I 550 anni dalla nascita di Copernico: Polonia e Germania unite nel suo nome

Tedesco o polacco? Per entrambi i paesi un fiore all’occhiello del Rinascimento

“La Terra si è creduta sempre di essere imperatrice del mondo”. Questa battuta di Niccolò Copernico tratta dall’omonimo dialogo tra Copernico e il Sole presente nelle “Operette morali” di Giacomo Leopardi, ci ricorda che [fu l’astronomo polacco a infliggere la prima delle tre grandi umiliazioni  dell’umanità di cui parla Siegmund Freud: quella relativa alla critica della tesi geocentrica e antropocentrica, difese fino ad allora tanto dalla tradizione giudaico-cristiana quanto da quella greca confluite nella cosmovisione aristotelico-tolemaica. 550 anni fa, il 19 febbraio 1473, nasce a Toruń; graziosa cittadina polacca della Pomerania d’entroterra e secondo centro dopo Cracovia per edifici in stile gotico polacco; una delle menti più brillanti del Rinascimento europeo: Niccolò Copernico.

L’astronomo (ma anche canonico, diplomatico, medico) nasce dunque nella Prussia “polacca”; più autonoma e più generosa nel concedere diritti (quali una tassazione minorata) rispetto alla Prussia “teutonica”, situata più ad oriente e controllata dall’ordine teutonico; 7 anni dopo la fine della guerra dei 13 anni che vede affrontarsi il regno polacco di Casimiro IV Jagellone e l’ordine crociato.

Anche se Copernico trascorse la maggior parte della sua vita nella regione storica della Varmia nel nord-est della Polonia lontano dai centri dell’Umanesimo europeo, i luoghi di Copernico non si limitano però alla Pomerania: gli spostamenti accademici tra Polonia ed Italia testimoniano una formazione fortemente europea, che riflette tra le altre la mentalità mercantile geograficamente dinamica dell’ambiente familiare: dopo essersi iscritto all’Accademia di Cracovia nel 1491, Copernico prosegue gli studi a Bologna tra il 1496 ed il 1500 sotto l’occhio attento di Domenico Mari Novara e a Padova tra il 1501 ed il 1503.

La ricchezza multiculturale che impregna la sua figura dell’astronomo si riflette anche nell’onomastica: infatti il nome di Copernico presenta ben cinque varianti! La prima, “Niklas Koppernigk”, riflette l’identità germanofona degli avi; la seconda, “Nicolaus Copernicus”, è il prodotto della latinizzazione accademico-ecclesiastica del nome, la terza, “Nicolò” o “Niccolò” Copernico”, è l’italianizzazione avvenuta durante gli anni di formazione italiani, la quarta, “Nikolaus Kopernikus”, ancora usata oggi nei paesi tedescofoni, è stata forgiata dal filosofo tedesco Johann Gottfried Herder nel 1776 per la rivista “Der Teutsche Merkur” e la quinta, la neoformazione polacca della prima metà del XIX secolo, Mikołaj Kopernik, si fa stendardo identitario (nazionale) del neo-ricostituito Stato Polacco nel 1795.

Copernico dunque è tedesco o polacco? In un certo senso è per entrambi i paesi un fiore all’occhiello del Rinascimento.

Basti pensare che 50 anni fa, nel 1973, durante le celebrazioni del Cinquecentenario della nascita di Copernico in piena guerra fredda, la Repubblica Democratica Tedesca presentò Copernico con il suo nome polacco, esaltando dunque la fratellanza con la Polonia, entrambi stati satellite dell’Unione sovietica. In quell’occasione si sottolineò anche (l’erronea) continuità tra il materialismo storico marxista e la critica copernicana alla cosmogonia antropocentrica canonica ed il ruolo dello scienziato nella conquista dello spazio, campo di battaglia fondamentale negli anni ’60tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.

In Polonia oggi Copernico è celebrato dall’Università di Toruń, che porta il suo nome e per i 550 anni sono molti i concerti di musica classica organizzati nel paese a tema “cosmico” con repertori che spesso variano da “I pianeti” di Holst a “Interstellar” di Hans Zimmer a “Così parlò Zarathustra” di Strauss. 

In Germania invece Copernico si trova al centro dei più importanti progetti di ricerca di transizione ecologica iniziati nel 2016 (con completamento nel 2025) del Ministero per l’Istruzione e la Ricerca: i “Kopernikus-Projekte”, nome in cui risuona l’idea di un cambiamento radicale di paradigma, concetto chiave della rivoluzione copernicana, secondo filosofo tedesco Hans Blumenberg. I “Kopernikus-Projekte” sono in totale quattro: il progetto “ENSURE” mira allo sviluppo sostenibile della rete elettrica del futuro, il progetto “P2X” alla conversione di fonti di energia rinnovabile in carburanti, prodotti chimici e plastiche, il progetto “SynErgie” alla flessibilizzazione dei processi industriali ad alto consumo energetico verso fonti energetiche rinnovabili ed il progetto “Ariadne” alla messa in atto politica di progetti di ricerca socio-scientifici per il miglioramento sociale.

Il “De revolutionibus orbium coelestium” (Sulle rivoluzioni delle sfere celesti), così il titolo completo dell’opera, titolo che Copernico non autorizzò mai, fu pubblicata nel 1543 grazie all’unico allievo di Copernico, Georg Joachim Rheticus. Il teologo protestante Andreas Osiander aggiunse a questa edizione una nota al frontespizio descrivendo il contenuto del libro come ipotetico. Fu proprio grazie a questa nota che il trattato non finì sull’indice dei libri proibiti, anche se la Chiesa Cattolica non accettò fino al 1820 la teoria copernicana.

Nella foto la statua di Niccolò Copernicoa Torun

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