“Io sono nato, come editore, con il piombo per impaginare”, racconta Daniele Olschky, quarta generazione alla guida, insieme al ventisettenne figlio Gherardo che è di quinta generazione, della storica Casa Editrice Olschky di cui spiega la vocazione per la “buona editoria” che significa una cura della lettura e del libro di carta che si estende oltre gli anni. Pur tenendo conto del cambiamento e traducendo adesso ogni pubblicazione anche in digitale.
Quest’ultimo tuttavia resta fuori dalla tradizione della Casa Editrice che compie adesso i suoi gloriosi 140 anni. “Non mi spavento. Ho già passato la rivoluzione della fotocomposizione – continua Daniele – quando il piombo fu sbaragliato dai computer, i proto non li sapevano usare ma conoscevano bene i segreti dell’editare un bel libro e dovevamo convincere i giovani ad ascoltarli”. Quali segreti? “Per esempio che l’ultima riga può finire con il cosiddetto mozzino, e il rigo a metà sarebbe un disastro. Una vera bruttura tipografica per evitare la quale l’impaginatore usava una strisciolina di carta velina che scalava il mozzino dall’ultima riga di una pagina alla prima di quella seguente. Uno degli accorgimenti da trasferire, pur con altri strumenti, nella fotocomposizione. Ma il fatto che i proto non sapessero usare i computer faceva sì che i giovani li disconoscessero e non fu facile convincerli che bisognava imparare da loro la buona impaginazione. Dissi ai giovani che se non lo avessero fatto avrei chiuso la tipografia. Lo fecero. Non si tratta di vacui estetismi ma del principio fondamentale che il lettore abbia vita facile e si goda il libro ”.
Forse, oltre alla preziosità dei suoi cataloghi, l’amore per il libro e il suo lettore è una delle varie ragioni per cui la Olschky arriva adesso a festeggiare i suoi ottimi 140 anni di vita che hanno attraversato tre secoli, due guerre, trisnonni, bisnonni, nonni, padri e figli e nipoti. Cinque generazioni, vicissitudini diverse, straordinari successi e ondate che travolgono ma da cui immancabilmente risorgi.
Dal piombo delle stamperie all’era dell’IA. Senza tradirsi mai. E’ la straordinaria storia della Casa Editrice: 140 anni di grande amore cui restare fedeli. Un amore che evolve, si modifica con i tempi e tuttavia conserva intatta la passione per l’editoria, per il libro come testimonianza di ingegno e civiltà, di trasmissione di saperi, vicissitudini, idee e piaceri intellettuali, testimonianza di impegno civile. Ma anche il piacere fisico di quella carta che scrocchia in mano, di cui percepisci l’odore e il valore e che si può dipanare in un filo lungo che va oltre i trend del momento.
Una grande casa editrice e una saga familiare dove il padre si tira dietro il figlio e via con vecchi e giovani a fianco. Come un romanzo o un film. Solo che qui non si tratta di fiction ma di un mondo vero al cui eccezionale valore di vitalità e fedeltà alle origini pur calate nella contemporaneità, sarà dedicato un intero anno, un 2026 in festa per il traguardo dei 140: tra celebrazioni, eventi, mostre e incontri. Epicentro, Firenze, la città dove vive la Olschky.
Dal 1883 a oggi. La movimentata avventura delle casa editrice parti’ quell’anno dal trisnonno che allora era ancora più giovane del trisnipote Gherardo. Aveva 22 anni, era figlio d’arte, di un tipografo ebreo della Prussia Orientale, il paese che Leone Samuele Olschky, detto Leo, abbandonò, sedotto da un’Italia allora centro attivo di cultura. Leo era intraprendente, conosceva la cultura umanistica come qualsiasi lingua moderna o antica che fosse. Diventò esperto bibliofilo lavorando alla Munster, una libreria antiquaria di Verona, dove fece splendida conoscenza con Dante che poi diventò un asse portante della casa editrice, una presenza costante nel catalogo. Non a caso l’Alighieri fu la prima rivista della Olschky.
La storia ufficiale della Casa Editrice inizia nel 1886, quando Leo la registra come propria libreria antiquaria e ci si dedica anima e corpo. Poi è un cammino in ascesa e sempre più ambizioso. Da Verona a Venezia, dalle Procuratie di piazza San Marco alla più internazionale Firenze da dove Leo si fa conoscere anche oltreoceano e entra in fecondo contatto con Pierpont Morgan. La sede delle Olschky viaggia tra i lungarni e il bel villino liberty sul Mugnone, nel 1909 Leo fonda anche la tipografia Giuntina. Editoria, collezionismo internazionale, affari intellettuali ed economici, contatti internazionali vanno a gonfie vele. Nel 1911 la coronazione del sogno di Leo che pubblica la sua monumentale Divina Commedia con prefazione di D’Annunzio, combinando capacità editoriale, filologia, visione nazionale.
Ma non sempre è facile, arriva la prima guerra mondiale che costringe Leo in esilio a Ginevra , per via del suo passaporto che rivela l’origine tedesca e genera il sospetto di spionaggio. E già iniziano gli attacchi antisemiti. Arrivano nel 1938 le leggi razziali, poi la seconda guerra mondiale, nel 1940 Leo muore in Svizzera. La storia degli Olschky si appanna ma rialza la testa. A fine guerra, il figlio Aldo comincia a ricostruire la Casa Editrice a Firenze, tra i Cinquanta e i Sessanta esplodono nuovi interessi, tra musicologia, archeologia, etruscologia. Ogni membro della famiglia ci mette le sue preferenze ma la cifra è sempre quella delle scienze umane. Poi, con Alessandro, entra la terza generazione e la Olschky diventa sempre di più legata alle grandi istituzioni culturali italiane e internazionali. E’ un successo, finché l’alluvione di Firenze del 1966 ferisce gravemente il suo fornitissimo e coltissimo catalogo, ma si riparte presto con tanti nuovi titoli e attenzione alle nuove tendenze culturali. La saga familiare continua, nel 1974 entra la quarta generazione con i due figli di Alessandro, Daniele e Costanza coadiuvata dalla figlia Serena.
Arriva il digitale e la Olschky non si sottrae ma non lo sostituisce alla carta stampata, semplicemente fa le due cose: stampa e trasferisce anche in digitale. La via del futuro toccherà individuarla principalmente a Gherardo. Intanto il padre Daniele spiega la contemporaneità della tradizione, il piacere intellettuale e anche fisico del libro, la responsabilità dell’editore, la scommessa vincente di non abbandonare mai l’amore per una cultura umanistica vissuta come trasmissione di valori, informazioni, contatti, collaborazioni, piaceri. Con la gioia di andare avanti, allacciare rapporti, capire il nuovo con la fierezza alle spalle alle di oltre 6.000 titoli pubblicati.
“Noi stiamo con i tempi – dice Daniele Olschky – Doppiamo tutto il nostro magazzino in digitale ma non si può prescindere dal libro su carta, è un’eredità di pensiero che ci ha lasciato il nostro fondatore”. La carta ha le sue regole ferree e sottili. “I libri li deve impaginare un editore serio, non un grafico come spesso ora succede. Il grafico è come un architetto che crea case senza tenere conto di chi ci abiterà, incappa in brutture tipografiche perché non rispetta i canoni dell’impaginazione pur di dare una dimensione personale alla sua creazione. Mentre il libro deve avere la funzione universale di rendere facile la lettura e capire il pensiero di chi lo scrive. Il che significa la giusta composizione di tanti fattori in armonia: carattere, corpo, giustezza. L’editore è come il direttore d’orchestra che fa sì che tanti strumenti suonino in completa armonia” .
Sarà questo amore e questa attenzione maniacale che non hanno fatto tramontare il sole sulla Olschky in 140 anni? Sarà l’indomita passione di servizio intellettuale e civile del libro? Intanto Daniele sa che “la scelta del tipo di carta, formato e confezione deve essere funzionale al testo e alle immagini. Funziona diversamente se un libro è antico o moderno, dobbiamo produrre armonia, godimento ancorché inconsapevole”. E così il lettore è entusiasta. “Oddio, per le collane storiche continua a valere la qualità ma pur nel nostro target editoriale esiste ormai minore attenzione al libro su carta”. Immaginiamo si tratti di un target alto. “In diminuzione quantitativa però. Per motivi anagrafici sta ormai scomparendo quella classe di borghesia colta che approfondiva sulla base delle nostre pubblicazioni argomenti già divulgati. Ora ci segue il mondo delle università, le biblioteche, le letture pubbliche”. Comunque la Olschky continua. “Continuiamo, allarmati. Non rinunciamo, semmai diminuiamo le tirature. Ciò che prima era un best seller, ora si ridimensiona. Conviene stampare inizialmente meno copie e poi magari ristampare se un libro ha successo. Se mi chiedete di predire in anticipo cosa avrà successo, rispondo che se un editore fosse capace di sapere quale sarà l’esito delle sue pubblicazioni sarebbe felice. Invece ci sono sempre sorprese. Magari vince un libro su cui non avevi puntato, forse per un inaspettato passa parola. Ne rifiuti uno e poi spopola. La storia del Gattopardo è esemplare”.
Le celebrazioni per il gran compleanno, in collaborazione con Comune e assessorato alla cultura di Firenze e con il patrocinio della Regione Toscana, dedicati a tutti gli amanti del libro del mondo, sono iniziate in febbraio in concomitanza con la quinta edizione di Testo, il singolare e affollato salone del libro organizzato da Pitti Immagine alla Stazione Leopolda. La Olschky vi parteciperà con due appuntamenti. Uno fuori Leopolda, la mostra sulle tappe della Casa Editrice alla Biblioteca Nazionale, dal 26 febbraio al 14 marzo. E l’altro, dal 27 febbraio al 1 marzo, con lo stand dentro la Stazione Leopolda e un evento intitolato ‘Nell’officina degli scrittori” con Domenico Scarpa, Lucio Coco e Valerio Cappozzo.
Dal 14 al 18 maggio, la casa editrice parteciperà al Salone Internazionale del Libro di Torino, con uno stand dove riscoprire le perle sconosciute del catalogo e le novità. Più l’evento intitolato Dante Globale, sulla fortuna della Commedia nel mondo. Il momento chiave sarà a Firenze, il 10 giugno in Palazzo Vecchio, con una giornata insieme a tutti gli autori, i collaboratori e le istituzioni che hanno contributo alla fortuna della Olschky, aperta, dopo il saluto delle istituzioni, da Padre Bernardo e dal professor Carlo Sisi. Interverranno poi Daniele Olschki, Carlo Ossola, Lucia Tongiorgi Tomasi, Cristina Acidini, Lorenzo Bianconi, Giuseppina La Face, Edoardo Barbieri e Giuliano Pinto. Chiude Gherardo Olschki, sulle prospettive presenti e future della Casa Editrice.
Poi, a metà settembre, la Olschky aprirà le porte della sua sede di Villa Doni, la villa cinquecentesca in viuzzo del Pozzetto a Firenze, con la prospettiva di future visite guidate e l’apertura di un caffè letterario. In autunno, dal 2 al 4 ottobre, sarà al Pisa Book Festival, dedicato ai piccoli editori, mentre a Firenze, grazie a collaborazioni storiche con le istituzioni culturali cittadine come quella con il Gabinetto Vieusseux, sono previsti una serie di incontri sull’editoria, le scelte tipografiche e la progettazione dei libri.
In foto Daniele Olschki