Leggere la Bibbia stimola la comprensione e apre al dialogo

Incontri a Pistoia Capitale del libro con studiosi di livello internazionale

Piero Stefani, biblista e teologo Presidente di Biblia Onlus, sarà a Pistoia il prossimo venerdì – 27 marzo – come relatore nel ciclo Leggere la Bibbia alla Biblioteca San Giorgio: incontri che, peraltro, ha organizzato in collaborazione con Fondazione Francis Bacon per Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026

Abbiamo dialogato con il Prof. Stefani per conoscere meglio non solo Biblia-Associazione laica di cultura biblica, ma in particolare contenuti e finalità del ciclo di incontri Leggere la Bibbia che, iniziato lo scorso gennaio, ha in calendario appuntamenti fino a dicembre con studiosi di livello internazionale, che saranno a Pistoia portando la loro esperienza su un “libro” tanto noto quanto misterioso, intorno al quale per secoli varie genti hanno impostato le proprie vite. O, forse, i diversi libri della Bibbia sono il risultato delle influenze socio-antropologiche che li hanno modellati?

Parlare con il Prof. Stefani è molto edificante, come del resto avviene ogni volta in cui ci si trovi a confronto con un personaggio preparato e disponibile a condividere il proprio sapere, anche su molte curiosità che, a un pubblico non “biblico” ma attento all’attualità, scaturiscono spontaneamente.

Da quali idee nasce il ciclo Leggere la Bibbia e quali le finalità che ci si attendono in base al target cui vuole rivolgersi. Inoltre, quali punti che toccherà durante la sua lectio a tema La grande cultura della Bibbia

La scelta di proporre Leggere la Bibbia viene in maniera quasi obbligata, nel senso che nella cultura occidentale la Bibbia è l’emblema della lettura: di lettura, appunto, non solo di libro. La Bibbia infatti ha trovato e trova collocazione significativa in quanto letta non solo con gli occhi, ma è anche ascoltata; è lettura che porta commento, e il commento diventa interpretazione, non più solo attività privata ma impegno che incide collettivamente in una comunità di ascoltatori e lettori, è una lettura che porta all’agire. Resta il fatto che la Bibbia è anche emblema del libro: non a caso Johannes Gutenberg la scelse come primo libro da stampare.

È un dato di fatto che la lettura di qualunque grande testo porta a cambiare, o quanto meno a integrare, le proprie visioni delle cose; ogni persona ha una lettura che è stata importante nella sua vita: in modo particolare questo avviene per Bibbia, è un libro che incide nell’esistenza individuale e collettiva, positivamente ma anche a volte negativamente (fanatismo).  Nella città Capitale del Libro – e della lettura – il riferimento alla Bibbia diventa, per così dire, obbligatorio sul piano culturale. Del resto, proprio questo è anche il compito che Biblia cerca svolgere da 40 anni.

Come intende sviluppare la sua lectio.

Articolerò il mio intervento con una prima parte introduttiva, spiegando che la Bibbia con i suoi “libri” è “libro” di cultura, che nasce da influssi di altre culture, e in questo ambito chiarirò che i lettori stessi agiscono come interpreti che operano a partire dalle loro culture. Tratterò quindi della cosiddetta “storia degli effetti”, cioè degli influssi che la Bibbia ha esercitato sulla cultura occidentale. Esemplificherò questi problemi con il celebre Fermati o sole tratto dal Libro di Giosuè. È un brano che permette di trattare due temi rilevanti: la guerra e il rapporto tra Bibbia e storia della scienza (il famoso caso che coinvolse Galileo).

Definendo Biblia una “associazione laica di cultura biblica”, potrebbe apparire provocatorio, come affermazione evocativa di conflittualità che contrappongono cittadini cattolici a cittadini con credo diversi?

Purtroppo in Italia l’aggettivo “laico” è caricato di significati equivoci. A seconda dei contesti in cui si trova, i significati sono diversi. Nell’ambito della Chiesa cattolica essere “laico” significa una persona non consacrata, certo non un non credente. In un contesto civile può indicare invece un individuo che non condivide una visione religiosa della vita. Per quanto riguarda Biblia, il termine laico non vuol dire laicista, non contraddistingue una posizione polemica, significa che l’associazione è indipendente da ogni autorità esterna, sia questa rappresentata da chiese o istituzioni religiose, con le quali peraltro abbiamo rapporti, senza però essere vincolati ad alcuna di esse. Semplicemente Biblia propone una lettura non spirituale, edificante o liturgica, bensì culturale della Bibbia e degli influssi che la caratterizzano a monte e a valle. Questa opzione la rende un’associazione programmaticamente aperta al dialogo e al confronto. Ciò è confermato, nello specifico, anche dal calendario di Leggere la Bibbia, contraddistinto da un’alternanza di relatrici e relatori di alto livello, studiose e studiosi di fama che porteranno ciascuno il proprio sapere per stimolare la comprensione e l’apertura al dialogo.

Dialogo… termine che sembra in disuso, visto che mai come adesso viviamo tempi di rapida e caotica rivoluzione multimediale, in cui le persone sono pronte a dire ma non ad ascoltare: quale approccio salvifico, a patto che esista, possiamo individuare nella Bibbia, in mezzo ai tanti tentacoli della cibernetica?

I tempi della lettura sono tempi che richiedono una certa durata, una certa sospensione; quando si legge non è consentito, nello stesso tempo, dedicarsi ad altro. In questo senso la lettura è molto esigente, ti costringe a stare lì, ti occupa del tempo e questo è un rimedio importante alla molteplicità di stimolazioni che arrivano dai vari cellulari, cuffiette e via dicendo. La lettura richiede tempo che è sottratto ad altro, e diventa un grande insegnamento per gestire la vita eterogenea che ci caratterizza: se io leggo devo sostare sulla pagina.

La Bibbia, rispetto ad altre letture, può aiutarci proprio perché l’approccio laico-culturale, cui abbiamo accennato, comporta riconoscere che ci sono più Bibbie: ebraica, cattolica, protestante. Il peso specifico che, all’interno di esse, hanno determinati libri, dipende dal modo in cui sono collocati nei vari contesti. Per esempio, le Bibbie cristiane sono formate da Antico e Nuovo Testamento, quella ebraica no. Tutte e due cominciano con il libro della Genesi, ma nell’orizzonte cristiano si tratta del primo libro di un insieme composto da tanti libri che iniziano con la nascita del mondo (Genesi) e terminano con la sua fine (Apocalisse); altra cosa è la Bibbia ebraica, che inizia sempre da lì, ma finisce col ritorno degli esuli da Babilonia. Una lettura comparata diviene un esercizio di pluralismo, di comprensione e di dialogo. In questo senso, in un’epoca come la nostra, può essere civilmente “salvifica”, mentre, ovviamente, l’aggettivo senza virgolette ha tutt’altro significato se collocato all’interno delle varie comunità religiose che accolgono la Bibbia come libro sacro.

Mi sembra di capire che sono lettura, ascolto, interpretazione di luoghi e tempi – quindi caratteri culturali – quelli che permettono di vedere nella Bibbia un complesso organico di informazioni che toccano le possibilità “salvifiche” prima accennate.

Nella comunità culturale la Bibbia è colta come un insieme fatto di tanti libri scritti in tempi diversi; certamente i vari contesti socio antropologici hanno influito nella elaborazione dei testi. Parlare di Bibbia al singolare non va in questa direzione. Se prendo un dato libro biblico, qualunque esso sua, posso dire che è sorto in un certo periodo, in uno specifico contesto culturale e via dicendo. L’atto di mettere assieme i vari libri per farne un Libro, è un processo che ha dato luogo al canone. L’esito è la sacralizzazione del testo, tutti i libri in esso contenuti sono ispirati da Dio.

È dato indagare le ragioni storico-sociologiche che hanno indotto a produrre un canone; tuttavia chi legge e ascolta canonicamente la Bibbia in un’assemblea liturgica sarà sempre di fronte a un libro che considera “parola di Dio”. Come accennavo in precedenza, la funzione “salvifica” dell’approccio culturale sta nell’individuare la pluralità di scritti, fonti e tradizioni e anche di canoni. È un contributo dotato di un valore autonomo, che però può essere di aiuto anche per le comunità ebraiche e cristiane che desiderano intraprendere un dialogo interreligioso.

In foto Piero Stefani

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