Nella complessa stagione artistica e spirituale racchiusa negli ultimi anni del Duecento irrompe il talento di Giotto dando vita a una trasformazione enorme che avrà ripercussioni nella storia dell’arte.
A Perugia, nella Galleria Nazionale dell’Umbria, la mostra “Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento”, aperta dal 14 marzo al 14 giugno 2026, intende rappresentare questo periodo storico attraverso una spettacolare selezione di opere e capolavori, in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco.
L’incontro tra la personalità magnetica di Francesco e le doti artistiche di Giotto, si trasforma in un evento unico che avrà felici ripercussioni culturali nei secoli a venire fino ai nostri giorni. Infatti da una produzione artistica con un linguaggio ricercato e stilizzato tipico della tradizione bizantina imperante nel XIII secolo con l’arrivo di Giotto, nato nel 1267 si afferma una innovazione rivoluzionaria, dove le figure dipinte prendono corpo e trasmettono sentimenti.
Proprio il giovane Giotto intorno al 1290 fa la sua comparsa nel cantiere della chiesa superiore della Basilica di San Francesco ad Assisi, che papa Niccolò IV aveva deciso di far decorare il disadorno edificio, con dipinti adeguati al luogo dove erano custodite le spoglie dell’alter Christus.
Giotto di Bondone manifesta la sua forza innovatrice, nelle “Storie di Isacco”, e nella “Legenda francescana”, introducendo uno spazio profondo e misurabile, abitato da corpi e oggetti fatti di pura materia, di una palpabile corporeità. Particolarmente due capolavori in mostra rivelano l’originalità del suo linguaggio figurativo che influenzerà tutta l’arte del Trecento, la “Madonna di San Giorgio alla Costa”, prestito della Diocesi di Firenze, e il “Polittico di Badia” proveniente dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Le due tavole sono rappresentative del modo di operare di Giotto, la sua padronanza dei mezzi espressivi e tecnici, negli anni in cui era ad Assisi e dipingeva la Basilica di San Francesco.
Insieme alla figura dominante di Giotto compaiono sulla scena artistica trecentesca i senesi Simone Martini e Pietro Lorenzetti, con i loro affreschi densi di eleganza e di sentimenti coinvolgenti. Sono presenti nella rassegna con la raffinatissima “Madonna col Bambino” dell’Opera del Duomo di Orvieto, di Martini e la “Madonna di Monticchiello” di Lorenzetti, prestato dalla Pinacoteca di Pienza.
Il percorso espositivo, suddiviso in otto sezioni e oltre 60 opere, realizzate da Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti e altri, intende dare un significativo contributo alla conoscenza della grande tradizione dell’Umbria sottolineando la ricchezza artistica presente in tutto il territorio. In modo particolare l’esposizione evidenzia le grandi trasformazioni del linguaggio dell’arte nel periodo storico caratterizzato dai lavori alla Basilica francescana.
La prima sezione è dedicata a Giotto nel suo esordio ad Assisi. Qui sono collocati la bolla del 1288 di papa Niccolò IV, data d’inizio dei lavori della chiesa superiore, la “Madonna di San Giorgio alla Costa” e il “Polittico della Badia Fiorentina” con alcuni lavori dei suoi primi seguaci umbri: il Maestro del Farneto, il Maestro della Croce di Gubbio e il Maestro di Cesi, con una sequenza di grandi croci dipinte. La “Madonna col Bambino” di Giotto dell’Ashmolean Museum di Oxford propone una riflessione sull’influenza giottesca nella pittura e miniatura nella valle spoletana e a Perugia.
Segue un’analisi sulla “svolta gotica” imposta alla decorazione della Basilica di San Francesco nella chiesa inferiore di un Giotto più maturo e le opere di Simone Martini e Pietro Lorenzetti.
Visibile in questa sezione una ricostruzione del polittico del Maestro di Figline, pittore di straordinaria espressività. Sono proposti anche dei maestri cresciuti intorno al cantiere francescano rimasti a lungo ignoti e che nonostante l’importanza delle loro opere sono rimaste figure misteriose e anonime, conosciute come il Maestro della Croce di Gubbio, il Maestro di Cesi, il Maestro del Farneto, Marino di Elemosina, e Palmerino di Guido e tanti altri.
Completano il percorso gli affreschi dipinti nella Basilica di San Francesco ad Assisi e nel Museo del Tesoro del Sacro Convento, dove si ammira il calice dell’orafo Guccio di Mannaia donato al santuario da papa Niccolò IV.
“Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento”, curata da Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi, fornisce l’occasione per apprezzare il valore del patrimonio umbro, presentare opere mai esposte in pubblico e mostrare i numerosi restauri e indagini diagnostiche.
Un catalogo stampato da Silvana Editoriale e un video immersivo incentrato sulla Basilica di San Francesco ad Assisi integrano l’importante mostra che si avvale della collaborazione scientifica di studiosi internazionali di altissima specializzazione, tra cui Alessandro Bagnoli, Caroline Campbell, Laura Cavazzini, Donal Cooper, Andrea De Marchi, Gabriele Fattorini, Cecilia Frosinini, Francesca Pasut e Mirko Santanicchia.
Per il suo alto valore storico e artistico il progetto espositivo è stato insignito con la Medaglia del Presidente della Repubblica.
Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento
Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria (Corso Pietro Vannucci, 19)
14 marzo – 14 giugno 2026
Info: https://gallerianazionaledellumbria.it/ e prenotagiotto@orologionetwork.it
In foto: Giotto, Madonna col Bambino, 1315-1320 circa, tempera e oro su tavola, 28,5×19,7 cm, The Ashmolean Museum, University of Oxford