riscaldare le regioni più fredde del paese rendendole abitabili tutto l’anno e utilizzarla come arma per incenerire città e prosciugare le terre coltivabili del nemico, in primo luogo l’Urss.

L’idea era di alcuni scienziati tedeschi, tra cui Hermann Obert che a loro volta si erano ispirato da Keplero che già nel XVII secolo aveva ipotizzato di deviare la luce solare. Il progetto del secolo scorso prevedeva che astronauti vivessero in una gigantesca struttura metallica geostazionaria con l’incarico di controllare lo specchio come se fosse una lente cosmica. All’epoca comunque il progetto era assolutamente irrealizzabile. Fu perciò in qualche modo deviato in progetti altrettanto stravaganti, come quelli di far bollire il mare o sciogliere i poli, progetti altrettanto campati in aria. “Storca” ci avverta però che il progetto del “Sonnengewer” ha rischiato di tornare d’attualità: durante la Guerra fredda  gli Usa avrebbe infatti ripreso l’idea d specchi orbitali, sempre in funzione anti Urss, per fortuna senza trasformarla in realtà.

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