La Puglia, definita il “Tacco d’Italia”, conserva in sé un fascino contrastante e indiscutibile per la sua storia, cultura e tradizione. Foggia è una delle sei città che meglio rappresenta questa contraddizione. Considerata il “Granaio d’Italia” con circa 153.143 abitanti, oggi è amministrata dalla dottoressa Maria Aida Tatiana Episcopo, detta Marida. Una donna determinata che ha voluto credere nella sua terra, prendendo le redini in mano per fare della sua città una meta culturale e produttiva. Un territorio che sta vivendo una stagione di rinascita visto che la città è stata vittima di notevoli vicende, tra cui lo scioglimento del comune per mafia nel 2021: una ferita che squarcia un Sud sempre più vittima della malavita.
Sindaca cosa l’ha indotta a candidarsi e a credere nella possibilità di una svolta epocale per la sua terra?
Mi ha spinto un profondo senso di responsabilità civica, un amore autentico e viscerale per la mia città. Dopo anni difficili, Foggia aveva bisogno di ricucire la fiducia tra istituzioni e cittadini, di ritrovare la propria dignità collettiva e di credere nuovamente nella forza del cambiamento. Ho creduto nella comunità come risorsa, nella cultura come motore di rinascita civile ed economica, e nella politica come luogo di prossimità, non di distanza; come spazio di ascolto, non di potere. La mia candidatura è nata da un progetto civico e progressista, costruito insieme a donne e uomini che hanno scelto di mettersi in gioco per amore della città, unendo sensibilità diverse intorno a un obiettivo comune: restituire a Foggia un futuro fondato sulla legalità, sulla solidarietà e sulla rigenerazione urbana, sociale e morale.
Foggia, comune sciolto per infiltrazioni mafiose. Come si affronta questo tipo di eredità per un sindaco, soprattutto se è donna?
Si affronta con fermezza, competenza e una visione limpida del proprio ruolo istituzionale e umano. Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose è una ferita profonda nella coscienza collettiva, che impone a chi amministra non solo di ricostruire uffici e procedure, ma soprattutto di risanare il legame di fiducia tra cittadini e istituzioni, di ricomporre relazioni, valori e senso di appartenenza. Essere una donna in questo percorso significa portare uno sguardo diverso, capace di unire rigore e ascolto, fermezza e sensibilità. Significa agire con un linguaggio nuovo, fatto di empatia, dialogo e responsabilità condivisa, perché la rigenerazione morale di una città passa anche dalla capacità di far convivere competenza e cura. Non a caso, la mia è la giunta più “rosa” nella storia di Foggia, con cinque donne su dieci componenti, e con una presidente e una vicepresidente del Consiglio comunale, entrambe donne. Ma non è un primato di genere: è una scelta politica e culturale concreta. Abbiamo voluto che la presenza femminile fosse testimonianza di un nuovo modo di amministrare: più aperto, partecipativo, fondato sull’etica della responsabilità e sull’uguaglianza sostanziale, principio cardine della nostra Costituzione e di ogni autentica democrazia. Foggia sta dimostrando che la legalità può avere il volto della competenza e della sensibilità, e che, anche da una ferita, può nascere un nuovo modello di governo fondato sulla fiducia e sulla parità.
Dal suo insediamento, avvenuto nel 2023, cosa è cambiato nella sua città e, soprattutto, come la cittadinanza affronta la vita amministrativa?
Oggi Foggia è una città che sta lentamente ma con decisione ricominciando a credere nelle istituzioni e nel valore del bene comune. Stiamo promuovendo una nuova cultura dell’ascolto e della partecipazione, restituendo trasparenza, dignità e credibilità all’agire amministrativo. La nostra città ha ricevuto 71 milioni di euro per 48 progetti presentati e questo consente di re-immaginare la città. Abbiamo riaperto spazi pubblici abbandonati, rilanciato la vita culturale, rafforzato il dialogo con scuole, associazioni e quartieri popolari, perché la fiducia non si impone: si costruisce giorno dopo giorno, con gesti concreti, con la presenza e con la coerenza. Il nostro percorso di rigenerazione urbana e sociale si fonda su un principio semplice ma rivoluzionario: restituire ai cittadini la consapevolezza di poter essere protagonisti del cambiamento. Aggiungo che a Foggia il “campo largo” non è uno slogan, ma un metodo di lavoro, un modello di unità possibile che mette al centro la città e le persone. È la prova che, anche dopo anni di buio, la democrazia può rinascere dal dialogo e dalla corresponsabilità.
Quali sono gli obiettivi dell’amministrazione per contrastare l’insediamento mafioso?
Il contrasto alla criminalità non è soltanto repressione, ma un’opera profonda di ricostruzione del tessuto sociale, culturale ed economico. Dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose, la nostra priorità è stata ristabilire fiducia, trasparenza e senso di appartenenza, restituendo ai cittadini l’orgoglio e la speranza di vivere in una città che rinasce nel segno della legalità e della partecipazione. Collaboriamo quotidianamente con la Prefettura, le forze dell’ordine e la magistratura, ma il nostro lavoro più profondo è culturale: educare alla legalità fin dall’infanzia, promuovere la cittadinanza attiva e sostenere chi produce valore pulito, chi sceglie la strada dell’impegno civile e del lavoro onesto.
Ci sono interventi sulla sicurezza del territorio?
Abbiamo rafforzato la videosorveglianza e i presidi di sicurezza urbana, ma soprattutto abbiamo investito nella cultura e nei giovani, perché la criminalità si combatte togliendo terreno all’indifferenza, alla povertà educativa e alla mancanza di prospettive. Crediamo che una città sicura sia un centro che include, che ascolta, che crea opportunità per tutti.
La comunità come sta reagendo?
Foggia sta reagendo in tutti i suoi ambiti. Ad esempio, lo fa con i suoi insegnanti che educano al pensiero critico, con le sue associazioni che non si arrendono, con le imprese sane che resistono e innovano, con i suoi giovani il cui grido di sofferenza è anche un grido di speranza e di richiesta di futuro. È nostra responsabilità, come amministratori e cittadini, ma anche come genitori, costruire un orizzonte di possibilità, restituendo ai nostri giovani la certezza che restare qui, nella propria terra, può essere una scelta di vita e di dignità. Inoltre credo fermamente che la rinascita della mia città sta avvenendo attraverso il coraggio quotidiano di chi non si volta dall’altra parte, dalla forza silenziosa di chi fa bene il proprio dovere e dalla convinzione che la legalità non sia solo un valore, ma una condizione essenziale per la libertà e la giustizia sociale.
Foggia è la città principale della pianura chiamata Tavoliere, conosciuta anche come il “Granaio d’Italia”. Quali azioni di tipo socio-economico o agricolo ha messo in atto la sua amministrazione?
Per la prima volta nella storia della città di Foggia abbiamo un assessorato dedicato all’Agricoltura, un segnale chiaro dell’attenzione che riserviamo a un settore strategico per il territorio e per l’economia locale. Non si tratta solo di amministrare, ma di valorizzare l’agricoltura come leva di sviluppo, innovazione e coesione sociale. Tuttavia, stiamo lavorando per coniugare sostenibilità e produzione, investendo sui prodotti di qualità, sulla difesa delle piccole produzioni e dei piccoli produttori, e promuovendo pratiche agricole rispettose dell’ambiente e della biodiversità. Il futuro del Tavoliere passa da un’agricoltura innovativa, digitale e sostenibile, capace di creare valore economico, lavoro e benessere diffuso, ma anche di rafforzare il legame tra territorio, cultura e comunità, restituendo dignità e orgoglio al nostro “granaio d’Italia”. Vogliamo che la filiera agricola diventi un modello di sviluppo integrato, dove le tecnologie, la formazione e la ricerca si incontrano con la tradizione e con la passione delle nostre imprese agricole, facendo dell’agricoltura non solo un motore economico, ma anche un simbolo di identità e rigenerazione per tutta la città e per il territorio circostante.
In relazione alla sua esperienza, al suo impegno politico e alla realtà del suo territorio, cosa si potrebbe fare, a suo avviso, per incentivare il turismo nel Sud e ridurre il disagio economico e culturale?
Occorre partire da ciò che siamo con un turismo che deve fondarsi su un racconto vero, identitario, capace di valorizzare borghi, patrimoni artistici, esperienze culturali, gastronomiche e sociali, restituendo dignità alle comunità locali e attrattività a chi arriva da fuori. Ma il racconto non basta: serve anche una rete efficiente di infrastrutture, servizi, mobilità e accoglienza, in grado di trasformare l’interesse in esperienze concrete e durature.
Nell’era della disintermediazione e dell’IA, dove tutti possono interagire “direttamente” con un politico o con chiunque altro e la tecnologia facilita l’operato in ogni campo, cosa non è stato trasmesso o compreso per migliorare il rapporto tra elettore e politico, donne e politica, donne e mondo imprenditoriale nel nostro Sud?
Nel nostro Sud, dove il talento e la creatività abbondano, servono reti solide tra donne, formazione continua, accesso al credito e opportunità concrete. Solo così la tecnologia diventa uno strumento di emancipazione reale, non un semplice canale di comunicazione. Inoltre, le giovani donne, con la loro energia, il loro senso di giustizia e la loro determinazione, sono protagoniste fondamentali di quella rigenerazione civile e culturale di cui il nostro Paese ha tanto bisogno.
Sindaca: cosa consiglia alle giovani donne?
Di crederci sempre e senza esitazioni. Di non farsi intimidire da pregiudizi, stereotipi o ostacoli apparentemente insormontabili. La politica ha bisogno della sensibilità e della competenza delle donne, perché è anche nelle loro mani che si costruisce una società più equa e inclusiva. Per questo consiglio di studiare con passione, di impegnarsi con costanza, di ascoltare senza mai smettere di osservare la realtà e di coltivare curiosità, coraggio e passione civica. Non abbiate paura di entrare in campo, di proporre idee, di guidare progetti: il futuro del Sud, delle nostre città e della democrazia stessa passa anche dal vostro coraggio. (Anna Ferry Ferrentino)
In foto: Maria Aida Tatiana Episcopo