Firenze – Un foglio di via per Luca Toscano. Un altro. Arriva dalla questura di Firenze stavolta, dopo l’analogo provvedimento che nel 2019 giunse dalla questura di Prato nei confronti sempre del sindacalista dei SiCobas e della collega Sarah Caudiero e che, lo ricordiamo, venne dapprima sospeso dal Tar mentre l’anno seguente il Consiglio di Stato bocciò il ricorso,contro la pronuncia del tibunale amministrativo, sempre nei confronti di Toscano, stavolta per, come spiega lo stesso sindacalista in conferenza stampa, ” un volantinaggio”. Esattamente, per il volantinaggio tenutosi a novembre scorso nella galleria del centro commerciale I Gigli, davanti al negozio “LiuJo”. L’iniziativa aveva visto anche l’intervento dei carabinieri.
Il provvedimento della questura di Firenze ha scatenato una valanga di scioperi (circa una ventina) nelle aziende dell’area campigiana e pratese. Del resto, sono ormai numerosissime le vertenze sindacali, a cominciare proprio dal 2019, che hanno visto le battaglie anche molto calde che i lavoratori, sostenuti dai SiCobas, hanno portato avanti, riuscendo a migliorare le loro condizioni di lavoro, condizioni di lavoro che rasentavano, come ricorda lo stesso Saqib Tariq, sindacalista della Rsa Iron &Logistics, la schiavitù: 12 ore di lavoro per sette giorni, senza ferie, festivi, senza niente. Una battaglia che conobbe scontri anche aspri (in quell’ambito venne comminato il primo foglio di via ai due sindacalisti Toscano e Caudiero) ma che si concluse con il riconoscimento del contratto nazionale per i lavoratori.

Ma questa volta qualcosa di diverso sembra di coglierlo, dice Toscano nel corso della conferenza stampa che si è tenuta nella sala Macconi di Palazzo Vecchio, “ospiti” i consiglieri comunali Dmitrij Palagi e Antonella Bundu, presenti Matteo Moretti e Dario Salvetti dell’Rsu Gkn, ovvero i rappresentanti della Rsu della più grande battaglia del lavoro ancora in corso nella zona, entrambi rappresentanti sindacali della Fiom Cgil.
“Il foglio di via obbligatorio – spiega Luca Toscano, che secondo la questura non potrebbe tornare per tre anni nell’area campigiana – definisce la “pericolosità sociale” del sottoscritto. Pericolosità sociale di fatto discendente dalla promozione di attività sindacale. Attività sindacale che stiamo svolgendo in un territorio, da Prato a Campi Bisenzio, Calenzano, ecc, che ormai può definirsi come un grande distretto che si fonda sull’illegalità su filiere malate dove apalti e subappalti in fondo nascondono un vero e proprio sfruttamento, turni di 12-14 ore al giorno, assenza di riposo, malattia, non parliamo di ferie, e questo accade anche nelle filiere del lusso dei grandi brand di moda. Il paradosso è: un’attività sindacale che in questi anni, come dimostrato a Prato, si è dimostrata capace di rportare il rispetto di diritti minimi all’interno di queste filiere, ma anche di quelle della logistica, viene dfinita, attraverso provvedimenti come quelli di cui siamo stati e siamo destinatari, “socialmente pericolosa”.
“Una cosa gravissima – commenta il sindacalista – che riporta indietro ad altri tempi di questo Paese, che non ci peritiamo a definire fascista, anche per il suo carattere di prevenzione segnatamente appartenente a quel periodo, che oggi viene usata per criminalizzare e provare a fermare un processo di cui le istituzioni si suppone che dovrebbero essere contente: riportare la legalità in capannoni nelle zone industriali che sono rimaste nell’ombra, dove masse di invisibili sono esclusi dai diritti”.
Una dichiarazione confermata punto per punto dal sindacalista Saqib Tari, che proviene proprio dalla grande battaglia del 2019, avendo provato sulla sua pelle e su quella dei suoi compagni i turni massacranti, i ritardi della ben misera paga (4 euro virgola qualcosa all’ora), la mancanza di tutela, ferie-riposi-malattia; avendo provato nei presidi, nella privazione del salario, nei mesi di denunce e anche scontri, cosa significa trovarsi nella parte degli ultimi e dei dimenticati. Ma anche con l’orgoglio, oggi, di raccontare una battaglia durissima ma vincente, che ha restituito la dignità ai 22 lavoratori coinvolti, e che ha scatenato, come sottolinea anche Toscano, “il contagio”, ovvero quello di prendere coraggio e di cominciare la battaglia del lavoro dignitoso, che da una fabbrica, da una battaglia vinta si comunica all’altra e poi all’altra.
E ora, cosa succede? Lo spiega la sindacalista Sarah Caudiero: “Il provvedimento sarà violato per portare avanti l’attività sindacale, e nello stesso tempo ci stiamo organizzando per arrivare a una manifestazione, oltre a dar luogo a un ricorso al Tar come già fatto precedentemente”. Una manifestazione che raccolga “la solidarietà del mondo sindacale e non solo, di chi vuole tutelare i iritti del lavoro e quella di svolgere attività di sindacalismo nei luoghi di lavoro”.
Ma quello che c’è in ballo, lo dicono Toscano e Caudiero, lo ribadisce il consigliere di Spc Dmitrij Palagi nella breve presentazione, l’ha denunciato poco prima Antonella Bundu, lo riprendono i sindacalisti della ex Gkn Moretti e Salvetti, è la sospensione della democrazia. Un titolo forte per un evento forte, che se a suo tempo sollevò perplessità e proteste, ad oggi assume un significato particolare, in quel territorio, in questo momento. “Quando nel 2020 andammo a dare solidarietà a Prato agli operai in sciopero, senza stipendio, da mesi – esemplifica Dario Salvetti Rsu Ex Gkn – ci si andò quasi con lo spirito di fratelli maggiori, per dar sostegno a lavoratori invisibili, che stavano combattendo una disperata battaglia contro uno sfruttamnto selvaggio. Ora, a poco più di un anno, ci ritroviamo in condizioni del tutto simili: una fabbrica importante, contratti a tempo indeterminato e tutelati, un alto livello di sindacalizzazione, eppure, da mesi non riceviamo lo stipendio e viviamo in un clima di incertezza”. Attacco al lavoro, dunque, ma soprattutto attacco a quelli che sono i primordiali strumenti di tutela del lavoro, ovvero l’attività sindacale. “Un gran brutto segnale per tutti”.