Gli “strappi” di Mimmo Rotella, in mostra nelle sale del Sottoporticato di Palazzo Ducale a Genova, fino al 13 settembre 2026. Sessant’anni di attività artistica, dal 1945 al 2005, racchiusa in oltre 100 opere provenienti da musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private per comprendere la ricerca innovativa, e forse rivoluzionaria di un grande protagonista dell’arte del Novecento.
L’esposizione, articolata e ricca, presenta un’artista che con le sue opere ha segnato un anni di profondi mutamenti sociali e culturali. Come scrive Alberto Fiz, curatore della retrospettiva “MIMMO ROTELLA. 1945–2005”, nella presentazione al catalogo che completa la mostra: «Le sue opere sincopate, trasgressive e frammentate hanno terremotato l’intera sfera della comunicazione mettendo da parte, sin dagli anni Cinquanta, ogni possibilità residua di connettersi direttamente con il reale».
Rotella scolla i manifesti dai muri cittadini, li fa propri, e con un processo provocatorio di scomposizione, di “strappi”, sviluppa un linguaggio personale dove materia, colore e immagine collaborano a conferire un’opera d’arte. Con questa operazione Rotella sostituisce il senso originario del manifesto per trasformarlo in arte imprevedibile e casuale ma unisce insieme tematiche sconfinanti nel rapporto tra spazio urbano, identità e innovazione artistica.
Ancor giovane si trasferisce dalla sua città, Catanzaro, a Roma dove ha contatti con l’avanguardia artistica “Gruppo Forma 1” e prima dello strappo, nel 1949, Rotella redige il “Manifesto dell’epistaltismo”, come unico firmatario, poi pubblicato nel 1955 dal critico d’arte Leonardo Sinisgalli nella “Civiltà delle macchine”. Suoni e parole vengono liberati dalla necessità di significare in modo univoco e si trasformano in elementi autonomi, pronti a sviluppare una logica performativa. I décollage iniziano poco dopo come protesta contro la pittura da cavalletto.
Il décollage, nelle sue diverse declinazioni, è l’elemento costante che percorre tutta l’esposizione. Lo strappo è un atto assoluto, un gesto al tempo stesso estetico e politico, propone nuove stimolanti percezioni e mette a nudo la realtà occultata da immagini prodotte da logiche commerciali.
Negli anni Ottanta Rotella torna alle sovrapitture, un ritorno alla pittura che contraddistingue varie esperienze europee, come anche la Transavanguardia, si confronta con il graffitismo, così come negli anni Sessanta aveva saputo misurarsi con la Pop Art. Un documento importante è il suo lavoro “Large green blank” del 1980, un’opera di tre metri proveniente dalla Fondazione Mimmo Rotella, dove l’artista copre interamente l’immagine, lasciando liberi soltanto i bordi.
Nel percorso espositivo è riservato uno spazio per le tele emulsionate in bianco e nero realizzate durante gli anni di piombo, in cui l’artista abbandona le figure iconiche per misurarsi con la situazione drammatica italiana. Nascono immagini della realtà rielaborate attraverso il suo linguaggio artistico.
Tra i décollage più interessanti è presente “Attenti” del 2004, realizzato su lamiera, di tre metri, in cui compare l’immagine di una tigre che ruggisce.
Infine un filmato e delle foto sono un omaggio a Genova, dove, nell’ottobre 2004, in occasione della mostra “Arti e architettura 1900-2000” curata da Germano Celant per Palazzo Ducale, Rotella ha compiuto per l’ultima volta Il rito della lacerazione, una performance con strappo dei manifesti dai muri.
La mostra “MIMMO ROTELLA. 1945–2005”, curata da Alberto Fiz, è realizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e prodotta e organizzata da MetaMorfosi Eventi. Inoltre è accompagnata da un catalogo in italiano e in inglese edito da Magonza, contenente un ricco apparato iconografico e critico, e saggi di Alberto Fiz, Ilaria Bonacossa e Valérie da Costa.
MIMMO ROTELLA. 1945–2005
Genova, Palazzo Ducale
Fino al 13 settembre 2026
Info: www.palazzoducale.genova.it
In foto: Mimmo Rotella, Mitologia, 1962 décollage su tela, 164,5 x 190 cm
Collezione privata, Courtesy Giò Marconi Gallery, Milano